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Quei 350 miliardi che impediscono all'Italia di uscire dall'euro

Il monito lanciato da Mario Draghi in una lettera a due eurodeputati italiani.


di Alessandro Canella
Categorie: Economia
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In risposta ad un'interrogazione degli eurodeputati Valli e Zanni, Mario Draghi lancia un monito a chi immagina un'uscita dell'Italia dall'euro: "I crediti e le passività della sua Banca Centrale Nazionale nei confronti della Bce dovrebbero essere regolati integralmente". Per l'Italia i saldi passivi ammontano a 350 miliardi di euro. L'economista Giacomo Bracci: "È cambiato il clima, fino a due anni fa questa ipotesi non era nemmeno presa in considerazione".

L'uscita dall'euro di un Paese europeo inizia ad essere uno spauracchio per gli istituti finanziari dell'Eurozona. Questo, almeno, sembra essere il messaggio che si evince dalla risposta del presidente della Bce, Mario Draghi, ad un'interrogazione degli eurodeputati Marco Valli e Marco Zanni.
I due parlamentari chiedevano quale fosse l'impatto del Quantitative Easing sulla stabilità del sistema bancario italiano. Un quesito a cui Draghi ha risposto facendo sapere che l'aumento dei saldi negativi per l'Italia nel Target2, la piattaforma di pagamenti interbancari della Bce, è dovuto semplicemente al funzionamento del Quantitative Easing.
Non più, dunque, fughe di capitali dall'Italia verso gli istituti di credito tedeschi o di altri Paesi, come invece era avvenuto nel 2011 con la crisi del debito italiano.

Nelle due righe che chiudono la missiva, però, Draghi afferma per la prima volta una cosa che desta l'attenzione degli osservatori finanziari. "Se un paese lasciasse l’Eurosistema - scrive il presidente della Bce - i  crediti e le passività della sua Banca Centrale Nazionale nei confronti della Bce dovrebbero essere regolati integralmente".
Applicata all'Italia e detta in altre parole, se il nostro Paese decidesse di uscire dall'euro, al momento dovrebbe pagare 350 miliardi di euro di saldi negativi del Target2.
"In realtà, visto che non è mai avvenuto - osserva ai nostri microfoni l'economista Giacomo Bracci - non esiste un piano disciplinare europeo che preveda cosa fare nel caso un Paese esca ma non paghi".

Per Bracci, però, l'affermazione di Draghi ci suggerisce che il clima politico in Europa è cambiato e l'ipotesi di uscita dall'euro di alcuni Paesi, ritenuta impossibile e quindi non evocata fino a due anni fa, diventa un'eventualità che anche le istituzioni europee iniziano a tenere in considerazione.
Non solo. Le realtà politiche che propongono l'uscita dall'euro dovrebbero tenere conto del fatto che la Bce e le banche centrali dei Paesi creditori verrebbero a chiedere il conto.


Ascolta le parole di Giacomo Bracci

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