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A Saalfelden italiani brava gente all'estero

Report del giorno giovedi 24 agosto 2017 dell'38 International Jazz Festival di Saalfelden


di Alfredo Pasquali
Trio Dada
Trio Dada

La nostra ricerca per nuove note dell'immaginario jazzistico incontra il trio Dada, maturato nella Parigi degli incontri creativi con protagonisti due italiani "esuli"  ed un francese dei Pirenei 

Chi giunga a questa trentottesima edizione del festival di Saalfelden scoprirebbe un cartellone diverso dagli scorsi anni, privo sicuramente dei grandi nomi di richiamo che hanno caratterizzato le passate edizioni. Al contrario il programma oggi si è arricchito di tanti nomi, in particolare europei, che sono parte di quella scena musicale innovativa  della ricerca attuale. Dunque un festival tutto da scoprire, con le potenzialità ed i rischi del caso.
Come sempre ad aprire la batteria dei concerti ci pensa la piazza del paese, con i suoi set aperti a tutta la città, con l' "Aly Keïta & The Magic Balafon", formazione assolutamente multietnica, dove all'ivoriano Keita si aggiungono ottimi musicisti dalla Nigeria, dall'India, dalla Nuova Zelanda e dalla Germania. Il sound è compatto e coinvolgente, costruito a largo spettro: si comincia con un calipso rollinsiano alla St.Thomas e si prosegue con funky miscelato con suasioni africaneggianti. Il balafono di Keita è uno strumento magnifico, brillante nei timbri ed incalzante nel ritmo, pervasivo nell'orchestrazione complessiva ed ottimamente trattato dal leader del gruppo.

A Nexus, il piccolo teatro per amateurs, invece l'esordio è affidato a David Helbock Quartett "For Her" , formazione austro-tedesca di quattro musicisti: David Helbock - piano, Filippa Gojo - vocals 

Johannes Bär - Tuba, sousaphone, alphorn , Bodek Janke - drums, percussion.  L'intento è quello di miscelare in una divertente orchestrazione un tour attraverso i generi, dalle arie di Carla Schuman, alle canzoni di Madonna, dalle song di Carla Bley fino alla malinconica Lonely Woman di Ornette Coleman. Un viaggio nel mondo in 80 minuti alla lunga difficile, con diverse cadute di gusto  e troppo infarcito di soluzioni spettacolari e stravaganti, come l'utilizzo di tabla e dell'alphorn (il lungo corno svizzero)  per incrociare la musica colemaniana: un luna park delle meraviglie che certo non ha giovato all'impatto complessivo del sound. Molto meglio invece i momenti lirici tra il pianista David Helbock e la cantante Filippa Gojo con canzoni slow ricche di interessanti intrecci armonici e melodici.
Il piatto forte della giornata è dato dal set finale del Trio DaDaDa, due italiani (Roberto Negro - piano, Michele Rabbia - percussion, electronic) ed un francese (Èmile Parisien - saxophone), impegnati nella costruzione di un sound estremamente intelligente, forbito, dotato di grande eleganza. Come in ogni trio che si rispetti, ogni musicista ricopre un ruolo ben definito e personale. Roberto Negro è portatore di una tastiera di evidente stampo classico e garantisce al gruppo un tocco di essenzialità e di ricerca; la parte più jazzistica invece è afidata ad un Èmile Parisien dedito al sax soprano per la calda intonazione dei temi proposti o le torrenziali sequenze improvvisative. Ancora una volta Michele Rabbia si conferma come percussionista di alto valore, capace di sottolineature di grande delicatezza o di percussività estremamente efficace ma sempre di altrettanta misura.
Il nostro calendario dell'avvento jazzistico di Saalfelden ha dunque aperto una prima finestrella sulla nuova scena musicale proposta dal festival... ed è solo l'inizio !


David Helbock Quartett

Trio Dada

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