Radio Città Fujiko»Notizie

Milano: ma quale esercito, “Vogliamo penne e quaderni”

La lettera della scuola di italiano al sindaco Beppe Sala.


di redazione
Categorie: Società
strade-sicure-milano-1.JPG

L’esercito per combattere il degrado delle periferie milanesi: questo è quello che vorrebbe il sindaco di Milano, Beppe Sala, ma la scuola di italiano per migranti Villa Pallavicini sostiene un'idea alternativa. Il degrado si combatte con accoglienza, scambio e cultura.

“Alcune comunità sudamericane si caratterizzano per avere livelli di violenza preoccupanti. In via Padova a Loreto in su agiremo perché il tema sicurezza è più urgente che altrove. Terminato il Giubileo io mi auguro che parte dell’esercito, lì impegnato, possa venire nelle periferie di Milano”. Questa è stata la dichiarazione rilasciata dal sindaco di Milano Beppe Sala alla luce dell’omicidio del 12 novembre in piazzale Loreto, caso che si somma ad altri già avvenuti nella zona e che hanno fatto parlare l'Amministrazione di "emergenza sicurezza".

Gli insegnanti volontari della scuola di italiano per migranti di via Padova, indignati per questa affermazione, hanno risposto con una lettera aperta indirizzata proprio al sindaco. “Di nuovo - scrivono - una risposta che, malgrado il tono pacato della voce, riprendeva la solita logica dell'emergenza e richiamava l'intervento dell'esercito come panacea di tutti i mali”. Quella di Sala, dunque, è una ricetta non originale, che ha già dimostrato il fallimento in altre zone d'Italia.
Un “assedio” dell’esercito, la presenza di camionette per le strade, al contrario, potrebbe avere un brutto effetto.

Quando a sera gli studenti escono dalla nostra sede e percorrono via Padova - osservano gli insegnanti - imbattersi in una camionetta non li rassicura, se mai evoca tristi scenari di distruzione vissuti nei loro Paesi dai quali sono fuggiti. Anche a molti italiani le camionette non piacciono, suscitano la sgradevole sensazione di trovarsi in un clima di allarme e di pericolo”.

Secondo i volontari, invece, la soluzione si potrebbe basare su due semplici parole: accoglienza e scambio. “Solamente accogliendo, conoscendo e dando gli strumenti per comunicare ci potrà essere un incontro tra persone che non degeneri in avvenimenti simili – sostiene Laura Grassi, una delle insegnanti – perchè se uno conosce l’altro sa di non doverne avere paura”.
Un'idea che si esprime anche attraverso richieste concrete. Le istuzioni, ad esempio, potrebbero aiutare a superare questo degrado fornendo materiale scolastico alle associazioni e portando attività culturali verso la periferia.

La scuola per migranti è stata fondata nel 2007 dall’associazione culturale Villa Palavicini, nata, come si legge sul loro sito, "quasi per caso nel 1996". L'associazione promuove attività culturali e ricreative, al fine di favorire la maggior conoscenza e integrazione sociale a Milano, nelle periferie ma non solo.
Diverse le attività per raggiungere quello scopo: “C’è la Casa delle Donne - racconta Grassi - dove le donne vengono invitate per svolgere diverse attività, come teatro, ginnastica o cucina. Oppure gli scambi culturali tra migranti e signore milanesi, dove queste ultime insegnano a fare i tortellini e le prime a cucinare il cous cous."

Alessia Lizzadro


Ascolta l'intervista a Laura Grassi

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]