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“7 minuti” Il teatro vivo per spettatori vigili dentro e fuori il teatro

Prima assoluta "7 minuti" con Ottavia Piccolo all'Arena del Sole


di Polverone Magico
Categorie: Teatro
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“7 minuti”, andato in scena in prima assoluta all’Arena del Sole – Ert Emilia Romagna dal 20 al 23 novembre, sembra gridarci che il teatro è vivo e capace di parlare della società e alla società contemporanea. Uno spettacolo vibrante centrato sul ricatto dei padroni alle operaie di una fabbrica tessile tra “7 minuti e lo stipendio”.

Negli anni ’70 Dario Fo e tanti collettivi teatrali andavano davanti alle fabbriche per portare il teatro agli operai, drammatizzando quasi all’impronta i loro racconti; ci sono stati anni in cui le storie delle lotte operaie sembravano di cattivo gusto se portate su palcoscenici ufficiali, come se potessero essere rappresentate solo in luoghi meno “nobili”. E’ giunto il momento che le porte dei teatri così detti “stabili” si aprano ad accogliere, accanto a repertori consolidati, storie come questa, che ci parlano delle contraddizioni del presente, dei drammi che milioni di lavoratori vivono in tutt’Europa, sui propri posti di lavoro, davanti a lettere apparentemente innocue inviate loro dai piani alti, chiedendo, a piccoli passi, di rinunciare a diritti e dignità.

“Ci sono storie che ti vengono a cercare” dichiara l’autore, Stefano Massini, nelle note di scena, storie che escono direttamente dalle pagine di cronaca, come questa, figlia di una vicenda capitata a 200 operaie di una fabbrica tessile dell’Alta Loira nel 2012. Massini ambienta il dramma nello spogliatoio dello stabilimento dove è riunito il consiglio di fabbrica formato da 11 donne, diverse tra loro per età, nazionalità, religione, situazione familiare, poste di fronte ad una decisione difficile che può cambiare la loro vita come quella di tutte le altre operaie e impiegate della Yssingeaux. La decisione a prima vista appare semplice per la sproporzione di forza tra il potere dei padroni e quello delle operaie: rinunciare a 7 minuti della pausa contrattuale, sembra poca cosa in confronto all’assicurazione di uno stipendio tutti i mesi. Ma tutto si complica allargando il ragionamento e valutando la possibilità che un loro sì o un loro no alle richieste padronali possa costituire un precedente per tante altre fabbriche del Paese diventando una questione di dignità.

La regia di Alessandro Gassmann mette in risalto le specificità di ciascuna delle delegate del consiglio di fabbrica raccontandone paure e aspettative di vita, situazione familiare e tensione etica attraverso suoni e videoproiezioni, atteggiamenti corporei e ragionamenti. Tra loro c’è Bianca, interpretata da una formidabile e battagliera Ottavia Piccolo, che rappresenta, per il gruppo di donne, una “madre coraggiosa”, come sottolinea il regista, capace di istigare le altre a ragionare, a non lasciarsi abbindolare da sorrisi e rassicurazioni dei piani alti, opponendo alla violenza del ricatto la logica e ponendo la situazione nella prospettiva della giustizia sociale andando oltre la dimensione individuale sul cui piano i 7 minuti di pausa persi, sono un nonnulla, in confronto alla prospettiva dello stipendio assicurato.

Applausi convinti e meritati quelli che il pubblico della nuova Arena ha tributato alla compagnia per questa prima assoluta. Uno spettacolo corale al di là dell’indiscussa forza interpretativa di Ottavia Piccolo, di grande tensione morale, che incontra l’esigenza diffusa tra gli spettatori di ascoltare e vedere storie capaci di incunearsi nel qui e ora senza però esaurirsi nel quotidiano, mantenendo la spinta verso l’atemporalità.

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