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Arance, carne ma anche libri: ogni merce è buona per sfruttare

La storia di caporalato e sfruttamento alla Città dei Libri di Stradella.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro
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Il caporalato non si annida solo nelle campagne. La vicenda della Città dei Libri di Stradella (Pavia) racconta un sistema dove il monopolio della distribuzione libraria porta a sfruttamento. Alcuni lavoratori pagati con stipendi rumeni. Ne abbiamo parlato con Franco Di Battista, libraio di Empatia Teramo.

Le arance di Rosarno, i pomodori di Nardò, le fragole dell'Agro Pontino, le carni di Castelnuovo Rangone e ora anche i libri di Stradella di Pavia. Le vie del caporalato e dello sfruttamento sono infinite e si annidano anche in settori che, nell'immaginario collettivo, sembrano lontani anni luce da quelle dinamiche.
È quello che emerge dalle ultime vicende della Città dei Libri di Stradella, in provincia di Pavia, dove negli ultimi giorni i lavoratori hanno scioperato, col rischio che i volumi attesi nelle librerie subissero qualche ritardo.

La vicenda è stata affrontata dalla stampa come una vertenza per la stabilizzazione di alcuni lavoratori, ma appena poco tempo prima due inchieste giudiziarie hanno coinvolto uno degli operatori, a cui sono stati sequestrati 9 milioni di euro e centinaia di beni immobili con l’accusa di essere a capo di un’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e al reclutamento e allo sfruttamento di centinaia di lavoratori. Un'inchiesta che fa il paio con quanto è avvenuto alla fine di luglio 2018, quando un blitz della Guardia di Finanza alla Ceva Logistics di Stradella ha spedito in carcere 12 persone nell’inchiesta "Negotium", che ha portato allo smantellamento di un articolato sistema fraudolento con gravi ipotesi di reato: sfruttamento di lavoratori in stato di bisogno, frodi fiscali e anche associazione a delinquere.

Dalle indagini sulle pratiche in uso alla Città dei Libri è emerso anche che 70 lavoratori erano obbligati alla firma del contratto dalla Ceva Logistics attraverso l’appalto a un’agenzia interinale romena: stipendi medi da 307 euro mensili versati in Leu, la monete romena.
Il tutto, in uno stabilimento di logistica libraria dove vengono mobilitati ogni anno 90 milioni di voluti, pari al 50% del mercato italiano.

A mettere in relazione queste notizie (lo sciopero da un lato, le inchieste dall'altro) è stato Franco Di Battista, librario dell'Empatia di Teramo.
In un articolo pubblicato su Medium , Di Battista ricostruisce il quadro di quello che a tutti gli effetti è un sistema di sfruttamento e caporalato nel settore della logistica libraria.

Ai nostri microfoni, il libraio spiega anche cosa origina la situazione attuale. "La distribuzione è il segmento dell'industria editoriale italiana che si mangia più della metà di tutti i guadagni - racconta Di Battista - I problemi arrivano quando c'è un accentramento totale, quasi un monopolio, che in Italia oggi è rappresentato da Messaggerie Libri, che nel giro di qualche hanno ha fagocitato tutti gli altri distributori".
Messaggerie non è solo un operatore distributivo, ma anche finanziario e riesce a controllare i flussi finanziari e di cassa sia degli editori, ma anche delle librerie. Diventa quindi difficile protestare contro questo sistema.

Tutte queste dinamiche sono inserite in un contesto che, negli ultimi anni, ha visto cambiare enormemente anche il consumo culturale. L'arrivo dell'e-commerce rappresentato da colossi come Amazon, hanno trasformato anche le abitudini dei lettori, che trovano più conveniente e veloce ordinare online il proprio libro. La velocità e la scontistica di questo modello, però, spesso ricade sulle spalle dei lavoratori.
Lo stesso meccanismo avviene, però, anche con il sistema distributivo tradizionale, dal momento che la Città dei Libri di Stradella rifornisce anche le librerie tradizionali, comprese quelle indipendenti.

ASCOLTA L'INTERVISTA A FRANCO DI BATTISTA:

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