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Mirandola, sfrattate famiglie migranti terremotate

Due episodi questa mattina. Nei container del post-terremoto vivono undici famiglie migranti.


di Alessandro Albana
Categorie: Migranti, Casa
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Il Map di Mirandola. Foto: Coordinamento Migranti

Due famiglie sono state sfrattate questa mattina dal Map di Mirandola (MO), dove erano state sistemate a seguito del terremoto del 2012. Nei container, denuncia il Coordinamento Migranti, i costi delle utenze sono insostenibili, e Comuni e Regione non hanno offerto soluzioni abitative alternative.

Sono state sfrattate questa mattina dai moduli abitativi provvisori (Map), due famiglie migranti a Mirandola costrette a vivere in veri e propri container a seguito del sisma che ha colpito l'Emilia nel 2012. "Avevano tutti i requisiti per abitare nel Map o, in linea alternativa, avere il canone di locazione (agevolato o pagato dal Comune, ndr) per pagare l'affitto", testimonia Aureliano Mascioli di Sisma.12, che questa mattina era a fianco delle famiglie sfrattate.

Facciamo un passo indietro. Dopo il terremoto del 2012, alcune famiglie sono state trasferite nel Map di Mirandola, un parco di container pensato come soluzione abitativa temporanea. Intanto, lo stato di emergenza per la zona, come rivela il Coordinamento Migranti, è stato esteso fino al 2018. E arriviamo a oggi: nel Map "sono rimaste ancora undici famiglie migranti che vivono in condizioni assolutamente disagiate - spiega ai nostri microfoni Michele Cento del Coordinamento Migranti - Spesso gli è stata tagliata la luce e delle volte anche l'acqua per morosità, perchè ovviamente si tratta di strutture che vanno a elettricità per qualsiasi cosa".

La realtà del Map, rivela sul suo sito internet il Coordinamento Migranti, racconta infatti di "una quotidianità fatta di qualche decina di metri quadrati, di lamiere roventi d’estate e gelide d’inverno, di dipendenza dall’elettricità per ogni esigenza (alimentare, igienica e per il riscaldamento/condizionamento) che ha lasciato in eredità agli abitanti dei Map bollette di svariate migliaia di euro. Per chi vive di lavori precari e sottopagati, come i tanti migranti che abitano nei Map, si trattava di costi insostenibili ed ecco che negli ultimi mesi l’Enel ha provveduto a staccare la luce, lasciando al buio e al freddo intere famiglie con bambini, e in alcuni casi si sono verificati perfino distacchi dell’acqua".

Se è chiaro che le famiglie rimaste hanno tutte le intenzioni di lasciare i container in cui vivono da quattro anni, rimane il fatto che al momento le soluzioni abitative alternative rimangono solo sulla carta. "Non basta un anticipo sulle mensilità d’affitto, ma occorre che le istituzioni si facciano garanti presso i proprietari di casa, che, nonostante in molti casi abbiano usufruito dei finanziamenti pubblici per ricostruire e mettere a norma il proprio immobile, si rifiutano poi di affittarlo a migranti, che oltre allo sgradevole colore della pelle hanno pure la «colpa» di essere precari", riferisce ancora il Coordinamento. Insomma: pagare l'affitto ai privati è al momento impossibile per le famiglie che vivono nel Map. "Il Comune e la Regione, che sono la struttura commissariale che deve occuparsi dell'emergenza terremoto - conferma Michele Cento - Li sta facendo andare via con interventi polizieschi, sgomberando, non occupandosi di trovare una soluzione abitativa alternativa per loro". L'unica soluzione offerta alle famiglie, continua l'attivista, è quella di "pagare un biglietto di sola andata per far tornare i migranti al loro Paese d'origine, Paese d'origine da cui scappano".

Intanto questa mattina le famiglie sfrattate hanno provato a ottenere un incontro con il Comune, senza riuscirci. "Al Comune - testimonia infatti Masciali - Non ci hanno voluto ricevere perchè sono impegnati. Però intanto queste due famiglie sono in strada. Siamo andati in Comune, ma ci hanno cacciati fuori".


Ascolta la testimonianza di Aureliano Mascioli

Ascolta le parole di Michele Cento

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