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Rip Daniel Johnston (22/01/1961 – 10/09/ 2019)

Io, Laura & Daniel Johnston


di Andrea Tabellini
Categorie: Afternoon Tunes
Daniel Johnston
Daniel Johnston

Purtroppo ci ha lasciato pure Daniel Johnston. Il padrino di Afternoon Tunes, il Re del lo-fi, l'outsider di professione, l'ispiratore di numerosi artisti, l'uomo dal grande cuore e da una mente bizzarra, è stato stroncato da un infarto la notte del 10 settembre ma la notizia sta trapelando solo in queste ore. Afternoon Tunes dedicherà uno speciale all'artista di Austin sabato 14 settembre (h16.15). Intanto lo vogliamo ricordare con questo racconto e con una sua intervista rilasciata ai tempi del suo ultimo tour nel nostro paese.

IO, LAURA & DANIEL JOHNSTON

Conobbi Daniel nel call center di una grande compagnia di assicurazioni. L'intento era quello di essere di aiuto agli altri ma ben presto ci rendemmo conto che a stento eravamo capaci di aiutare noi stessi. Lavoravamo sei ore al giorno per sei giorni alla settimana, quindici secondi tra una telefonata e l'altra e quindici minuti di pausa ogni due ore di lavoro. Ci trovavamo a fumare una sigaretta dopo l'altra ad ogni pausa. La sala fumatori non era grande e Daniel la occupava in buona parte camminando avanti e indietro con la Marlboro tra le labbra. Io mi sedevo accanto alla finestra e con lo sguardo perso nel vuoto mi rollavo del tabacco olandese. Pur essendo a conoscenza di questa mia abitudine, ad ogni pausa Daniel mi offriva una delle sue sigarette, che io rifiutavo gentilmente. "La vita è troppo corta per perdere del tempo a rollare" diceva, ed io replicavo che la vita era troppo corta per passarla dentro ad un call center. "You've got the point!" annuiva.

In quei quindici minuti di pausa Daniel canticchiava, o meglio intonava delle strofe in inglese: alcune erano sui Beatles "When I was born in '61, they already had a hit, they worked so hard and they made it too"(Quando sono nato nel 1961, avevano già una hit, hanno lavorato duro, ma ce l'hanno fatta) altre su Casper: "Now he's Casper the Friendly Ghost" ma le più belle erano quelle dedicate alla sua musa Laurie: "Once I saw the most beautiful girl, sitting next to me I asked her what was her name she said it was Laurie"(Una volta vidi una ragazza, la più bella, seduta vicino a me, le chiesi quale fosse il suo nome, lei rispose Laurie). Un giorno gli chiesi perché non incideva quelle canzoni, così strampalate, ma piene di originalità. Come risposta mi allungò una cassetta con in copertina una rana stilizzata con gli occhi sopra a due antenne e la scritta Hi, How are you. Arrivai a casa con il prezioso regalo, ingurgitai la mia dose di litio e misi la cassetta nello stereo. La voce alta di Daniel spiccava su note provenienti da strumenti giocattolo e strimpellamenti di chitarra; forse mi ero assuefatto al litio ma a me quella roba piaceva.

 

In quel periodo mettevo su musica nei pomeriggi sguarniti di dj per l'emittente locale di Radio Bunker, così chiesi a Daniel se voleva eseguire qualche suo pezzo live. Lui accettò entusiasta della mia proposta. Non avevo mai avuto ospiti in diretta e già ero di poche parole durante le trasmissioni, così per l'occasione mischiai la mia dose di antidepressivi a un paio di lattine di birra. Daniel si presentò in radio puntuale, con una chitarra giocattolo ed un organetto a soffio. Vide la mia faccia che trasudava ansia, la stanchezza di anni buttati nei call center e l'effetto del mio ultimo mix non migliorava la situazione. Con uno sguardo accigliato intonò: "Don't let the sun go down on your grievances, respect love of the heart over lust of the flesh, do yourself a favor: become your own savior, and don't let the sun go down on your grievances". (Non lasciare che il sole tramonti nel tuo rancore, rispetta l'amore del cuore sopra la cupidigia della carne, fa un favore a te stesso, diventa il tuo salvatore, e non lasciare che il sole tramonti nel tuo rancore). Forse per le lacrime che scendevano dai miei occhi semi chiusi dagli antidepressivi, lo scantinato in cui Radio Bunker era situata, iniziò a brillare. Quelle strofe mi avrebbero accompagnato a lungo, pensai.

