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Un binomio invincibile

Nella Russia Sovietica, un connubio fra un grandissimo compositore ed un altrettanto valente regista, dagli esiti a dir poco stratosferici! Tutto questo, nella puntata di "Un tocco di classico" in onda giovedì 8 agosto, dalle ore 20 alle 21." - di Gabriele Evangelista


di redazione
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Per quanto siano celebri, nel mondo della settima arte, i sodalizi Herrmann/Hitchcock, Rota/Fellini, Fusco/Antonioni, Williams/Spielberg, Shostakovich/Kosintsev, Jarre/Lean, soltanto per citare i primi che mi vengono in mente, quello fra Prokofiev ed Eisenstein, anche se limitato, purtroppo, ad un paio di titoli, sta veramente in un contesto tutto suo, producendo le 2 colonne sonore forse più straordinarie di tutti i tempi!" 

L'incontro fra 2 autentici colossi, come Sergei Prokofiev (1891-1953) e Sergei Eisenstein (1898-1948), ha fatto giustamente versare fiumi d'inchiostro, per l'estrema comunanza d'intenti fra compositore e regista, fra i quali vi era una profondissima amicizia, il tutto scaturendo esiti per parecchi versi, veramente insuperati negli annali della storia del cinema. E, se si pensa che il tutto si circoscrive ad un paio di titoli, "Alexander Nevski" (1938), ed il dittico "Ivan il terribile/La congiura dei boiardi" (1944/45), la faccenda ha ancor più dell'incredibile; purtroppo, riguardo al dittico su Ivan IV, detto il terribile, va detto che, mentre la prima parte, che ne mostra l'ascesa, ottenne persino il Premio Stalin, la seconda, che, al contrario, ne mostra i lati più oscuri, oltre che essere più ardita dal punto di vista formale, comprendendo persino alcune sequenze a colori, venne, al contrario, messa al bando, tanto che, siccome nel frattempo si era già iniziato a girare la prevista terza parte (e Prokofiev aveva già iniziato a comporne le relative musiche), la lavorazione fu dapprima bloccata, preludio alla susseguente distruzione di tutto quanto precedentemente realizzato. Prokofiev farà successivamente confluire i suoi abbozzi musicali in altre composizioni (una di queste, ritengo sia il balletto "La favola del fiore di pietra"), mentre la seconda parte del film, verrà proiettata postuma nel '58, esattamente ad un decennio di distanza dalla morte del regista, la qual cosa aveva, a suo tempo, causato a Prokofiev un infarto, per via dell'enorme dispiacere procuratogli dalla prematura dipartita del suo carissimo amico.

Soltanto un genio assoluto come Eisenstein, poteva letteralmente trasfigurare quelli che dovevano essere originariamente dei banali film di propaganda, in autentici capolavori, più volte imitati ed omaggiati da altri registi negli anni a venire, come "La Corazzata Potemkin" (1925) ed "Ottobre" (1927). Già allora, il suo dominio delle scene di massa e di battaglia risulta a dir poco sensazionale, con un montaggio dal taglio vertiginoso, incalzante e modernissimo (non per niente, anche nell' "Alexander Nevski", la scena più celebre e piuttosto lunga è, giustamente, quella della battaglia sul ghiaccio: rispetto agli altri film citati, in questo caso, Eisenstein però muta prospettiva, in quanto il protagonista dell'intera vicenda, non è più la massa, ma un singolo personaggio, analogamente a quanto sarà nel titolo successivo su Ivan il Terribile). Nel 1931, durante un soggiorno in Messico, per girare un documentario su Pancho Villa e la rivoluzione messicana, "Que viva Mexico", che rimarrà incompiuto, farà la scoperta della propria omosessualità, la qual cosa non credo poi gli abbia reso la vita più facile, una volta ritornato alla madrepatria (durante il periodo della Russia Sovietica, bastava che una donna accusasse, al cospetto d'un funzionario di partito, un uomo di pederastia, non importa se a torto od a ragione, ossia vero o falso, per decretarne, in pratica, la condanna a morte). - / / - Oggetto della presente trasmissione, sono per l'appunto, proprio le musiche che Prokofiev scrisse per l' "Alexander Nevski" (già nel biennio '32-'34, avendo realizzato quelle per il film "Il Tenente Kije" di Alexander Faintsimmer, genialissima e spassosissima satira politica al vetriolo che, fingendo di prendere di mira la Russia zarista, risulta in realtà una corrosiva presa per i fondelli della Russia dell'epoca), dalle quali il compositore ha successivamente tratto una celeberrima cantata da concerto. Orbene, la prima volta che ho ascoltato le musiche originariamente composte per il film, quelle quindi che si ascolteranno in trasmissione, la mia sorpresa è stata che, pur partendo dal medesimo materiale tematico, si tratta di 2 cose assai differenti: definirei la cantata da concerto più effettistica, pur continuando ad apprezzarla enormemente, nel mentre trovo che le musiche del film, durando complessivamente all'incirca una ventina di minuti in più rispetto alla cantata, siano assai più efficacemente atmosferiche (le differenze sono tante, a cominciare dalla notissima battaglia sul ghiaccio, per cui, il far proiettare delle immagini del film, durante esecuzioni pubbliche della cantata, come ha fatto anche, in passato, lo stesso Abbado, è scorretto filologicamente, poichè ben diverso è l'andamento ritmico delle musiche originali, con le quali le sequenze del film s'integrano alla perfezione), personalmente ritenendole decisamente superiori rispetto alla cantata.

