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Moby Prince, "140. La strage dimenticata"

Un docufilm ricostruisce l'incidente nel quale persero la vita 140 persone.


di Francesco Ditaranto
Categorie: Storia, Giustizia
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Era il 10 aprile del '91 quando il traghetto Moby Prince si scontrò con la petroliera Agip Abruzzo poco a largo del porto di LIvorno. Morirono 140 persone tra equipaggio e passeggeri. L'unico superstite fu un giovane mozzo napoletano. Un docufilm, del regista Manfredi Lucibello, ripercorre la storia, anche guidiziaria, di quella strage.

Erano passate da poco le 22 quando il traghetto Moby Prince lasciò il porto di Livorno alla volta di Olbia. Dopo neanche mezz'ora fu lanciato il May Day. La Moby Prince si era scontrata con la petroliera Agip Abruzzo. Tonnellate di carburante furono spruzzate sulla prua del traghetto, che fu investito da una palla di fuoco. Tutti i presenti a bordo, raccolti nella "Sala De Luxe", morirono carbonizzati o per il fumo sviluppato dall'incendio, mentre i soccorsi non raggiunsero il traghetto per più di un'ora. La Moby Prince lanciò l'allarme, ma la Capitaneria di Porto non lo recepì. L'unico a salvarsi fu Alessio Bertrand, un giovane mozzo napoletano, recuperato in mare dopo un'ora e vnticinque, senza segni di ustioni.

La nebbia, o la disattenzione dovuta alla partita di calcio Barcellona-Juventus, furono individuate immediatamente come cause del disastro. Il processo non individuò alcun colpevole, e non rese giustizia alle vittime della più grande tragedia nella storia della marina mercantile italiana.

"140, la strage dimenticata" è un docufilm di Manfredi Lucibello, che cerca di raccontare quello che accadde quella notte e la vicenda processuale, senza colpevoli, che ne seguì. Il documentario, vincitore di numerosi premi (dal Bellaria Film Festival fino al Festival di Valdarno) riesce a mettere in rilievo tutte le discrepanze tra la verità fattuale e quella giudiziaria, come raccontano ai nostri microfoni il regista Manfredi Lucibello e il montatore Diego Berrè. 

Le più evidenti, ma non le uniche, riguardano i depistaggi e il traffico inconsueto che quella notte ebbe il porto toscano come teatro. A poche ore dal disastro il nostromo, Ciro Di Lauro, manomise il timone, autoaccusandosene in seguito davanti all'autorità giudiziaria. Anche quest'uomo, nonostante fosse reo confesso, fu assolto per "difetto di punibilità'". Ma è la quantità di imbarcazioni presenti nell'area del porto quella notte a risultare strana. Era il periodo della conclusione della Prima Guerra del Golfo e i porti del mediterraneo pullulavano di navi militari americane di ritorno dall'Iraq. Eppure, ci dice Diego Berrè, Camp Darby, una delle più grandi basi americane in Europa, a pochi chilometri da Livorno, non aveva radar e non ha registrato movimenti anomali. E' di certo anomalo, ad esempio, il passaggio a Livorno della nave della cooperazione italiana 21 Ottobre II. L'imbarcazione, ufficialmente ormeggiata per motivi tecnici, compì un veloce rifornimento e partì poco prima del disastro. La 21 ottobre II faceva parte della flotta donata dal governo italiano a quello somalo per sviluppare la pesca, poi entrata nelle disponibilità della società Shifko amministrata dal faccendiere somalo Mugne al momento del collasso dello stato somalo.La Shifko fu implicata nello scandalo sul traffico d'armi e rifiuti tossici, scoperto da Ilaria Alpi, poi uccisa insieme all'operatore Miran Hrovatin probabilmente per questa scoperta, come dimostra l'ultima intervista della giornalista italiana al sultano di Bosaso.

Nulla, insomma, di quanto accadde quella notte e nelle ore successive è ancora chiaro, e il docufilm "140, la strage dimenticata" assolve al ruolo di ricerca della verità, che forse lo Stato Italiano non ha svolto fino in fondo. Di quella notte restano, ad oggi, 140 morti senza giustizia.


Ascolta l'intervista a Manfredi Lucibelo e Diego Berrè
Tags: Stragi

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