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Biblioteche di quartiere, allarme Sgb: "Il Comune vuole privatizzarle"

Il sindacato si dice contrario alla sperimentazione che comincerà nel 2018.


di redazione
Categorie: Lavoro
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Il sindacato di base si dice contrario alla sperimentazione annunciata dal Comune, che dal 2018 prevede l'esternalizzazione della Biblioteca Lame. Sgb paventa l'inizio di un percorso di privatizzazione che peggiorerebbe le condizioni di lavoro dei dipendenti, a causa di maggiore flessibilità richiesta e riduzione di orari. Quest'anno il centenario delle biblioteche di quartiere volute dal sindaco Francesco Zanardi.

Il Comune di Bologna vuole privatizzare le biblioteche di quartiere? È la domanda allarmata che si pone Sgb dopo un incontro tra l'Amministrazione, i sindacati e le rsu, svoltosi prima di Natale. In quell'occasione il Comune ha annunciato una sperimentazione, che sarebbe attiva dal 1° gennaio 2018, per l'affidamento a privati della gestione di una biblioteca di quartiere, in particolare la Biblioteca Lame.
Nel centenario della prima biblioteca di quartiere comunale, realizzata proprio nel 1917 dall'allora sindaco Francesco Zanardi, il sindacato di base teme che una sperimentazione di questo tipo costituisca l'avvio di un processo di vera e propria privatizzazione.
"È quello che ci ha fatto capire tra le righe il dirigente dell'Istituzione Biblioteche", afferma ai nostri microfoni Vilma Fabbiani di Sgb.

L'Amministrazione avrebbe giustificato la sperimentazione con una riduzione del personale nelle biblioteche di circa il 20% e dal risparmio dell’Iva, derivante dall’affidamento a terzi: risorse che sarebbero reinvestite nelle biblioteche stesse per rilanciare il servizio.
Motivazioni a cui Sgb non crede, dal momento che nelle 160 nuove assunzioni previste quest'anno, non vi è traccia di alcun concorso per figure professionali collegate alle  biblioteche.

Il sindacato ravvisa quindi due principali problemi per i quali si dice contrario alla stessa sperimentazione. Da un lato l'affidamento di un importante patrimonio culturale a privati, dall'altro il peggioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti, sia in termini di maggiore flessibilità richiesta, resa possibile da una maggiore ricattabilità dei lavoratori in appalto, sia per una possibile riduzione del salario a causa di un taglio di orario lavorativo.
"I lavoratori in appalto delle cooperative Working e Open Group - scrive Sgb in una nota - che da anni lavorano a fianco dei dipendenti comunali e che hanno acquisito professionalità e competenze, non hanno sufficienti tutele con il rinnovo dell’appalto".


Ascolta l'intervista a Vilma Fabbiani

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