La partitura originale di Prokofiev ha veramente caratteristiche singolari, lontana le mille miglia dai turgori sinfonici di derivazione austro-tedesca allora imperanti ad Hollywood, eppure fonte d'ispirazione, negli anni a venire, proprio per quegli stessi compositori hollywoodiani, partitura caratterizzata da urti dissonanti e persino da un passaggio di sole percussioni (con i contrabbassi di rinforzo, a tratti) durante la battaglia sul ghiaccio, proprio nel momento preciso in cui il ghiaccio si rompe, inghiottendo nelle acque gelide del lago i cavalieri teutoni, pur essendo tutt'altro che priva, all'occorrenza, di strepitosi involi melodici e di momenti d'assorta, accorata contemplazione. In più, il compositore, in perfetta intesa col regista, aveva richiesto sonorità volutamente brutte e sgraziate, soprattutto agli ottoni, al fine di rappresentare efficacemente la rozzezza degli invasori teutoni, così come sonorità grezze vengono ricercate, quando in scena compaiono suonatori ambulanti. Anche il coro viene interessato da questo concetto di realismo sonoro particolare, poichè la sua resa non doveva essere troppo pulita e professionale, ma persino un poco imprecisa, in quanto, di volta in volta, deve rappresentare soldataglia o popolani. Una concezione singolarmente moderna ed originale, stante l'epoca di realizzazione, decisamente unica.

Soltanto che, per realizzarla dal lato tecnico,, le cose non filarono propriamente lisce e qui facciamo un passo indietro, cronologicamente. Al termine della Rivoluzione d'Ottobre, nel '18, Prokofiev, allora enfant terrible della musica russa, si fece dare dalle autorità, un permesso ventennale di soggiorno all'estero, dimorando dapprima a Parigi, dove, da ghiottone godereccio qual'era, passò in rassegna coscienziosamente tutti i ristoranti della Guida Michelin, dopodichè approdò negli Stati Uniti, rimanendo, tra le altre cose, ammaliato ed estasiato dal profluvio di mezzi tecnici dei grandi stabilimenti di produzione hollywoodiani, potendone oltretutto saggiare personalmente, gli ultimi  ritrovati della tecnologia. Alla scadenza del permesso di soggiorno e conseguente rientro in patria via mare, tra l'altro portando seco (o somma ingenuità) una Ford decappottabile, prontamente confiscatagli dall'autorità, in quanto simbolo nefasto del decadente capitalismo occidentale, una volta ritrovatosi negli studi cinematografici moscoviti, ancora in preda all'entusiasmo per quanto visto oltre oceano, cercò maldestramente di replicarne le prerogative, pur con gli assai più limitati mezzi tecnici che aveva a disposizione. 

Stravolgendo la disposizione di microfoni, orchestrali e coristi, al fine d'accentuare gli effetti drammatici, sempre nell'ottica del conseguimento di quei particolari esiti espressivi di cui si diceva in precedenza, ottenne, al contrario, il risultato finale di pregiudicare pesantemente la qualità sonora complessiva, tanto da far sì che questa sia considerata, tutt'ora, la colonna sonora peggio registrata di tutta la storia del cinema! Ma nonostante questo disastro, la fusione fra musica ed immagini, raggiunge comunque vertici ineguagliabili, forse mai più toccati in seguito! Aggiungiamoci pure il fatto che è una delle rare occasioni per poter sentire l'autore dirigere una propria composizione!

