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Musica di celluloide: eclettismi.

Un compositore molto versatile e capace di una grande varietà di atmosfere, nella puntata di "Un tocco di classico" di giovedì 24 maggio alle ore 19.

di Gabriele Evangelista


di redazione
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Questa volta trattiamo di un compositore vivente che ha lavorato moltissimo sia per il cinema (specializzandosi anche nella creazione di colonne sonore ex-novo per film muti), che per la televisione (sovente coinvolto in grandi coproduzioni internazionali), oltre che autore di musica da concerto pura, con uno stile caratterizzato da grande espansività melodica (la melodia è esplicitamente considerata dallo stesso, un elemento cardine delle sue composizioni, come dichiarato in un video reperibile su You Tube, concetto non poi così banale e scontato, come potrebbe apparire a prima vista).

Approfitto di questo spunto, per una breve digressione: nella mia vita da "impallinato", mi sono imbattuto in 2 partiti, quello maggioritario del "(voglio) solo la melodia" e quello minoritario del "(voglio) solo la dissonanza", ambedue balordi nella loro essenza, innanzitutto perchè i concetti di melodia e dissonanza, soggettività a parte, sono estremamente mutevoli nei tempi e nei luoghi e l'impiego dell'una non esclude affatto l'altra, nel senso che ambedue le modalità possono coesistere all'interno di una stessa composizione (sommi esempi in tal senso, molte composizioni di autori come Prokofiev e Shostakovich, capaci sia di violenze foniche e ritmiche estreme che di svettanti, liricissime aperture melodiche), ma anche perchè, come la storia della musica ha dimostrato (e per la verità dimostra tutt'ora), si può essere "moderni ed al passo coi tempi", pur essendo sfrontatamente melodici (Janàcék lo era senz'altro), poichè, forse, l'unica cosa buona di questa scombiccherata epoca nella quale ci troviamo, è il fatto di essere usciti (o quasi) dalle secche degli estremismi avanguardistici ed il poter, finalmente, riconoscere che, anche compositori in apparente ritardo storico rispetto ai tempi in cui vivevano, sono stati in grado ugualmente di comporre musica di grandissimo pregio e dagli indubbi meriti oggettivi, di fronte alla quale ci si deve porre senza alcun pregiudizio di sorta.

E dopo codesto sproloquio, passiamo all'oggetto della presente puntata, il compositore americano William P. Perry, nato nel 1930 ad Elmira, New York, che iniziò la sua attività di compositore e direttore d'orchestra, all'età di 15 anni, ancora nel pieno della "Golden Age of Hollywood", quindi. Ha studiato musica all' università di Harvard, con insegnanti del calibro di Paul Hindemith, Walter Piston e Randall Thompson, la qual cosa gli ha fornito basi solidissime. Ha composto musica di vario genere, eseguita dalle principali orchestre statunitensi, canadesi ed europee. Come compositore di musica da film, Perry ha scritto più di un centinaio di colonne sonore, molte delle quali per film muti della collezione del MoMA (Museum of Modern Arts) di New York, dove ha operato come direttore musicale e pianista, per una dozzina d'anni. Le sue musiche per titoli come "The General", "Orphans of the Storm", "Blood and Sand", "The Mark of Zorro" ed altri classici dell'epoca, hanno ricevuto riconoscimenti internazionali nel loro favorire un risveglio d'interesse da parte del grande pubblico, riguardo ai grandi film dell'era del muto. Ha conseguito risultati di rilievo pure riguardo sia alla musica da concerto, che alla musica di scena per rappresentazioni teatrali. Le sue produzioni televisive hanno ottenuto numerosi premi, ed ha anche intrapreso l'attività di produttore discografico. Nel quinquennio 1980-85, ha realizzato le musiche per una serie di 6 telefilm incentrati sui racconti di Mark Twain, coproduzioni internazionali che hanno coinvolto enti televisivi statunitensi, tedeschi, austriaci, francesi ed italiani (Rai compresa), diffuse in tutto il mondo. Dalle musiche relative a 3 di queste, saranno tratti gli ascolti della presente puntata.

