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Fra 2 (se non addirittura 3) mondi!

Un musicista ed il suo festival - di Gabriele Evangelista


di redazione
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Fonda, verso la fine degli anni '50, un festival artistico con propaggini americana ed australiana, non soltanto di carattere musicale, unico al mondo e tutt'ora, sia pure in misura più ridotta, in attività, che risolleva dall'oblio una pregevole cittadina umbra oggi nota in tutto il mondo, il compositore italoamericano, ed anche regista teatrale, proprietario di un maniero in Scozia, morto ultranovantenne, oggetto delle puntate di "Un tocco di classico" del 4 e del 18 aprile, autore di opere di successo, dal sagace taglio teatrale, ma anche di pregevole musica sinfonica, corale, vocale e da camera, pur se non eccessivamente eseguito dalle nostre parti.

Gian Carlo Menotti (1911-2007),  forse più celebre dalle nostre latitudini per aver fondato nel '58 il "Festival dei 2 Mondi", che per le sue indubbie doti di musicista, ahimè (analogamente a Nino Rota, preso di mira per la sua presunta "inattualità" dagli oltranzisti, che lo accusavano spregiativamente di "puccinismo", visto che ai loro occhi, anche Puccini era da considerare un retrogrado), festival che, oltre a salvare dall'isolamento una città praticamente sconosciuta ponendola sotto i riflettori del mondo intero, generò, a partire dal '77, due filiazioni a Charleston (città statunitense con la quale Spoleto si gemellò) e Melbourne, che proseguirono per diversi anni. Proprio nel '77, a Spoleto, in diretta radiotelevisiva (altri tempi, sic!), si ebbe la prima assoluta di "Napoli milionaria" di Nino Rota, tratta dal dramma di Eduardo De Filippo e su libretto del medesimo, diretta dal compianto Bruno Bartoletti, che lanciò tra l'altro una giovanissima Giovanna Casolla (nel ruolo del personaggio principale femminile). Difatti questa manifestazione ha funto da trampolino di lancio per parecchi artisti di talento (in ambito musicale mi vengono in mente i direttori d'orchestra Thomas Schippers, Spiros Argiris e Christian Badea), nei vari campi dell'arte e dello spettacolo, compresa la danza, la prosa e la letteratura e non escluso il comparto figurativo. Per intenderci, in questo luogo eran di casa pure Ezra Pound e Luchino Visconti. Quanto allo stile compositivo di Menotti, di natura eclettica, l'influsso pucciniano è solo uno dei tanti, fra ascendenze verdiane e donizettiane, tratti stravinskiani e respighiani, influenzati dal teatro di Broadway (stante la sua prolungata permanenza negli Stati Uniti, di cui assumerà la cittadinanza e che gli frutterà un paio di premi Pulitzer, oltre ad aver allacciato legami molto intimi, dapprima con Aaron Copland e soprattutto con Samuel Barber) ed il tutto fuso in maniera decisamente personale, con un innato senso del teatro (Arturo Toscanini, suo ammiratore, si andò a vedere un paio di volte di seguito a teatro, il suo dittico costituito da "The medium" e "The telephone"; strano però che non ne abbia mai diretto la musica), quest'ultimo riconosciutogli persino dai suoi detrattori. Esordio operistico (autore da sempre dei suoi libretti) al fulmicotone nel '38 a Philadelphia, con "Amelia al ballo". Nel '39 realizzò la prima opera destinata specificamente alla radio, "The old maid and the thief" ("Il ladro e la zitella"), nel '50, la prima destinata alla televisione, "Amahal and the night visitors", successone natalizio della NBC per i decenni a venire. Con "The consul" ('51) e "The Saint of Bleecker Street" ('53), conseguì, per l'appunto, un paio di premi Pulitzer. Col passare degli anni, gli impegni crescenti dovuti alla conduzione del festival (nel frattempo prenderà anche un figlio adottivo, Francis), ne ridurranno drasticamente l'attività compositiva.

