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L’assessore comunale Matteo Lepore replica dai nostri microfoni alle parole di Luca, il barista amico de Lo Stato Sociale: “Non vogliamo spegnere la città di notte, non è un’ordinanza cofferatiana, ma il modello è quello di via Belvedere”. Il Comune si impegna ad aumentare i controlli contro i venditori abusivi di alcool, ma attraverso i patti di collaborazione chiede la responsabilizzazione degli operatori dei locali.

Matteo Lepore, assessore comunale alla Promozione della Città, replica dai nostri microfoni alle parole di Luca, il barista di via Mascarella amico della band Lo Stato Sociale, che mercoledì si era lamentato dell’ordinanza comunale che anticipa la chiusura dei locali in zona universitaria. Luca, in particolare, aveva detto di gradire molto quanto avviene dietro al Mercato delle Erbe, in via Belvedere, zona recentemente riqualificata e si domandava perché l’Amministrazione avesse scelto un altro approccio per la zona universitaria. A rispondergli è proprio l’assessore Lepore.

Assessore, Lei è rimasto colpito dalla testimonianza di Luca, cosa voleva rispondergli?
“Innanzitutto voglio chiarire che l’Amministrazione non intende spegnere la città della notte. Questa non è un’ordinanza in salsa cofferatiana, tutt’altro. Ieri sera bastava andare in via Belvedere per capire cosa significa per noi gestire le serate in collaborazione coi locali. In via Belvedere abbiamo firmato dei patti di collaborazione, abbiamo condiviso delle regole, dei progetti e delle iniziative. Nella zona universitaria pensiamo di lavorare allo stesso modo.
L’ordinanza decisa dal sindaco è un’ordinanza che regola degli orari. I sindaci in Italia non sono difesi da alcuna legge, non possono regolare gli orari, non hanno strumenti, quindi il sindaco di Bologna si è creato uno strumento attraverso l’ordinanza, ma per la prima volta nel nostro Paese, introducendo i patti di collaborazione. Abbiamo già firmato i primi patti con dei laboratori artigianali, che hanno scelto gli orari di chiusura, ma hanno condiviso con noi degli impegni, ad esempio di pulire le proprie serrande e la parte antistante il locale, e noi nel patto abbiamo scritto nero su bianco che potenzieremo i controlli della Polizia Municipale contro i venditori abusivi di alcool.
Da oggi iniziamo un confronto coi locali e spero che in pochi giorni riusciremo a trovare un’intesa sugli orari, ma anche sulle cose da fare per valorizzare la zona universitaria come un bene comune”.

Quindi il modello che intendete proporre è lo stesso di via Belvedere?
“Sì. In via Belvedere non siamo partiti da un’ordinanza perchè non avevamo una situazione critica come in zona universitaria. In via Belvedere c’era un deserto e in tre anni abbiamo fatto un lavoro insieme agli abitanti e agli operatori della zona, sono arrivati nuovi investimenti, abbiamo riqualificato il mercato e lì ci sono molti dehor adesso. Anche lì, certo, abbiamo delle proteste da parte dei residenti, ma le stiamo gestendo proprio grazie ad un patto di collaborazione, dove 5 cose si impegnano a farle 20 operatori che hanno firmato e 5 cose si impegna a farle il Comune, ad esempio aumentando le pulizie di Hera, la raccolta differenziata e abbiamo realizzato i bagni pubblici. Loro si impegnano a gestire la strada, a custodirla e a chiudere un’ora prima i dehor.
In zona universitaria credo che potremmo identificare alcuni impegni. Mi piacerebbe, strada per strada, firmare dei veri e propri contratti, in cui un’intera strada si impegna a fare contrasto dell’abuso di alcool e a lavorare perché ci siano meno schiamazzi fuori dai locali e noi ci impegnamo a fare anche degli investimenti sulla zona, ad aumentare i controlli ed essere molto più presenti e collaborativi, se abbiamo dei punti di riferimento da parte dei locali.
Mi si dirà: molte di queste cose i locali le fanno già. Ma non tutti, perché ci sono molti esercizi che ancora vendono cicchetti a 50 centesimi o a un euro. Mi si dice: bisogna punire solo quelli che fanno queste cose. È vero, ma non abbiamo strumenti definitivi per farlo, perché le multe non bastano. Allora occorre sensibilizzare la comunità degli operatori e senza quest’ordinanza credo che questa sensibilizzazione non ci sarebbe stata, perché segnali in questo senso, in quattro anni e nonostante le nostre richieste, non sono arrivati.
Oggi c’è un’assemblea dei locali e spero condividano alcune proposte. Io sono pronto ad ascoltarli e chiudere questa vicenda il prima possibile”.

Però una delle critiche di Confesercenti al Comune riguarda il metodo con cui si è arrivati all’ordinanza. Era proprio inevitabile fare prima l’ordinanza e poi arrivare al dialogo?
“Sul metodo si può sempre discutere, ma se l’effetto di questo approccio è che centinaia di operatori della notte oggi si ritrovano a discutere sul futuro della zona universitaria e si assumono degli impegni e avremo di fatto dato degli orari molto restrittivi per una settimana, non sarà un grande danno economico, ci sarà un po’ di conflitto, ma alla fine avremo fatto un servizio ai residenti e a tutti.
L’ordinanza serve a dare degli orari di partenza e delle regole, perché ovviamente quando si firmano i patti bisogna poi rispettarli, per cui chi non li rispetterà, verrà singolarmente sanzionato. Quindi servirà anche a dare una garanzia agli operatori buoni che saranno difesi da quelli cattivi. Molti operatori che incontro si lamentano del fatto che fanno tutto in regola, ma quello di fianco vende ancora a 50 centesimi l’alcool, che magari compra nei discount. Non può essere solo la Polizia o la Guardia di Finanza ad intervenire, ci sono già migliaia di interventi in un anno. Per la massa critica presente in zona universitaria serve una collaborazione anche da parte degli operatori, e sono sicuro che non mancherà”.