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Teatro Comunale: Aida, dallo scriba al portatile

La regia è di Francesco Micheli e dirige l'orchestra Frédéric Chaslin.


di Francesca Clementoni
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Dal 12 al 22 novembre ritorna l'opera di Giuseppe Verdi a Bologna, dopo 16 anni.

Riparte la stagione operistica, dopo la pausa estiva, e lo fa con l'opera più amata e conosciuta di Giuseppe Verdi, ovvero Aida.

Sono tante le novità che accompagnano la rirpesa dei lavori a Largo Respighi e che ci parlano di un teatro sempre più impegnato ad apririsi e a estendere collaborazioni con le realtà che lo circondano. Innanzitutto con il neo inaugurato Scuderia|Future Food Urban CooLab in un progetto comune che ha l'ambizione di portare nutrimento al corpo e all'anima. Altra novità sarà Lyri Live, l'applicazione che permette di seguire il dipanarsi del libretto su smartphone e tablet, senza disturbare il vicino o la vicina di posto, in mancanza della consueta proiezione dei sopratitoli per esigenze di allestimento. Infine l'iniziativa con il Bologna FC che da la possibilità agli appassionati di calcio di andare a vedere le opere a prezzi scontati e viceversa.

Ma torniniamo ad Aida che debutterà il 12 novembre. Si tratta di una coproduzione con il Macerata Opera Festival ed è già andata in scena proprio nella città marchigiana in occasione del cinquantesimo anniversario dello Sferisterio, celebrato nel 2014, e di nuovo l'estate scorsa. Il regista è Francesco Micheli, direttore artistico del Festival Donizzetti di Bergamo, che abbiamo già visto, a Bologna nel 2016, impegnato con il Barbiere di Siviglia.

Il suo progetto è partito dalla volontà di togliere tutta la grandeur esotica che è spesso alla base degli allestimenti classici. Quindi niente elefanti, niente costumi da kolossal. Il papiro dello scriba viene attualizzato da una scena che rappresenta un laptop aperto, o un tablet, scritte e simboli, disegnati da Francesca Ballarini, si compongono sullo schermo, mano a mano, come contemporanei geroglifici.

Secondo Micheli deve emergere quella che era considerata da Giuseppe Verdi la grande intuizione degli Egizi, e cioè 'il mondo dei morti'. I due amanti, il padre e la figlia, la vita e la morte, confronti intimi tra due entità, sono l'essenza dell'opera e il lavoro di questa regia ha cercato di rimetterli al centro, lasciando la coralità sullo sfondo. C'è tanto bianco nelle scene di Edoardo Sanchi e nei costumi avveniristici di Silvia Aymonino: il colore del lutto in oriente.

Ora sta allo spettatore verificare se un nuovo sguardo riesce a donare un altrettanto nuovo punto di vista su un'opera tra le più rappresentate e conosciute al mondo.

Per quanto riguarda il cast, Aida sarà interpretata da Monica Zanettin, che nello stesso ruolo ha folgorato l'Arena di Verona, al suo debutto nel 2014, consolidandosi e confermandosi negli anni successivi. Si alternerà con Anna Lucrezia García. Amneris verrà portata in scena dalla mezzo-soprano georgiana Nino Surguladze, una delle più interessanti artiste della sua generazione, e da Cristina Melis

Radamès verrà impersonato da Carlo Ventre (non ci sarà il 12, all Prima, per indisposizione) molto apprezzato questa estate a Verona per tecnica, timbro e presenza scenica, e da Antonello Palombi

Sarà interessante anche ascoltare il lavoro musicale del direttore Frédéric Chaslin. Il suo essere compositore, lo porterà a penetrare ed analizzare minuziosamente Aida per lasciare piccoli riservati segni, come ha fatto con Carmen nel 2016? Lo sapremo presto.

(foto: Rocco Casaluci)


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