Radio Città Fujiko»Musica

Sangen om den eldroda blomman

Un film svedese d'un secolo fa, con le musiche d'un importante compositore finlandese.


di redazione
29329.jpg

Un film considerato a suo tempo un'autentica pietra miliare del cinema nordico, "Il canto del fiore scarlatto", di Mauritz Stiller, al quale le musiche di Armas Jaernefelt, appositamente composte, diedero un consistente apporto, contribuendo al suo grande successo, oggetto della specialissima doppia puntata di "Un tocco di classico", in onda giovedì 18 luglio, dalle 19 circa, alle 21!

Per questo film del 1919 (originariamente della durata d'un paio d'ore abbondanti), ambiziosa produzione dell'epoca tratta dall'omonimo romanzo del finlandese Johannes Linnankovski, dato in prima assoluta il 14 aprile di quell'anno a Stoccolma ed in altre 3 città della Svezia, la composizione della relativa musica (anch'essa poi considerata, al pari del film, pietra miliare nell'ambito della musica da film nordica), venne commissionata al finlandese Armas Jaernefelt (1869-1958; che a Stoccolma diresse personalmente l'orchestra durante la proiezione del film), all'epoca direttore dei complessi dell'Opera Reale cittadina, incarico che ricoprirà fino al '32.

Fervente wagneriano, influenzato dal tardoromanticismo di stampo austro-germanico, ma anche da Grieg, Sibelius e Nielsen, autore di musica sinfonica, di scena, corale e vocale, compose per questo film una partitura splendidamente atmosferica ed evocativa, con alcuni particolari inserti popolareggianti (nei quali l'autore cita dei canti folcloristici del suo paese, a lui particolarmente familiari), in cui compaiono, tra l'altro, strumenti come la fisarmonica e l'harmonium. Nonostante l'autore ne avesse inciso una selezione nel '31, per parecchio tempo questa partitura risultò praticamente irreperibile, fintantochè non venne riesumata nel corso degli anni '80 e riunita al film a cui era legata nell'88, ma con un'orchestrazione differente da quella originaria (a cura di Robert Israel) e con notevoli problemi d'adattabilità, in quanto del film era andata persa sia la versione originaria, sia una versione successiva rimontata ed un poco più breve, la versione esistente, di circa 101', essendo il risultato d'un restauro effettuato in epoca successiva.

Del resto, lo stesso Jaernefelt ebbe già, durante le fasi di lavorazione della pellicola, non pochi problemi nel sincronizzare la musica con le immagini, per cui la partitura finale risulta più lunga come minutaggio, rispetto alla versione del film attualmente disponibile. Per l'incisione proposta in codesta sede, uscita l'11 gennaio del corrente anno, che funge da "colonna sonora" per l'attuale ricomparsa in sala del relativo film, la musica, ripristinata da Jani Killoenen e Jaakko Kuusisto, questa volta conformemente all'orchestrazione originale dell'autore, ma con l'utilizzo d'una grande orchestra sinfonica invece di quella a ranghi ridotti originariamente utilizzata, è stata così ricomposta, sia pure a prezzo di tagli ed adattamenti, per far sì che s'innestasse alla perfezione con la pellicola. In questa veste, ha conosciuto la sua prima assoluta all'Oulu Music Festival, nel marzo 2017.

La trama del film (e del relativo romanzo), suddivisa in 2 parti e 7 capitoli, così come la musica, è incentrata sulle alterne vicissitudini di un giovane, figlio di proprietari terrieri, testimoniandone la crescita interiore da fatuo sciupafemmine a uomo, alla fine, assai più maturo e consapevole delle proprie azioni. Un vero e proprio percorso iniziatico, insomma. Siccome mi sono accorto che su You Tube, musica e film sono reperibili separatamente, per potermi rendere conto in prima persona di come musica ed immagini interagissero fra loro, durante il periodo della rassegna estiva bolognese de "Il Cinema Ritrovato", mi sono recato alla seconda delle 2 proiezioni programmate in sala del suddetto film, precisamente quella del tardo pomeriggio di sabato 29 giugno, sala Mastroianni, Cineteca Lumière di via Azzo Gardino (la precedente essendo avvenuta nel tardo pomeriggio di martedì 25, al Cinema Arlecchino di via Lame). Ho trovato il film, sia pure un poco convenzionale, complessivamente godibile, con una recitazione, stante l'epoca, non troppo esagitata e tutto sommato abbastanza sobria, ma con alcune sequenze decisamente ben girate (come la scena in cui il protagonista, in precario equilibrio su un tronco d'albero, affronta spavaldamente, per scommessa, le insidiose rapide d'un fiume), con immagini che, a seconda delle situazioni, viravano dal classico bianco e nero, al blu, al viola, all'arancio, al giallo, il carattere della musica, risultando talvolta in sintonia, tal altra volutamente in netto contrasto col susseguirsi delle immagini, amplificandone comunque la portata espressiva e contribuendo in misura rilevantissima al buon esito complessivo (sempre su You Tube, ho visto il cosiddetto "trailer" - ai miei tempi preistorici, li si definiva semplicemente "provini" - di un cosiddeto "remake" - ossia "rifacimento", sic! - sonoro del '38, di cui peraltro non ne so nulla, questo però sta a significare che evidentemente il soggetto di questo romanzo, doveva ancora esercitare una certa presa, a distanza di anni!). In sala, quel giorno, sembravano esserci quasi esclusivamente anglosassoni, così come la breve presentazione (non ho alcuna idea su chi fosse l'oratore) si è avuta in un inglese alquanto biascicato e non sempre, perciò, d'agevole comprensione, almeno per me. Presente anche il nipote del compositore, il cui scopo principale era quello di vendere, al termine della proiezione, alcune copie del doppio cd con le relative musiche (che, per inciso e per fortuna, avevo già preso precedentemente in un negozio di dischi, pagandolo 5 euro in meno, ma guarda un pò!), col quale ho cercato d'intrattenermi, senza grossi risultati, dopo lo spettacolo (ha tentato ugualmente di venderne una copia pure a me, anche se gli avevo detto che già possedevo, avendolo financo ascoltato, questo titolo).

Postludio: brutta faccenda, spesso, quando occorre "ritagliare" una partitura altrimenti integrale, per inserirla come si deve in una pellicola che propriamente integrale non è, ossia risulta nettamente più corta! Mi viene in mente il film "Metropolis" di Fritz Lang, dato in un cineconcerto in Piazza Maggiore anni fa (e successivamente approdato in blu ray e dvd), spacciato come versione integrale. Peccato che, acquistando parecchio tempo dopo il doppio cd con le musiche di Gottfried Humpertz, leggendo le note del libretto, scopro che, anche in questo caso, era stato fatto un lavoro di "taglia e cuci", in quanto l'ultima edizione del film, di 144', risulta inferiore ai 153' della partitura, conformi alla durata originaria di questo titolo, sic!

Gabriele Evangelista


Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]