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“Arrivederci Theresa, chiudi la porta quando esci”

Oh Jeremy Corbyn! La sinistra esiste ancora e prende voti.


di redazione
Categorie: Esteri
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Con un discorso che se non fosse accompagnato da un 40% alle elezioni sembrerebbe semplicemente l’illusione di un sognatore, Jeremy Corbin ha entusiasmato migliaia di giovani dal Pyramid Stage, palco che ha condiviso con i Radiohead e molte altre star della musica, molte delle quali gli hanno espresso il proprio sostegno. A proposito, Thom Yorke ha iniziato così il corcerto: "Arrivederci Theresa, chiudi la porta quando esci".

A Glastonboury quest’anno è apparsa una nuova rockstar. Ha 68 anni e non è stata la sua musica ad emozionare la folla di fronte al Pyramid stage, bensì il suo discorso. Jeremy Corbyn ha parlato di pace nel mondo, di diritti umani per tutti e di giustizia sociale. Ha parlato del razzismo come di un male divisivo e controproducente, perchè quando vedi gli altri come una minaccia o un pericolo ti perdi le competenze e la bellezza di tutti i singoli essere umani che stai discriminando. Potrebbe sembrare uno di quei discorsi che alcuni nostalgici sognatori rifilano ai pochi amici che ancora hanno la pazienza di sopportarli, uno di quei discorsi a cui non serve rispondere nei fatti, basta la fredda certezza che la realtà è diversa da certe utopie e che con i sogni non si può fare politica. Invece è il discorso dell’uomo che ha appena preso il 40% alle urne, in quelle elezioni volute da Theresa May per rafforzare la propria leadership, ora definitivamente affossata. È un discorso da 40% insomma. Un discorso da sognatore certo, ma da sognatore vincente.

E non è un discorso diverso da quelli con cui questi voti li ha conquistati. Nell’Inghilterra della Brexit, quella che un anno fa ha votato sì all’uscita dall’Unione Europea al grido di “Britain First”, Jeremy Corbyn ha preso voti dicendo che dobbiamo smetterla “di denigrare i rifugiati, persone in cerca di un posto sicuro in un mondo crudele e pericoloso. Sono tutti esseri umani esattamente come noi che siamo qui oggi. Stanno cercando un posto sicuro, e stanno cercando di dare il loro contributo per il futuro di tutti noi, perciò aiutiamoli nell'ora del bisogno. Non sono una minaccia o un pericolo”.

Il ledear dei labouristi è salito sul palco del Glastonboury festival, radunando una folla che secondo alcuni è la più numerosa dai tempi del concerto dei Rolling Stones del 2013, e lo ha fatto per dire che in ogni bambino c’è una poesia, un dipinto e della musica. E che lui vuole che tutti i bambini abbiano il diritto di imparare a suonare, a scrivere poesie e a dipingere come vogliono. Lo ha fatto per dire che di mondo ne abbiamo uno solo, e che nemmeno Donald Trump può credere che ne esista un altro, perciò conviene che sfruttiamo le tecnologie di cui disponiamo per lasciare alle future generazioni un mondo migliore di quello in cui viviamo oggi.

Jeremy Corbyn è salito su quel palco a dimostrare che la sinistra, quella vera, può ancora prendere voti. Che è possibile prendere voti difendendo gli immigrati, i poveri, le minoranze. Parlando di ideali, citando poesie,  prendendo posizioni scomode e difficili da mantenere. In un mondo politico che va avanti a slogan più vuoti di significato di uno spot pubblicitario. In un’Europa che si riempie la bocca di diritti umani ma che non fa altro che spostare i problemi, i poveri ai margini delle città, i siriani in Turchia, gli immigrati nei CIE, tutto in nome del decoro urbano e della sicurezza. Jeremy Corbyn ha mostrato a tutta quella sinistra indecisa, che si rivolge al centro per paura di perdere voti e di prendere posizioni ma anche perchè ormai non sa più cosa ci sia a sinistra, e chi, che lui non ha bisogno di arrampicarsi sul scivoloso specchio dell’equilibrismo politico. Lui prende posizione, sta da una parte, e lo fa con decisione. In barba alla destra e alla sinistra che non esistono più e al neoliberismo come unica via.

Anna Uras

ASCOLTA IL DISCORSO DI JEREMY CORBYN:

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