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Un tocco di classico / Musica di celluloide: esotismi posticci

Un film ambizioso ma manierato, rivestito di grande musica, nella puntata di giovedì 15 marzo, alle ore 19

di Gabriele Evangelista


di redazione
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Produzione ambiziosissima e costosissima, del periodo del cinema muto, tratta dal romanzo di un celebre scrittore, ma che fin dalla prima proiezione, col suo esotismo d'accatto, rivelò tutte le sue debolezze, forse persino accentuate dall'estrema riuscita del commento musicale, come venne puntualmente notato già all'epoca.

Florent Schmitt (1870-1958), compositore francese particolarmente versato in orientalismi ed esotismi, dalla vena ricca e fluente, influenzato dal tardoromanticismo tedesco, con echi impressionistici ed espressionistici, dedicatosi a tutti i generi tranne che all'opera, ed allievo, tra gli altri, di Richard Strauss, in virtù di queste sue precipue caratteristiche, venne contattato, nel 1924, dal produttore Louis Felix Hippolyte Aubert e dal regista Pierre Marodon, per fornire adeguato commento sonoro ad un'ambiziosissima realizzazione cinematografica. All'epoca, Schmitt era non soltanto uno dei più famosi compositori tra le 2 guerre, ma anche il più celebre musicista vivente, fra coloro che erano appassionati alla cultura orientale. Il soggetto del film, incentrato sulla guerra mercenaria fra Cartagine ed i barbari, avvenuta nel 3° secolo A.C., era tratto dal romanzo "Salammbo" (1862) di Gustave Flaubert, romanzo che ha peraltro goduto, nel corso degli anni, di svariati adattamenti, sia cinematografici che musicali.

Il musicista, quindi, almeno sulla carta, costituiva dunque una scelta sicura per tale tipologia di soggetto. Essendogli stati però concessi soltanto pochi mesi, per comporre la musica di un film della durata di un paio d'ore abbondanti (ci troviamo ancora nel periodo del cinema muto), pur di far fede all'impegno, riutilizzò, in seno alla nuova partitura, anche alcuni estratti da suoi precedenti lavori di ambientazione orientaleggiante, come "La tragédie de Salomé" (1907, balletto per 20 strumenti - 1910, suite per grande orchestra) ed "Antoine et Cléopatre" (1920). Il film dunque, in b/n, "Salammbo", di genere drammatico, coproduzione franco-austriaca realizzata da Arnold Pressburger, con la partecipazione degli Etablissement Louis Aubert di Parigi e della Sascha Film-Industrie AG di Vienna, per la G.F.F.A. (Gaumont - Franco Film - Aubert), con la regia di Pierre Marodon, la sceneggiatura di Arthur Berger ed Ernst Richter, la fotografia di Leonce-Henri Burel, ed interpretato da Victor Vina (Hamilcar Barca, un generale cartaginese), Jeanne De Balzac (Salammbo, sua figlia - chissà se l'attrice non fosse anche discendente dello scrittore Honoré De Balzac...), Rolla Norman (Matho, un capo dei mercenari libici, innamorato di Salammbo), Raphael Lievin (Narr'Havas), Henri Baudin (Spendius), Georges Weisse (Scharabahim - il vero nome dell'attore era però Adolf) ed Albert De (o Von, a seconda delle fonti) Kersten (Giscon), ebbe la sua prima assoluta nell'ottobre del 1925, al Palais Opéra Garnier di Parigi, in pompa magna e con gran contorno di mondanità.

Purtroppo, nonostante il soggetto epico, la talentuosa recitazione dei migliori attori dell'epoca, la produzione sfarzosa e la musica atmosferica, questa pellicola, fin dall'inizio, si rivelò come un glorioso fallimento, ricevendo perlopiù recensioni negative, salvo che proprio per la musica. Venne dichiarato che il film non solo non rendeva giustizia alla grandiosità del romanzo originario, ma che era assente un perfetto sincronismo fra musica ed immagini. E probabilmente, la sontuosa e magniloquente partitura musicale di Schmitt, non ottenne altro che accentuare questo divario. Questo titolo venne in tutto rappresentato soltanto 5 volte (arrivando anche in Italia, in una versione pesantemente censurata), dopodichè ci fu silenzio per parecchi decenni, finchè nel '91 venne riscoperto assieme alla partitura musicale di 2 ore abbondanti, che impiega un'orchestra di 90 elementi, in aggiunta ad un coro di 80. Ci furono un paio di cineconcerti, il primo ad Avignone, il secondo a Parigi, nuovamente al Palais Opéra Garnier, ovvero nello stesso luogo in cui si svolse la sua prima assoluta, quasi 66 anni dopo, ma, ancora una volta, questo film si rivelò pesantemente datato, al contrario, più che mai, della musica che sfarzosamente lo rivestiva, per cui, stavolta, cadde definitivamente nell'oblio.

E difatti, Schmitt, a suo tempo per nulla soddisfatto di vedere la sua musica seguire la medesima triste sorte del film, decise di estrarre dalla sua grandiosa composizione, 3 suite da concerto, di cui l'ultima con l'aggiunta del coro, per quasi un'ora di musica complessiva, pubblicate dall'editore Durand col titolo "Salammbo, illustrations de quelques pages de Gustave Flaubert, op.76". Queste 3 suites, aventi la prima assoluta nel '27, nel '28 e nel '31 rispettivamente, oggetto della presente puntata, costituiscono il gesto simbolico di un musicista che intendeva sancire, sia pur serenamente, il suo totale dissidio nei confronti di una pellicola che giudicava "piuttosto incoerente". Però, tutto questo, contrariamente ai suoi propositi, non ha affatto consentito una più ampia diffusione di questa musica, eseguita rarissimamente, tant'è che quella propostavi in codesta sede, risulta a tutt'oggi l'unica incisione esistente, realizzata proprio nel '91, dai medesimi interpreti di quel paio di cineconcerti. Codesto titolo, peraltro, a parte un documentario ferroviario, costituisce in pratica, il suo unico excursus in ambito cinematografico.

Postludio: "Se almeno, in quel fatidico '91, la casa discografica avesse preso la palla al balzo per un'incisione integrale anzichè delle sole 3 suites da concerto, ma purtroppo, anche in questo caso, ci si deve accontentare, tanto per cambiare! Inoltre, essendo l'attuale riedizione contenuta in cofanetto economicissimo privo del benchè minimo apparato informativo, tutte le notizie le ho dovute reperire caoticamente e non troppo agevolmente in rete, per cercare di comporre in qualche modo questo articoletto di presentazione, ma tant'è!

Gabriele Evangelista


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