S'inizia con una suite tratta da "Adventures of Hucleberry Finn", il titolo più celebre di Mark Twain e forse il libro più famoso in assoluto della letteratura americana. Il film televisivo, della durata di 4 ore, ambisce ad essere la più esauriente realizzazione scenica di questo romanzo, con la regia di Peter H. Hunt, la sceneggiatura di Guy Gallo ed un cast prestigioso comprendente Sada Thompson (vedova Douglas), Lillian Gish, ex diva degli anni '20-'30 (signorina Loftus), Geraldine Page (zia Sally), Butterfly McQueen (schiavo cieco), Frederic Forrest (padre di Huck), Richard Kiley (colonnello Grangerford), Barnard Hughes (il "Re") e Jim Dale (il "Duca"). Il ruolo protagonistico, Huck, è sostenuto da Young Patrick Day e la parte di Jim, è interpretata da Samm-Art Williams.

Si prosegue con un'altra suite, questa volta tratta da "The Innocents Abroad", la cui trama, ambientata nell'800, ha luogo fra la California, Parigi, Genova, Venezia, Pisa, Roma, Napoli, Pompei, Atene, la Crimea ed Il Cairo; tutti questi luoghi hanno stimolato, nel compositore, un ampio ricorso al colore locale, senza però mai scadere nel banale e nel risaputo. Il film, diretto da Luciano Salce, sceneggiato da Dan Wakefield, è interpretato da Craig Wasson, Brooke Adams, David Ogden Stiers, Barry Morse, Luigi Proietti, Andrea Ferreol e Charles Kimbrough, è una satira corrosiva della prima crociera turistica mai organizzata in assoluto, fra l'America e l'Europa, intrapresa dalla nave "Quaker City, che salpò da New York nel 1867, con lo stesso Mark Twain fra i passeggeri (che si prese una cotta per la più amabile fra le viaggiatrici, Julia), il quale ne realizzò una serie di resoconti per i lettori del giornale locale presso cui lavorava, descrivendo le reazioni dei viaggiatori americani di fronte ai grandi monumenti del Vecchio Continente (a Parigi ne approfittò per far capolino pure in un malfamato locale da ballo), accorgendosi però presto che, le guide turistiche ingaggiate in ogni paese attraversato, rimanevano sostanzialmente le medesime. Con un soggetto così variopinto, il compositore, William Perry, prese il destro per prodursi, tra le altre cose, in una barcarola (per Venezia), in una tarantella (per Napoli) e nel primo Can-Can per grande orchestra dopo quello di Offenbach (per Parigi).

Dopo la pubblicità, si conclude con la suite per "The Mysterious Stranger", ambientato nell'Austria Medievale, con atmosfere mistiche e sovrannaturali, il libro più complesso e sfaccettato scritto da Twain, con protagonista un apprendista tipografo che sogna di ritrovarsi all'epoca di Gutenberg, inventore della stampa. Il film relativo, ha nuovamente la regia di Peter H. Hunt, con la sceneggiatura di Julian Mitchell ed è interpretato da Chris Makepeace, Lance Kerwin e Fred Gwynne. Per dare risalto alle atmosfere mistiche e medievaleggianti del film, il compositore fa ricorso ad un doppio quartetto di ance (oboe, corno inglese, heckelphone e fagotto) e ad un coro di voci bianche, che cantano sia vocalizzi, sia frasi in latino maccheronico.

Postludio: "Dall'ascolto di queste musiche, si evince la grande versatilità di questo compositore nel sapersi adeguare all'estrema diversità e varietà delle atmosfere e situazioni richieste, con un denominatore comune di grande inventiva melodica combinata con una ragguardevole vivacità espressiva. In queste partiture, viene impiegato un ampio organico orchestrale, comprendente legni a 3, più oboe d'amore ed heckelphone (oboe basso), 4 corni, 3 trombe più flicorno, 3 tromboni e tuba, arpa, pianoforte, organo, celesta, concertina, armonica, banjo, archi ed un ampio arsenale di percussioni comprendente timpani, diversi tipi di tamburi (cassa, rullante), grancassa, piatti, vibrafono, xilofono, campanelli, carillon, triangolo, tamburello, e frusta."

di Gabriele Evangelista


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