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Migranti, nonostante i morti l'Europa tergiversa

Un'analisi della prima risposta dell'Europa al problema delle morti in mare.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Rafforzare Triton, la missione di pattugliamento dei confini. È questa la prima risposta che l'Europa dà alle continue stragi di migranti in mare. Amnesty: "Risposta inadeguata, che gira intorno al problema. Valutiamo una denuncia alla Corte Europea". Il giornalista Grigion: "La lotta proposta da Renzi ai trafficanti dà un prezzo ai sogni che vendono".

Il rafforzamento di Triton. È questa la prima risposta che la Commissione europea conta di dare alle continue morti di migranti nel Mar Mediterraneo. Dopo il naufragio di domenica scorsa, che ha provocato la morte di almeno 700 persone, l'Europa esce dal torpore promettendo il rafforzamento della missione guidata da Frontex. Una risposta che appare, almeno per il momento, inadeguata alle associazioni per i diritti umani e alle realtà antirazziste.
"Intanto bisogna capire cos'è Triton - osserva il giornalista Nicola Grigion, ex-direttore di Melting Pot - perché al punto uno delle regole di ingaggio di quella missione c'è il pattugliamento delle frontiere, non il salvataggio di vite umane, per quanto ogni nave che solca il Mediterraneo abbia l'obbligo di prestare soccorso".

La risposta europea, secondo il giornalista, cerca di ricondurre il tema sotto una governance che continua a sostenere la difesa dei confini e non tiene conto di quello che è il reale problema: la fuga e la salvaguardia delle loro vite.
Un'intepretazione analoga è quella fornita da Amnesty International che, attraverso il suo portavoce Riccardo Noury, stronca anche la proposta del premier italiano Matteo Renzi di condurre un'operazione mirata contro i trafficanti: "Qui si continua a girare intorno al problema, che non è la lotta agli scafisti, ma il salvataggio di vite umane".

Grigion rincara la dose: "La lotta agli scafisti è la classica ricetta pronta, che risulta addirittura deleteria. Gli scafisti non sono altro che gli spacciatori di quartiere, ma chi governa i traffici di esseri umani è a contare i soldi in altri Paesi". Le leggi europee, secondo il giornalista, sono molto amate dai trafficanti, perché permettono loro di stipulare nuove alleanze con l'Isis o altre milizie e di dare un prezzo ai sogni delle persone in fuga.

Amnesty International, nella giornata di ieri, ha annunciato di stare valutando un nuovo strumento per affrontare l'ignavia degli Stati europei: una denuncia alla Corte di Giustizia europea o alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
"Se gli appelli politici e umanitari non sono stati ascoltati - spiega Noury - bisogna trovare una soluzione diversa, che potrebbe essere anche quella di valutare quanto l'Unione Europea si renda responsabile di un'omissione di soccorso con la negazione dei diritti sanciti dalle convenzioni internazionali".

Un'altra misura che, già ai tempi della strage di Lampedusa, era stata richiesta da associazioni di migranti, antirazziste e per i diritti umani era quella dell'apertura di un corridoio umanitario immediato e sicuro, per consentire ai richiedenti asilo di raggiungere il nostro continente senza imbarcarsi sulle carrette del mare.
Richiesta che è rimasta disattesa o in certi casi anche snaturata. "Per qualcuno corridoio umanitario significava creare dei campi di contenimento nei Paesi di origine o di transito - racconta Grigion - che equivale a consegnare le persone ai drammi da cui cercano di scappare". Inoltre, secondo il giornalista, c'è un problema di fondo che non ci possiamo nascondere: per quanto in proporzioni inferiori a quanto avviene in altri Paesi come la Turchia o il Libano, in Europa oggi sarebbero pochi gli Stati a voler accogliere i rifugiati e i richiedenti asilo.


Ascolta l'intervista a Nicola Grigion

Ascolta l'intervista a Riccardo Noury
Tags: Migranti, Europa

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