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Bangladesh: proteste nelle Università e repressione della polizia

Le proteste studentesche contro la legge discriminatoria che riserva posti ai veterani.


di redazione
Categorie: Esteri
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Foto: Dire

Pallottole di gomma e lacrimogeni della polizia contro gli studenti dell'Università di Dacca e di altre città. Così il governo del Bangladesh conta di sedare la protesta contro la legge discriminatoria che riserva il 56% dei posti nella pubblica amministrazione ai veterani della guerra del 1971. L'intervista alla giornalista dell'agenzia di stampa Dire Alessandra Fabbretti.

"Il governo ha autorizzato le forze dell'ordine a caricare i manifestanti, usando pallottole di gomma e gas lacrimogeni contro una protesta pacifica": lo denuncia all'agenzia Dire uno degli studenti dell'Università pubblica di Dacca, che ha aderito alla protesta del Bangladesh General Students' Rights Protection Forum (Bgsrpf). Questa associazione studentesca chiede una riforma della legge delle "quote", un sistema che riserva il 56 per cento degli impieghi nella pubblica amministrazione ai veterani della guerra del 1971 o ai loro parenti.

E anche nella giornata di oggi stanno proseguendo le manifestazioni, scoppiate nella serata di domenica. Già ieri i media locali riferivano di un centinaio di feriti tra gli studenti: "Gli agenti ci hanno attaccati, un mio compagno di corso ha perso un occhio, e decine di altri sono ricoverati con profonde ferite causate dai proiettili di gomma", accusa lo studente. "Il governo sta rovinando il Paese - prosegue lo studente - In Bangladesh vivono 160 milioni di persone e l'accesso ai posti pubblici viene riservato solo ai veterani della guerra del '71, che rappresentano il 2% dell'intera popolazione. Il 2%, che gode del 56% dei posti. Noialtri, il 98% dei laureati, siamo costretti ad accontentarci del 44%. È una situazione molto difficile".

Il governo, riferiscono i quotidiani bengalesi, ha promesso che incontrerà i rappresentanti degli studenti il 7 maggio, "ma si tratta di uno stratagemma per prendere tempo e far sgonfiare la protesta", commenta lo studente. "Alcuni hanno accettato di sospendere i cortei, ma la maggior parte degli studenti continuerà i sit-in e le dimostrazioni pacifiche finché il governo non prenderà seriamente in considerazione le nostre richieste", conclude.
Sulla stessa linea un dottorando del Forum studentesco: "Non volteremo le spalle alla volontà degli studenti e non permetteremo alle istituzioni di perdere tempo".

I cortei, iniziati nella serata di domenica, stanno continuando negli atenei pubblici della capitale bengalese e in altre città, tra cui quello di Chittagong a sud, Silhet a nord e Rajshahi a est. In ogni località la partecipazione starebbe superando i mille studenti. A Dacca, secondo il dato diffuso dagli studenti ma non confermato dalle autorità, a protestare nel campus universitario sarebbero stati oltre 4.200 giovani.

Fonte: Dire

ASCOLTA L'INTERVISTA AD ALESSANDRA FABBRETTI:

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