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Migranti, la burocrazia sulla casa che ostacola la regolarizzazione

Domani mattina un presidio davanti all'Ufficio Stranieri della Questura di Bologna.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Documenti aggiuntivi relativi alla casa, non previsti dalla normativa, ma richiesti ai migranti per il rinnovo del permesso di soggiorno. Le associazioni antirazziste denunciano una nuova pratica discrezionale delle questure che ostacola la regolarizzazione di centinaia di migranti. Domani mattina un presidio davanti all'Ufficio Stranieri.

Domani mattina, di fronte all'Ufficio Stranieri della Questura di Bologna in via Bovi Campeggi, diverse sigle antirazziste daranno vita ad un presidio per chiedere lo stop ad una pratica che ostacola il rinnovo del permesso di soggiorno per i migranti.
Se le denunce per la discrezionalità delle questure non sono cosa nuova, il problema sollevato si è presentato da circa un anno.
In particolare, ai migranti che devono fare domanda per il rinnovo del permesso di soggiorno vengono richiesti documenti relativi alla residenza non previsti dalla normativa. Burocrazia aggiuntiva che rappresenta un ostacolo alla regolarizzazione.

"Il problema colpisce tutti i migranti che vivono la precarietà abitativa - spiega ai nostri microfoni Neva Cocchi dello Sportello Migranti del Tpo - e che si trovano in una situazione transitoria". Persone ospitate in case altrui, che trovano alloggio in strutture del piano freddo, che vivono in occupazioni abitative o addirittura che vivono per strada.
A loro viene richiesta una lettera di ospitalità della persona presso cui abitano e, nel caso quest'ultima fosse in affitto, anche una dichiarazione del proprietario dell'immobile.

"Tutti questi documenti aggiuntivi mettono in difficoltà i cittadini stranieri - sottolinea Cocchi - perché si innesca anche la diffidenza dei proprietari e gli stereotipi sulla presunta minaccia rappresentata dallo straniero, fomentata dai media".
In assenza dei documenti l'Ufficio Stranieri non procede con la domanda per il rinnovo. "Non emette un rifiuto formale - spiega l'attivista - ma viene semplicemente dato un diniego verbale".
I vincoli colpiscono anche i migranti che godono della protezione internazionale, per i quali il rinnovo del permesso non dovrebbe essere soggetto a documentazione di questo tipo.

A rendere ancora più difficoltose le pratiche per la regolarizzazione, poi, è subentrato il Piano Casa dell'ex ministro Lupi, che al famoso articolo 5 nega la residenza e le utenze a chi vive in occupazione. Può essere stato proprio questo decreto ad aver spinto le questure ad aggiungere un ulteriore ostacolo al percorso di regolarizzazione dei migranti.
"Noi abbiamo fatto una mappatura di ciò che accade in tutte le questure d'Italia - fa sapere Cocchi - e abbiamo scoperto che tutte si sono allineate a questa pratica, nonostante non sia prevista dalla normativa".

Il problema porta le associazioni antirazziste, aderenti all'appello nazionale "Case non frontiere" ad aprire formalmente una vertenza e a cominciare una mobilitazione per risolvere questo problema.
"Da un lato il discorso politico dichiara di voler premiare i migranti regolari - conclude l'attivista - ma dall'altro gli uffici dello Stato non si fanno scrupoli a lasciare centinaia di persone in una situazione di irregolarità".


Ascolta l'intervista a Neva Cocchi
Tags: Migranti, Casa

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