Radio Città Fujiko»Notizie

2 agosto: Ciavardini, lo stragista reticente

La testimonianza dell'ex Nar al processo a Gilberto Cavallini.


di redazione
Categorie: Giustizia
LuigiCiavardini.jpg
La testimonianza di Luigi Ciavardini

La testimonianza di Luigi Ciavardini, condannato come esecutore materiale della strage del 2 agosto 1980, nel processo a Gilberto Cavallini è piena di "non ricordo". L'ex terrorista continua a ritenersi innocente, sostiene di essere stato condannato "per ipotesi" e non rivela i nomi di chi lo aiutò. Bolognesi: "Non è credibile".

Luigi Ciavardini non tradisce i vecchi amici e non fa i nomi di chi lo aiutò dopo la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
È una deposizione piuttosto reticente quella dell'ex terrorista dei Nar, condannato a 30 anni come esecutore materiale della strage insieme a Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, chiamato a testimoniare al processo presso il tribunale di Bologna, che vede imputato per complicità Gilberto Cavallini.
Tra un "non ricordo" e l'altro, Ciavardini non ha mancato di far innervosire il giudice, Michele Leoni, presidente della Corte D'Assise, che ha osservato: "Non si capisce quando questo teste dice la verità o meno".

Ciavardini continua a sostenere la propria innocenza. "Non mi pento del mio passato e sulla strage sono innocente", ha risposto al giudice Leoni. Un atteggiamento diverso da quello dell'ex Nar Walter Sordi, collaboratore di giustizia, che ha testimoniato a sua volta una settimana fa, o di Cristiano Fioravanti, fratello di Valerio a sua volta condannato come esecutore.
"Il mio pentimento - ha detto a margine dell'udienza Ciavardini - c'è stato con alcuni parenti delle vittime su un fatto specifico e personale, sul quale ho ammesso la mia responsabilità. Per quanto riguarda Bologna, non ho da pentirmi: non perché devo giustificarmi ma perché non è in alcuna maniera riconducibile a me la colpevolezza".

Ma Ciavardini si spinge anche oltre, mettendo in discussione la sentenza a suo carico. "Ci hanno condannato per ipotesi, le prove che hanno portato contro di noi sono sicuramente minori di quelle che hanno su altre strade - ha detto oggi ai giornalisti - È inutile che oggi io dica chi è stato a commettere la strage, chi può essere stato o chi penso possa essere stato: c'è comunque differenza tra le prove nei nostri confronti e quelle che da altre parti non sono state forse esaminate".

Rispondendo alle domande dell'avvocato Nicola Brigida, Ciavardini ha sostenuto di non voler fare i nomi di chi lo ospitò nell'alloggio di Villorba di Treviso nei giorni attorno al 2 agosto perché non lo ricorda bene, anche se una settimana fa precisò di non voler coinvolgere persone che non avevano niente a che fare con le sue azioni di allora.
Non è servito nemmeno a smuovere Ciavardini, ad esempio, che gli venisse ricordato come alla Corte d'assise d'Appello a Bologna, nel gennaio del '90, riferì che in quei giorni venne ospitato in un luogo diverso dalla casa di Cavallini e della sua compagna di allora Flavia Sbrojavacca.

A non credere ai "non ricordo" di Ciavardini è Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei famigliari delle vittime della strage, che ricorda come l'attuale testimonianza dell'ex terrorista con coincida con altre fatte in passato.
"Noi, con la digitalizzazione dei documenti, abbiamo avuto la possibilità di scandagliare tutte le risposte che il soggetto ha dato in vari altri processi - osserva Bolognesi - Se non affronterà di persona determinati argomenti, noi depositeremo atti che comunque lo inchiodano con quello che ha detto in altri processi". Quindi Ciavardini rischia "di essere inchiodato per reticenza e non aver detto la verità".

ANTONELLA BECCARIA RACCONTA L'UDIENZA DEL PROCESSO:

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]