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Girando per Foto/Industria cullati dal violoncello di Reijseger ...

recensione del recital solo di Ernst Reijseger e delle esposizioni fotografiche di Josef Loudelka,  Mimmo Jodice,  Alexander Rodchenko,   Mathieu Bernard Reymond, Michele Borzon, Carlo Valsecchi Thomas Ruff


di Alfredo Pasquali
Ernst Reijseger.
Ernst Reijseger.

Un viaggio immaginario tra foto e musica nella bella Bologna

Mentre in tante locations è in svolgimento la bella manifestazione Foto/Industria della fondazione MAST, nella sede di via Speranza si è aperto l’Auditorium per il concerto per violoncello solo del maestro Ernst Reijseger.

L’esibizione ha trasportato il folto pubblico nel mondo poetico del musicista per un set che ha offerto le tante facce possibili dell’immaginazione sonora, dalla classicità per archetto al minimalismo, dalla ricerca timbrica alle songs, dalla percussività brasileira al boogie finale.

Sembra quasi sentire gli echi di questa musica mentre percorriamo le sale del museo archeologico dove espone Josef Loudelka con  le sue magnifiche fotografie panoramiche in bianco e nero, trionfanti immagini orizzontali di paesaggi banalmente definibili post industriali, ma che in realtà fanno di non luoghi per eccellenza, come le miniere di carbone rumene abbadonate, magiche attrazioni dell’angoscia o, come nelle piattaforme petrolifere del mar Caspio, testimonianza di come l’anti Cristo già governi sulla terra.

Mentre l’archetto del violoncellista olandese intona malinconiche canzoni dove la voce cantante evoca lontane melodie, entriamo alla Santa Maria della Vita negli anni militanti di Mimmo Jodice con scatti del decennio dei '70 a Napoli, dal disumano sfruttamento minorile nei bassi della città, alle enormi espressioni di energia popolare scaturite dalle grandi manifestazioni del tempo, fino alla commuovente immagine del nipotino che, in stazione, si allaccia alle gambe di un  nonno in procinto di emigrare per non farlo andare.

Gira per l’Auditorium Ernst Reijseger pizzicando il suo strumento per scandagliare tutte le sonorità possibili dell’ambiente, mentre Alexander Rodchenko a Casa Saraceni  indaga nel fascino dell’industria e della macchina col costruttivismo russo degli anni’20, dove l’oggetto assume la forza vigorosa della modernità e del socialismo.

Un brano musicale  letto da spartito mette a dura prova la grande tecnica del violoncellista, che ripete in accelerazione il pezzo in una girandola di note senza tregua, fino ad arrivare ad una esplosione di energia capace di stordire l’ascolto.

Trasforma la realtà anche Mathieu Bernard Reymond nello spazio Carbonesi con le sue foto che diventano collages e trasfigurano le merci di consumo in visioni geometriche, dalla linearità alla Mondrian. Testimoniano invece a Palazzo Pepoli Campogrande la realtà della deindustralizzazione italiana  le immagini proiettate da Michele Borzoni, lontanissime dall’ottimismo beota dell’era renziana.

Il set di Reijseger va verso il suo finale, con un pieno di corde suonate coll’archetto con passo minimalista, mentre entriamo nell’ex ospedale dei Sebastiani dove Carlo Valsecchi ha “astrattizzato” i modernissimi macchinari del recente insediamento della Philip Morris.

Il concerto è finito e non abbiamo avuto il tempo di visitare tutte le altre location in città (lo faremo magari in un prossimo tacquino di viaggio).  Uscendo possiamo soffermarci negli scatti iperrealisti di Thomas Ruff e visitare la mostra dedicata ai plastici del grande Anish Kapoor ed alla sua magnifica istallazione permanente presente  nel grande accesso d’entrata: un acciaio che diventa uno specchio dalle mille prospettive di giorno, mentre di notte si staglia quasi come  il parallelepipedo venuto da un altro mondo nell'Odissea nello Spazio di Kubrick .

Tutto va bene, salvo un dubbio che ci assale pensando a Foto/Industria: è mai possibile che solo un’imprenditrice illuminata possa dire una cosa di sinistra ?

Josef Kouldenka Mimmo Jodice Alexander Rodchenko

frammento concerto Ernst Reijseger.

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