Radio Città Fujiko»Musica

Un tocco di classico / musica di celluloide: lontano dai fasti hollywoodiani.

Non tutti i compositori di colonne sonore statunitensi, soggiacevano ai criteri della grande industria cinematografica, come si darà esempio nella puntata di "Un tocco di classico" di giovedì 12 aprile dalle 19 alle 20. di Gabriele Evangelista


di redazione
sjff_01_img0298.jpg

Anche nelle produzioni indipendenti nordamericane (e financo sudamericane), che talvolta arrivavano persino a dare filo da torcere alle più importanti case cinematografiche, si ricorreva ad artisti di vaglia nella realizzazione delle relative colonne sonore, contribuendo così a dare una ulteriore marcia in più a titoli sovente di portata epocale nel loro genere.

Virgil Thomson (Kansas City, 25/11/1896 - New York, 30/9/1989), compositore e critico musicale, figura determinante nel progressivo sviluppo di un linguaggio idiomaticamente statunitense, ha realizzato alcune colonne sonore per delle produzioni indipendenti, soprattutto documentari, che hanno lasciato il segno nella storia della cinematografia dell'epoca, in particolare per un paio di filmati realizzati dal regista Pare Lorentz, il primo dei quali, "The plow that broke the plains" ("L'aratro che distrusse le pianure" - '36), incentrato su "Dust Bowl", denominazione del disastro, sorta di tremenda tempesta di sabbia, che massacrò le aride pianure agricole dell'America centrale, alcuni anni prima, producendo danni ingentissimi e costringendo le popolazioni locali ad un esodo forzato. L'inaspettato successo di pubblico che ebbe questo documentario, realizzato con scarsi mezzi finanziari ed umani, cosa che dette assai fastidio ad Hollywood, produsse come conseguenza l'immediata realizzazione, questa volta con assai più largo dispendio di mezzi, di un altro documentario, naturalmente col medesimo musicista a curare la parte musicale (diretta, come in precedenza, da Richard Kapp), "The river" ("Il fiume" - '37), imperniato sul fiume Mississippi e sugli sforzi delle autorità per rimediare ai danni causati dall'uomo, altro notevole successo di pubblico ed ulteriore smacco per Hollywood che premette per far sopprimere una volta per tutte l'organismo governativo che li aveva finanziati, il Film Service, sezione del Farm Services Administration. I compositori atipici, perlomeno rispetto ai criteri vigenti, anche se importanti, come Thomson, non erano molto amati dall'ambiente hollywoodiano, in quanto ritenuti inadatti alle loro logiche di mercato. Gli altri 2 nomi, principale oggetto di questo ostracismo, erano Aaron Copland (1900-1990, con all'attivo soltanto una dozzina di colonne sonore per film hollywoodiani), giustamente considerato il decano dei compositori americani ed il suo intimo (molto, molto intimo!) amico e sodale Leonard Bernstein (1918-1990, una sola colonna sonora, "On the waterfront", vedasi articolo e puntata precedente), inoltre ad altri, potenzialmente idonei, non venne mai data alcuna possibilità concreta di cimentarsi in tale ambito.

