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Monetine, storia di un lavavetri

Un incontro del Centro Studi Donati sul racket che colpisce i migranti.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Il 13 dicembre il Centro Studi Donati promuove un incontro per affrontare il tema del racket e dello sfruttamento dei migranti sulle nostre strade. Interverrà Euglent Plaku, migrante di origine albanese che, nei primi anni '90, fece un viaggio della speranza e fu costretto a chiedere le elemosina. Ai nostri microfoni: "Oggi la situazione è peggiore di vent'anni fa".

"Monetine - Immigrati tra bisogno e racket delle elemosine". È questo il titolo dell'incontro promosso per martedì prossimo, 13 dicembre, dal Centro Studi Donati. Alle 21.00, nell'Aula I in via del Guasto (angolo via Zamboni), si discuterà della condizione di molti migranti che giungono nel nostro Paese, nella completa illegalità, alla mercé di trafficanti senza scrupoli, con mezzi di trasporto assolutamente insicuri.

Ad intervenire saranno Alessandro Tolomelli, docente del Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna, ed Euglent Plaku, ex-migrante di origine albanese ed autore del libro-denuncia "Oltre il confine" (Bianca e Volta ed.).
Da ragazzino, Euglent scappò dal suo Paese e, attraverso uno dei "classici" viaggi della speranza, a bordo di gommoni o container, giunse in Italia. Qui, per sei mesi, fu costretto a chiedere le elemosina ai semafori da un'organizzazione criminale.
"Mi avevano promesso un lavoro facile - spiega ai nostri microfoni - Invece ero costretto ad elemosinare quanti più soldi possibili".

Una condizione che anche oggi, a vent'anni di distanza, vivono molte e molti migranti. Dalle donne costrette a prostituirsi sui nostri marciapiedi a lavavetri e persone che chiedono la carità.
"Questo è reso possibile da politiche sbagliate - osserva Euglent - Ogni volta che c'è possibilità di fare denaro facilmente, le organizzazioni criminali lo faranno, ma la colpa è anche nostra, che ignoriamo o facciamo finta di non sentire le richieste di aiuto di queste persone".

L'autore critica anche il sistema di accoglienza europeo: "Vengono chiamati centri di accoglienza, ma sono come i campi profughi che troviamo in Siria o in Libia. Ed oggi è anche peggio, perché l'Europa sta alzando muri o annuncia che dal 2017 i migranti economici saranno rimandati nel loro Paese, ma quale Paese?".

L'emancipazione di Euglent avvenne quando incontrò un sacerdote salesiano, che lo convinse a riprendere gli studi e cambiare vita. Una liberazione che, secondo lo stesso protagonista, oggi è più difficile, perché gli italiani sono più stanchi e meno disponibili verso i migranti. "La guerra tra poveri è già cominciata - osserva - ma le conseguenze si vedranno solo nel lungo periodo".
Alle persone vittime del racket, però, vuole lanciare un messaggio di speranza: "Non arrendetevi, continuate a sognare, continuate a sperare e immaginare un futuro".


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