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A Saalfelden gli Angoli si fanno Angeli e suonano le trombe del festival

Report del giorno domenica 27agosto 2017 dell' 8 International Jazz Festival di Saalfelden


di Alfredo Pasquali
Angles 9
Angles 9

Dalle calibrate orchestrazioni della Eve Risser alla narrazione colletiva degli Angles 9

Si comincia con l`orchestra di Eve Risser ed il suo progetto White Desert: L´ampia formazione (Eve Risser, piano, prepared piano, composition , Eivind Loenning, trompette, Benjamin Dousteyssier, saxophones, Antonin-Trio Hoang, alto sax, clarinet ,Fidel Fourneyron, trombone, Sylvaine Helary, flute,Sara Schoenbeck, bassoon , Julien Desprez, guitar , Luc Ex, electro-acoustic bass guitar , Yuko Oshima, drums) non presenta particolari stelle solistiche, il che viene tramutato in forza dalla pianista approfondendo il lato compositivo, usando cosi` la sua "squadra operaia" al meglio. Raffinate sequenze con un sapore quasi gilevansiano fanno emergere con destrezza i temi portanti, esposti con diligenza dalla front line dei fiati e sabotati intelligentemente dall´ eterno anarchico del jazz qual e´ Luc Ex. Brava anchen la Risser nel suo solo pianistico, mentre, dopo tanti flauti parlati, abbiamo incontrato il "flauto d´opera" della Sylvaine Helary, dove il suono dolce dello strumento viene accompagnato quasi da una voce impostata. Davvero pregnante il crescendo finale dove il corale delle voci fa da magnifico contraltare della chiusura strumentale.

Com´e` tradizione qui a Saalfelden si susseguono le cose piu`diverse. Cosi`dopo la saggezza compassata della Risser si presenta il duo giapponese Sax Ruins con alla batteria Yoshida Tatsuya ed al sax Ono Ryoko. Il dialogo tra il percussionista e la saxofonista e`pressoche`continuo, scandito su segmenti continuamente caratterizzati da cambio di ritmo e velocita`. Sembra quasi di ascoltare in versione jazz la complessita`di certi gruppi hard core quali i Carcas. L`impatto e´notevole, anche se col passare del tempo di scena emerge il "trucco" di un prodotto ben pensato ed altrettanto ben confezionato, ma che alla fine risulta un gioco che, al pari di tutti gli altri giochi, e` bello finch`e` corto.


Wolfgang Puschnig, sax austriaco e idolo locale, si presenta al festival con il progetto "Songs with Strings" , ovvero la rilettura di passaggi famosi della vicenda storica del jazz. Cosi´sotto l`ottimo contralto di Pushing vengono riletti passi di Ornette Coleman o inni di Sun Ra come We are Waiting for the Sunrrise.  
Líntroduzione della sezione archi del Koehne Quartet (Joanna Lewis - violin, Diane Pascal - violin ,Emily Stewart - viola, Melissa Coleman - cello) cerca di rendere intrigante questo rapporto con la grande cultura del passato, a volte centrando l´obiettivo e a volte no. Chiudono la formazione Achim Tang  al basso e Partrice Heral alla batteria. Quest`ultimo in particolare e´protagonista di numeri  "da festivalone", per strappare l`entusiasmo della platea  anche a costo di banalizzare il set.

Infine scendono in campo gli Angles 9 con il loro "Disappeared behind the sun". Questa formazione dal numero variabile (a Saalfelden gia´li ascoltammo in 12) si presenta con Martin Küchen - alto sax 
Goran Kajfes - trumpet , Magnus Broo - trumpet, Eirik Hegdal - baritone + sopranino sax , Mats Äleklint - trombone , Johan Berthling - bass, Alexander Zethson - piano,  Mattias Stahl - vibraphone 
Andreas Werliin - drums). Il gruppo ripresenta il sound tipico della band, ma l'impressione che l'alchimia sia migliorata nel tempo collaudandosi man mano, fatta di quei riff per quattro fiati quasi da street band parade, ricca di quelle incursioni free volte a spezzare la linearità dei chorus collettivi e di quei  crescendo/diminuendi calibrati con ottima capacità orchestrativa. Sembra proprio che l'ensemble riesca laddove tanti gruppi qui al festival hanno fallito: la narrazione della band infatti non si sfrangia, non si perde in prolissi momenti autoreferenziali, gli assoli sono comunque di notevole qualità. La riconoscibilità del sound è perfettamente individuabile in quanto si staglia netto nella timbrica di ogni strumento senza mai  perdere i  singoli contorni anche nell'agire collettivo. Così il magnifico Magnus Broo alla tromba costruisce un perfetto e più che lirico solo all'interno di un pezzo dal forte sapre malinconico e  Martin Küchen, leader del gruppo, da il -la- ai vari momenti del set con  autorevolezza e mano sicura.

Sacrosanti gli applausi a scena aperta alla fine di un  festival che probabilmente e' risultato in tono minore rispetto alle edizioni precedenti, ma che comunque offre sempre momenti importanti come il trio Dada, i Cortex, Riessler, Marsella, Risser o questi 9 ragazzi scandinavi.

 


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