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Muri, respingimenti, omissioni e accordi con dittatori: l'Europa genocida

Il sindaco di Palermo denuncia le politiche migratorie Ue, che provocano morti e criminalizzano i solidali.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando vuole denunciare per genocidio l'Ue e la sua gestione migratoria criminale. Tra muri, respingimenti, accordi con torturatori e omissioni l'Europa dei diritti è diventata una fortezza di sofferenza, dove viene criminalizzato chi resta umano. Ne sa qualcosa padre Mussie Zerai, che abbiamo intervistato.

Denunciare l'Ue per genocidio. È quanto ha detto di voler fare Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. Secondo il primo cittadino siciliano, il sistema di gestione dei migranti europeo è criminogeno. "La mia è un'accusa da giurista - sottolinea - In base alla propria legislazione l'Europa riconosce il diritto all'asilo dei siriani, ma poi non li mette in condizione di raggiungere l'Europa. Li costringe a vendersi a mercanti di morte, quando potrebbero viaggiare in business class, atterrando a Londra, a Berlino o ad Amsterdam".

Al centro dell'accusa del sindaco di Palermo, però, non ci sono solo i muri - reali o fatti di armi - spuntati come funghi nel Vecchio Continente, ma anche gli accordi con stati dittatoriali, che sottendono anche affari di altro tipo, sui trattenimenti e i respingimenti.
"L'Unione europea dimentica che il finanziamento di dittatori, ieri in Turchia e oggi in Libia, produce soltanto un ulteriore incentivo al business criminale", motiva Orlando.

Il quadro è reso ancor più grave dalle omissioni di soccorso che, prima dell'intervento delle ong nel Mediterraneo, erano frequenti. Al punto che padre Mussie Zerai, ribatezzato Padre Mosè, è stato costretto a mettere per iscritto le segnalazioni di barconi alla deriva, che riceveva via telefono dagli stessi migranti presenti a bordo, che girava alla Guardia Costiera e alle altre autorità statali che operano nel Mediterraneo. Il rischio - che purtroppo si è trasformato in realtà - è che chi doveva intervenire nel soccorso sostenesse di non aver avuto alcuna segnalazione. Dunque scripta manent.

Padre Mosè, che abbiamo raggiunto all'ultima edizione del Festival di Internazionale, ha raccontato ai nostri microfoni il primo episodio del genere a cui ha dovuto assistere. Era il 2011, in Libia c'era la guerra, scatenata dalla Nato. Un barcone con 70 persone a bordo si trovava alla deriva. La segnalazione arrivò al punto che per ben due volte un elicottero militare sorvolò i naufraghi. Addirittura la seconda volta furono calati viveri, con la promessa che qualcuno sarebbe arrivato in soccorso. Non arrivò mai nessuno e la maggior parte delle persone morì di fame e di sete. Solo in 9 sopravvissero.

Padre Mussie Zerai è stato candidato al premio Nobel per la Pace nel 2013, proprio per il suo impegno verso i migranti che tentano la traversata del Mediterraneo. Questo non è bastato per impedire che finisse indagato nell'operazione politico-mediatico-giudiziaria dell'estate scorsa, che ha portato alla criminalizzazione delle ong.
L'accusa era la stessa rivolta agli altri operatori umanitari che salvavano vite: comunicare coi trafficanti. Il suo numero di telefono è inciso in tutti i centri di detenzione libici.

Padre Mosè, però, non se la prende con la magistratura, a cui ha risposto con tranquillità, non avendo nulla da nascondere. Diversa, invece, è l'opinione nei confronti della politica e del dibattito pubblico che si è scatenato: "Un chiaro segnale di inciviltà".
Purtroppo, però, la sua vicenda non è isolata. Nell'Europa, al tempo della crisi migratoria, si moltiplicano leggi, provvedimenti e iniziative che puntano a criminalizzare la solidarietà.

ASCOLTA L'INTERVISTA A PADRE MUSSIE ZERAI:

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