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Moduli comunali, coraggio vs ipocrisia

Il Comune di Bologna ha deciso di modificare in senso antidiscriminatorio i moduli comunali.


di redazione
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La decisione del Comune di Bologna di modificare i moduli di iscrizione a nidi e materne, togliendo le diciture "padre" e "madre" in favore di "genitore" ha scatenato le reazioni della destra e dei cattolici. Famiglie Arcobaleno: "Reazione isterica, basta ipocrisie".

Palazzo D'Accursio ha deciso: né "padre", né "madre". E nemmeno "genitore 1" e "genitore 2". La riforma dei moduli per i servizi dell'infanzia d'ora in poi vedrà la dicitura "genitore richiedente" e "altro genitore". Una formula neutra per annullare tutte le discriminazioni, permettendo a chiunque di identificarsi.
"Una collocazione non offensiva e non discriminatoria - commenta Giuseppina La Delfa, residente delle Famiglie Arcobaleno - Cambiare non vuol dire peggiorare". La discriminazione, secondo La Delfa, semmai consiste nell'imporre un solo modello familiare e nell'ostracizzare le famiglie non tradizionali, facendo di tutto per non riconoscerle.

"La struttura della famiglia non cambia e non è in atto nessuna rivoluzione antropologica - precisa la presidente di Famiglie Arcobaleno - perché un papà e una mamma restano comunque un papà e una mamma a prescindere dall'orientamento sessuale". La riforma include anche le famiglie monogenitoriali ormai largamente diffuse per l'aumento dei divorzi ed eviterebbe di dover sbarrare una casella, rimarcando l'assenza del padre o della madre. "Dobbiamo essere meno ipocriti e capire i cambiamenti e fare in modo che questi cambiamenti si svolgano nel modo meno traumatico per tutti, per facilitatare la vita di tutti, anche dei bambini", insiste La Delfa.

La speranza è che questa riforma venga seguita a ruota dagli altri Comuni. A Venezia e Padova le discussioni sono già iniziate nei mesi scorsi, ma questo è solo un piccolo passo verso la parità: "Bisogna tutelare le famiglie che già esistono nel nostro territorio - conclude La Delfa - per quanto ci riguarda la priorità è il matrimonio per sistemare le faccende amministrative e patrimoniali in modo da permettere al coniuge di adottare il figlio dell'altro. Per lo Stato italiano molti bambini sono figli di un solo genitore, mentre nei fatti ne hanno due".

Lucia Occhipinti


Ascolta l'intervista a Giuseppina La Delfa

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