Anche la circostanza che, prima ancora del termine della lavorazione del film, il Cremlino ne avesse sollecitato una proiezione privata in anteprima per lo stesso Stalin, che teneva molto a questo progetto dal lato propagandistico, contribuì ad una certa frettolosità dal punto di vista tecnico, tanto più che, per errore, venne omesso un rullo, rimasto nel macchinario addetto al montaggio. Una volta che il film venne approvato, Eisenstein, prudentemente, preferì lasciarlo nella forma visionata dal dittatore e così venne per la prima volta presentato al pubblico della sala, il 23 novembre 1938, al Teatro Bolshoi di Mosca (il risultato finale provocò il disgusto dello stesso Prokofiev, ma a questo punto, non c'è da meravigliarsene affatto). Poichè nella pellicola si fa un sinistro parallelo fra i cavalieri teutoni del 13° secolo e la Wehrmacht nazista, nessuno avrebbe immaginato che, di lì ad un anno scarso, ci sarebbe stata la firma del patto di non aggressione, Molotov-Ribbentrop, fra la Russia e la Germania, con conseguente sparizione del film dalle sale e suo rientro in circolazione, dovuto all'attacco dell'esercito tedesco alla Russia, del giugno 1941, che diede l'inizio alla cosiddetta "guerra patriottica"!

Discograficamente, le musiche integrali, vennero proposte per la prima volta, soltanto nel 1993, ricostruendo arbitrariamente l'intera partitura, da parte di William D. Brohn, unicamente attraverso il riascolto della disastrata colonna sonora originale e prendendo la cantata da concerto come modello, in un'edizione musicalmente bellissima e splendidamente registrata, diretta da Yuri Temirkanov, ma che non teneva minimamente conto delle intenzioni originarie del compositore e quindi dalle sonorità eccessivamente tornite, sontuosamente, sfarzosamente levigate, tanto che venne giustamente definita un magnifico falso. Ricordo che, contemporaneamente al relativo cd, uscì anche in videocassetta come "nuova" colonna sonora di una versione appositamente restaurata del film. Successivamente, dopo circa un decennio abbondante, precisamente nel 2004, uscì in sacd, l'edizione propostavi nella presente messa in onda, basata innanzitutto sulla partitura originale e decisamente più autentica (reperto riemerso nel frattempo dalla polvere, dopo essere rimasto praticamente inaccessibile per 65 anni, dal Museo Musicale Glinka / Museo Centrale di Stato per la Cultura Musicale e dal RGALI / Archivio Statale Russo per la Letteratura e le Arti, in forma di parecchie pagine di partitura ridotta e circa una trentina di pagine d'abbozzi), diretta dal tedesco Frank Stroebel, autentico esperto di questo genere di riesumazioni condotte con criteri filologici, in cui si tiene, finalmente, pure conto delle sonorità volutamente sgraziate e sgradevoli richieste da Prokofiev, in determinati momenti, per i suoi intenti espressivi (concetto non esteso pure al coro, però, dalla resa, anche in questo caso, troppo pulita e professionale), ed anche qui, la qualità sonora della ripresa è a livelli d'assoluta eccellenza. Il risultato complessivo è senz'altro nettamente superiore alla versione precedente, diretta da Temirkanov, la quale, anzi, ad un riascolto, mi sembra veramente non poco arbitraria, quasi un ibrido fra le musiche del film e la cantata da concerto (confronto verificabile pure attraverso You Tube, per chi fosse interessato).

Postludio: credo d'aver già riferito in una precedente occasione riguardo all'ironia della sorte, per Prokofiev, di morire poche ore prima di Stalin, con la conseguente presenza d'un paio di persone alle sue esequie, in netto contrasto alla folla oceanica che partecipava a quelle dell'esimio personaggio, nelle medesime ore e con la notizia del decesso del compositore posticipata d'un paio di settimane e dandola per giunta in maniera sbrigativa, dalla radio. Anche per il successivo "Ivan il terribile" era prevista una versione da concerto della relativa musica, ma, con la morte di Eisenstein, Prokofiev non se la sentì di portare a compimento il progetto, che venne realizzato, a posteriori, nel '61, da Abraham Stasevich, direttore della colonna sonora originale, che ne fece un oratorio per voce recitante, soli, coro misto, coro di voci bianche ed orchestra, rielaborando 17 numeri della partitura originaria, conferendo a queste musiche un andamento assai più frenetico e martellante, rispetto ai brani utilizzati per il film, in seno ai quali sono inseriti diversi cori della tradizione liturgica ortodossa e che, anche in questo caso, la vincono come atmosfericità, rispetto alla pur bella versione destinata alle sale da concerto. --- Gabriele Evangelista


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