In questa sede, però, ci occuperemo della sua produzione sinfonica, oggetto del paio di puntate di questo mese. Cominceremo col poema sinfonico d'ascendenza respighiana, "The Apocalypse" ('51-52), commissionato da Victor De Sabata, che ne diede la prima assoluta con la Philadelphia Orchestra, preceduto da un'esecuzione parziale, ovvero 2 dei 3 movimenti di cui si compone, con la Pittsburgh Symphony Orchestra. Il compositore descrive il pezzo come: "una sintesi del vasto corpus di scritti ebraici e cristiani sul tema dell'apocalisse. La maggior parte delle persone conosce soltanto la descrizione dell'apocalisse nella Rivelazione di San Giovanni, ma ci sono numerose altre versioni, nella maggior parte dei casi, in forma poetica. Questi scritti sono altamente rapsodici ed emotivi, nel loro rendere il contenuto orale e narrativo." Successivamente si ascolterà una suite sinfonica tratta dal balletto "Sebastian" ('44), che ebbe Edward Caton come primo coreografo. La trama, ambientata nella Venezia del 17° secolo, è incentrata sulle tragiche vicissitudini di Sebastian, servo di 2 sorelle aventi un fratello nobiluomo, infelicemente innamorato d'una cortigiana. In questo brano, vi sono espliciti riferimenti a "Le Sacre du Printemps" di Stravinski.

Altra pagina assai poco conosciuta, il concerto per violino ed orchestra, composto nel '52 per Efrem Zimbalist, che ne diede la prima nel dicembre di quello stesso anno, con la Philadelphia Orchestra diretta da Eugene Ormandy, canonicamente suddiviso nei consueti 3 movimenti, estremamente virtuosistico e suadentemente estroverso. Concluderemo questa sintetica esplorazione del Menotti non operistico, con una triade di brevi cantate, dal carattere però estremamente teatrale; le prime 2, col testo in spagnolo ("Muero porque no muero", per soprano, coro ed orchestra, dell'82; "Oh llama de amor viva", per baritono, coro ed orchestra, del '91), furono composte su commissione dei complessi corale ed orchestrale della Catholic University of America in Washington DC. La prima reca un testo tratta dagli scritti devozionali di Santa Teresa d'Avila, novizia spagnola carmelitana vissuta nel 16° secolo, mentre nella successiva, il testo poetico, pur se comunque di carattere devozionale, è caratterizzato da una componente erotica ed è opera di San Giovanni della Croce, carmelitano seguace di Santa Teresa. Infine abbiamo "The Death of Orpheus" ('90), per tenore, coro ed orchestra, su testo dello stesso compositore, creata su commissione dell'Atlanta Symphony Orchestra and Chorus, il cui direttore musicale era, all'epoca, Robert Shaw, celebrato maestro del coro (ha lavorato, tra gli altri anche con Toscanini, celebre la sua "The Robert Shaw Chorale") oltrechè direttore d'orchestra. Il testo della cantata è basato sull'antica leggenda greca che ha ispirato fior di musicisti, da Claudio Monteverdi ad Harrison Birtwistle.

Postludio: ero poco più che quindicenne quando vidi la diretta televisiva da Spoleto di "Napoli milionaria", in condizioni a dir poco disagevoli, da un vetusto televisore in bianco e nero con audio telefonico situato in cucina, con i miei genitori e mia nonna che mi rompevano le balle di continuo, ma la cosa che mi rimase più impressa fu il primo intervallo, durante il quale l'inviato della Rai andò ad intervistare Nino Rota ed Eduardo De Filippo insieme, nel camerino. Sennonchè, quest'ultimo, che in questo caso era semplicemente il librettista, fin dall'inizio dell'intervista prevarica, assecondato dall'inviato Rai, sul minutissimo e timidissimo Rota, il quale, facendosi se possibile ancora più timido e minuto, si va dapprima a relegare in un angolino, per poi sparire progressivamente dalle quinte, manco che l'autore dell'opera ovvero della musica fosse diventato lo stesso Eduardo, fagocitandosi Rota! Provai una pena immensa per quest'ultimo ed un fastidio enorme sia per l'atteggiamento accentratore da prima donna di Eduardo, oltre che per la condotta esecrabile dell'inviato Rai che lo aveva agevolato in ciò, ma tant'è! Nei primi anni '50, Gian Carlo Menotti andò a far visita a Padre Pio, il frate di Pietralcina, il quale però, una volta resosi conto che il musicista non solo non era in atteggiamento devozionale, ma era venuto soltanto per studiarlo come personaggio, lo cacciò via in malo modo. Non poche delle opere di Menotti testimoniano il suo rapporto critico, controverso, conflittuale, con la fede religiosa


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