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A Bologna pochi i beni confiscati utilizzati per fini sociali

Libera fa sapere che di 11 strutture confiscate a Bologna solo 2 sono state riassegnate.


di Alessandro Canella
Categorie: Giustizia
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Non più nei territori del sud, ma a Bologna. Il campo E!State Liberi si è svolto sotto le Due Torri e ha ricostruito la situazione dei beni confiscati nella nostra città. Di 11 strutture sottratte alla criminalità organizzata, solo 2 sono state assegnate. Fiore Zaniboni di Libera Bologna fa il punto ai nostri microfoni.

Non in Sicilia, né in Calabria o in Campania. Il campo di lavoro E!State Liberi non si è svolto in uno dei tradizionali territori a forte presenza mafiosa. E la ragione per cui Libera Bologna ha deciso di organizzarlo sotto le Due Torri è semplice: ormai l'inflitrazione mafiosa lungo la via Emilia è conclamata e a dimostrarlo non è solo il processo Aemilia, ma anche il numero di beni confiscati nella nostra regione, che sono diverse centinaia.
A Bologna, in particolare, sono 11 le strutture che un tempo erano di proprietà della criminalità organizzata e che sono state requisite, ma quelle che sono state riassegnate sono appena due.
"Ragazze e ragazzi di tutta Italia sono venuti a Bologna per una settimana - spiega ai nostri microfoni Fiore Zaniboni, referente di Libera Bologna - per attirare l'attenzione su questi 11 beni confiscati, di cui si sa molto poco o addirittura non si sa che ci siano". L'obiettivo, dunque, era fare il punto della situazione e di fare informazione su queste strutture.

LE STRUTTURE RIUTILIZZATE
I due immobili confiscati e riassegnati sono un appartamento in via Galliera 17, che il Ministero si è tenuto per allestire degli uffici, e Villa Celestina, entrata nella disponibilità del Comune poche settimane fa.
Quest'ultima struttura, in particolare, verrà utilizzata da Palazzo D'Accursio per la realizzazione di alloggi per famiglie in difficoltà. Dato il pessimo stato conservativo (la villa è pressoché un rudere) l'intervento di riqualificazione sarà possibile grazie ad un finanziamento nazionale di quasi 3 milioni di euro.
Le due strutture sono state confiscate in modo definitivo nel 2008 a Giovanni Costa, affiliato di Cosa Nostra e impegnato nel riciclaggio di denaro sporco, ma solo da poco è arrivata l'assegnazione.

LE STRUTTURE NON RIUTILIZZATE
Oltre alle due strutture riassegnate, Giovanni Costa ha visto confiscate anche altre proprietà. In particolare si tratta di due appartamenti e due garage presso la Galleria Falcone Borsellino 1.
In metà dell'appartamento vivono ancora i figli di Costa, mentre l'altra metà è destinata alla Questura per farne una foresteria, ma non si hanno notizie sull'effettivo utilizzo per questo scopo.
Il primo appartamento suscita l'interesse di molte realtà, che vorrebbero trasformarlo in una casa aperta delle associazioni.
Gli altri immobili confiscati appartenevano ad un altro mafioso, Giuseppe Liuzzi. Si tratta di un appartamento con garage in via Edgar Allan Poe, che lo stato vorrebbe tenere per sé, per realizzare degli alloggi per il proprio personale; vi è infine un appartamento con garage in via Matteotti. L'appartamento ha ancora inquilini all'interno, che si pensa possano essere famigliari. Il garage, invece, è nelle disponibilità del Comune.
Libera Bologna, su quest'ultimo, ha coinvolto il vicino Teatro Testoni Ragazzi per partecipare ad un'asta pubblica.

I PROBLEMI DELLE ASSEGNAZIONI
Sebbene la legge che consente l'utilizzo a fini sociali dei beni confiscati sia di 22 anni fa (la 109/96), la riassegnazione, a Bologna come in altre città d'Italia, è lenta e difficoltosa. Perché?
"Da un lato esiste un'unica agenzia nazionale, piuttosto depotenziata, con poco personale e lontano - spiega Zaniboni - Dall'altro su alcuni di questi immobili gravano ipoteche e leasing, che devono essere risolti per poter procedere all'assegnazione".
Da parte dello Stato, però, c'è la tendenza, sottolinea la referente di Libera Bologna, a tenere per sè le strutture migliori, quelle che non necessitano di ristrutturazioni. L'associazione antimafia, invece, auspica che vengano assegnate a cooperative e realtà che possano sviluppare progetti di uso sociale.

LA SITUAZIONE IN PROVINCIA
In provincia di Bologna, invece, le cose vanno meglio. Gli iter di assegnazione sono stati più veloci ed esistono già diversi progetti sviluppati dalla società civile.
A San Lazzaro una struttura è stata convertita in centro di accoglienza Sprar, mentre a Pieve di Cento una villa appartenuta ad un boss mafioso è stata destinata ad alloggi e ad un ufficio della Polizia Municipale.
A Gaggio Montano una villa è diventata la casa e il parcheggio delle ambulanze della Croce Rossa, mentre a Pianoro la casa appartenuta a Gherardo Cuomo si è trasformata in un parco pubblico.
Restano in sospeso le cinque villette al grezzo di Monte Calvo, per cui è necessario un cospicuo investimento economico per procedere al riutilizzo.

ASCOLTA L'INTERVISTA A FIORE ZANIBONI:

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