Quando tornai al lavoro il lunedì seguente, una ragazza nuova mi era vicina di postazione: le chiesi come si chiamasse e mi rispose Laura. La collegai alla musa di Daniel Laurie e pensai alla nostra conversazione in sala fumatori su questa coincidenza. Con mio stupore Daniel non era presente ma mi trovai a fare la breve pausa con la mia nuova vicina. Le parlai a lungo dello show in radio di Daniel, dei suoi testi così originali e pieni di speranza e le dissi che avrei avuto piacere che si conoscessero. Passò una settimana, ma di Daniel nemmeno l'ombra. Mi decisi a chiedere in giro, ma i colleghi, oltre che ad accogliermi con un sorriso beffardo, sembravano non conoscere nessun Daniel. Così varcai i lunghi corridoi di quell'edificio nero, fino ad arrivare all'ufficio personale. Alle mie pressanti domande su dove fosse finito Daniel Johnston mi venne consigliato vivamente di prendermi un periodo di vacanza. Telefonai anche a Radio Bunker e mi risposero che fine avessi fatto io visto che erano mesi che non mi vedevano.

Sconvolto dalla nuova realtà mi recai dallo psichiatra che mi aveva prescritto i farmaci. Gli raccontai dell'amicizia tra me e Daniel Johnston, del nostro show in radio e della sua improvvisa scomparsa. A fine colloquio mi venne proposto di passare un periodo a Villa Patrizia, una struttura psichiatrica situata sui colli bolognesi.

Avevo perso un amico e avevo perso me stesso ma mi ero riscoperto ad amare. Laura sembrava capire il mio sgomento e non mancava giorno che non mi venisse a trovare portandomi qualche rivista musicale per passare le lunghe giornate di degenza.

Fu proprio su una di quelle riviste che vidi la foto di Kurt Cobain indossare la t shirt che ritraeva l'immagine della rana aliena impressa sulla copertina della cassetta che Daniel mi aveva dato in regalo. L'articolo annunciava inoltre l'uscita di un album intitolato Discovered Covered, dove alcuni artisti del calibro di Tom Waits, Beck, Vic Chesnutt, Mercury Rev e Sparklehorse interpretavano le canzoni di Daniel Johnston. Una seconda foto ritraeva la copertina del nuovo album. Vi compariva Daniel Johnston vestito in giacca e cravatta fare visita alla sua tomba. La lapide indicava 'Daniel Dale Johnston 1961-2004'. Un sorriso si stampò sul mio viso. Forse ero giunto alla mia verità. Daniel del call center ci aveva lasciato, non era adatto alla vita da robot, aspirava a diventare un artista e ci era riuscito. Prima però doveva morire per poi ritrovarsi in un cimitero di Austin Texas e imbattersi nella sua lapide. Ancora una volta, quell'amico dalla stazza robusta e dallo sguardo accigliato mi aveva indicato la via. Consapevole che un giorno anch'io avrei fatto visita alla mia tomba, abbracciai Laura e le diedi un bacio "Sento che dentro di me qualcosa è morto ma qualcosa sta nascendo" le dissi. Per la prima volta riuscii a godermi la vista su Bologna dal colle dov'era situata Villa Patrizia. Il sole stava per tramontare. "Questa volta non lascerò che il sole tramonti nel mio rancore" aggiunsi.

 


Intervista a Daniel Johnston

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