Descritta assai sommariamente la situazione dell'epoca, passiamo alle musiche oggetto della presente puntata: la partitura creata da Thomson per "Louisiana Story", viene considerata la più conosciuta e popolare fra le musiche da lui composte per il cinema (ovviamente tutto ciò va considerato in senso assai relativo, visto che qui da noi, la sua musica è praticamente sconosciuta), vincendo a suo tempo il premio Pulitzer. Riguardo al film, mi limito a riprendere la seguente scheda riportata a pag.47, sez. "Ritrovati e restaurati", del catalogo "Il Cinema Ritrovato / 23^ EDIZIONE / Bologna 27 giugno - 4 luglio 2009" (edizioni "CINETECA SPECIALE", giugno 2009), sufficientemente esaustiva, pur nella sua sinteticità (testo bilingue it. ingl.), che riporto il più fedelmente possibile: - // - "Louisiana Story", Stati Uniti, 1948. Regia: Robert Flaherty; sceneggiatura: Robert e Frances Flaherty; fotografia: Richard Leacock; montaggio: Helen van Dongen; musica: Virgil Thomson (eseguita dalla Philadelphia Orchestra diretta da Eugène Ormandy); interpreti: Joseph Boudreaux, Lionel le Blanc, Frank Hardy; prodotto da Robert Flaherty per la Standard Oil Company; - prima proiezione: 28 settembre 1948; 35 mm., lungh. 2220 m., dur. 82' a 24 f/s... - L'ultimo film di Robert Flaherty è la degna conclusione di una lunga carriera. Non tanto un documentario sul popolo Cajun, ambientato nelle zone semi-paludose della Louisiana, quanto un vero e proprio film autobiografico. Raccontato dal punto di vista di un ragazzo Cajun, il film descrive la natura misteriosa e selvaggia di quella zona, come se si trattasse di un mondo incantato di fantasia, denso di bellezze e di pericoli. Riflessione poetica sull'infanzia dello stesso Flaherty, il film ha, come tema centrale, proprio il suo rapporto, durato tutta una vita, con un ambiente naturale incontaminato e con le persone che lo abitano. La sequenza d'apertura è una delle più famose di tutta la storia del cinema (???, nota dello scrivente). Alligatori, splendidi uccelli, stagni con ninfee galleggianti, serpenti che scivolano silenziosi ed altri elementi della fauna e della flora locale, vengono trasformati ed amalgamati in un unico, armonioso movimento. (...) La bellezza visiva del film, è così toccante, che riesce persino a far dimenticare la presenza del messaggio voluto dallo sponsor del film (ndt: Standard Oil of New Jersey). Le perforazioni praticate nella ricerca del petrolio, viste all'inizio come una pericolosa minaccia per l'ecosistema locale, diventano nel finale un'operazione molto più accettabile, che non recherà danni alla natura incontaminata. (...) Per quanto alcuni abbiano messo in dubbio la sua natura documentaristica, forti del fatto che gli eventi narrati, sono stati appositamente ricostruiti, "Louisiana Story" rimane, in ogni caso, un'opera d'arte immortale, grazie alla forza della sua bellezza visiva. E comunque, all'interno di quei film che si fondano essenzialmente sulla realtà, resta uno dei casi più eclatanti di collaborazione tra i più diversi talenti, nei vari campi della regia, fotografia, montaggio, sceneggiatura e musica originale. (William T. Murphy, "Louisiana Story", in "International Dictionary of Films and Filmmakers 1. Films", a cura di Tom Pendergast e Sarah Pendergast, St. James Press, Farmington Hills, 2000) - // - Dalle relative musiche, Thomson trasse un paio di suite da concerto, ambedue in programma: la prima, "Suite from Louisiana Story", consistente per lo più in episodi eminentemente drammatici e descrittivi, nel mentre la seconda, "Acadian Songs and Dances from Louisiana Story", si concentra sullo scenario musicale e sulle atmosfere. Si noti che non vi è alcuna relazione fra Acadia ed Arcadia. "Acadian", che deriva da un'antica espressione delle tribù indiane del Canada, sta a significare "Nova Scotia", a differenza dell'Arcadia della Grecia classica, una regione in cui si perseguiva un modello di vita ideale.

Nella seconda parte del programma, a mò di conclusione, "Fugues and Cantilenas from Power Among Men", altra suite da concerto tratta dalle musiche per il documentario "Power Among Men" di Thorold Dickinson del '58, in cui Thomson dà prova della sua grande abilità contrappuntistica.

Postludio: veramente troppo pochi i dischi reperibili di questo compositore, assai troppo immeritatamente ignorato e non solo da noi, ma è una lagnanza che mi ricorre fin troppo spesso, tutto sempre stramaledettamente nella norma, il che è bello ed istruttivo, ovvero, brutto e distruttivo! Ma procediamo comunque, in moto ostinato e contrario...


- Gabriele Evangelista


Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]