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Aretha Franklin, Salve Regina nel Paradiso del Soul

Ventuno premi Grammy, il 3 gennaio del 1987 fu la prima donna ad entrare nella Rock and Roll Hall of Fame.


di William Piana
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Muore a 76 anni Aretha Louise Franklin. Oltre le infinite doti di talento naturale, la capacità di mettere Soul in ogni singola nota. Era malata di cancro dal 2010.

Nasce a Memphis il 25 marzo del 1942, città da sempre riconosciuta per la grande produzione musicale, segno del destino, Aretha in decenni di grande carriera è autrice di ben 52 album. 

Come molte cantanti afroamericane di quel periodo, muove i primi passi artistici nella chiesa dove il padre, fervente predicatore battista, teneva i suoi sermoni. Aretha assieme alle sorelle, cantava gospel e si distingueva oltre che per doti vocali, anche per la sua abilità al pianoforte. 

In seguito della separazione dei genitori si trasferì col padre in un’altra grande città della musica, forse la più importante, Detroit nel Michigan. 

Quindi dal gospel di origine, al Southern Soul di Memphis, al raffinato Urban Soul di Detroit (Motown), Aretha svilupperà un’espressione totale e la capacità di mettere Soul ovunque (pop, rock....). Non trova l’intesa con Berry Gordy, figura dominante nella musica mondiale per la Motown, ma questo la farà approdare a una label più “strutturata” per lei, la Atlantic Records. 

Nonostante due precoci maternità (Aretha sarà mamma a 14 e 16 anni) come scritto in precedenza, lei si distinguerà sempre per una grande passione e professionalità. 

Il successo non tarda ad arrivare, esplode nel 1967, dopo alcuni album i produttori della Atlantic, Jerry Wexler e Arif Mardin si rendono conto della capacità di Soul “totale”, e con brani totalmente diversi fra loro da Eleanor Rigby dei Beatles, al Soul di Sam Cooke o dei Drifters, Aretha legava tutto con un filo rosso... anzi black di vera interpretazione unica e riconoscibile di grande forza e gusto. Insomma la Queen of Soul è già incoronata sia dal pubblico, che dalla critica. 

Dopo aver vinto 8 (dei 21 Grammy totali) consecutivamente, la stampa cambiò ironicamente il nome del premio, lo definì direttamente “Premio Aretha”. Con l’immenso Burt Bacharach portò la sua voce al brano (per me fra i 5 più belli della musica pop) “I say a little prayer”, i duetti con Otis Redding, e la famosa “Respect” che divenne inno dei movimenti femministi e per i diritti civili. 

Gli anni ‘70 furono di momentaneo stop, per poi rilanciarsi con la gigantesca comparsata nel capolavoro di John Landis “The Blues Brothers”, in seguito Luther Vandross produrrà un suo lavoro “Jump to it” era il 1982 che riportò successo di qualità e anche commerciale. 

Fino al febbraio 2017, continuerà ad esibirsi in occasioni speciali e ovviamente sarà di infinita ispirazione per autrici come Mary J Blige, Beyoncé, Macy Gray .... 

Lo stato del Michigan ha dichiarato la sua voce “Patrimonio Nazionale”. 

Stroncata da un male gravissimo, un cancro al pancreas, si spegne a 76 anni, nella sua casa  a Detroit non si spegnerà mai la sua voce eterna. 

I say a little pray for you. 

   William Piana

Tags: Musica, Soul

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