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Migranti: è il giorno dell'Agenda, tra scetticismo e speranze

L'analisi delle proposte della Commissione europea per affrontare l'emergenza sbarchi.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Viene presentata oggi l'Agenda europea per l'immigrazione, che contiene alcune nuove misure. Quote obbligatorie di rifugiati per ogni Stato europeo e "resettlement", il recupero di migranti direttamente dai Paesi di origine e di transito. Scettico il Consiglio Italiano per i Rifugiati: "Serve il riconoscimento dello status di 'rifugiato europeo', i migranti non sono pacchi postali". Intanto Amnesty denuncia violenze in Libia.

Le bozze del documento sono già circolate in questi giorni, ma solo oggi sapremo i reali contenuti dell'Agenda europea per l'immigrazione. Oggi, infatti, è il giorno in cui la Commissione europea ne illustrerà i contenuti e si capirà come l'Europa intende affrontare l'emergenza dei flussi migratori che pressa sulle coste meridionali del Continente.
Sono sei i punti principali delle azioni che l'Europa intenderebbe mettere in campo: il salvataggio di vite, la lotta ai trafficanti, il ricollocamento dei profughi e richiedenti asilo, il reinsediamento di chi ha diritto a protezione internazionale, la cooperazione con Paesi terzi e gli aiuti agli Stati membri più esposti. Azioni non prive di ombre, al punto da generare su alcunei di esse più di una posizione scettica.

LE VIOLENZE IN LIBIA. Amnesty International sottolinea l'urgenza di un intervento della Comunità Internazionale denunciando le violenze che i migranti subiscono in Libia, sia per mano dei trafficanti, sia a causa dell'assenza di leggi causata dall'instabilità del Paese, generata dall'intervento militare della Nato nel 2011. Stupri, torture, persecuzione religiosa, centri di detenzione, ricatti ed estorsioni che hanno come vittime le persone in fuga da conflitti in altri Paesi, sopratutto donne.
Ciò porta Amnesty International a ribadire che "intraprendere azioni per contrastare i trafficanti senza predisporre rotte alternative sicure per le persone disperate in fuga dal conflitto libico non porrà fine alla sofferenza dei migranti e dei rifugiati".

IL SALVATAGGIO DI VITE. Il primo punto del piano europeo prevede di triplicare i fondi per Triton e Poseidon, le operazioni navali attualmente attive nel Mediterraneo dopo la fine di Mare Nostrum.
Cristopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), definisce deludente la misura, dal momento che non parrebbero modificate le regole di ingaggio delle missioni, che attualmente riguardano il pattugliamento delle frontiere e la protezione dei confini e non, invece, il salvataggio in mare.

LA LOTTA AI TRAFFICANTI. Il punto che suscita maggiori avversità è proprio quello dell'opzione militare per il contrasto delle organizzazioni criminali che speculano e si arricchiscono sulla vita dei migranti. Lunedì l'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione, Federica Mogherini, ha presentato all'Onu il piano, che prevede l'ormai famoso bombardamento dei barconi in partenza dalla Libia, al fine di ottenere una copertura da parte delle Nazioni Unite. Ad essere contraria all'operazione, oltre a tutte le organizzazioni umanitarie, è anche la stessa Libia, che ne sottolinea l'inutilità, oltre al rischio che si creino numerosi "danni collaterali", ovvero l'uccisione degli stessi migranti in fuga.

RICOLLOCAMENTO DEI PROFUGHI E RICHIEDENTI ASILO. Si tratta forse della novità meglio accolta a livello generale, anche se non priva di problemi e dubbi sulla sua reale applicazione. La misura, facendo leva sull'articolo 78/3 del Trattato di Lisbona, farebbe scattare un meccanismo di emergenza che obblighi tutti gli Stati membri, a seconda del proprio pil, dei livelli di disoccupazione, delle domande di asilo già accolte e della popolazione totale, a farsi carico di una quota di profughi, fino alle 20mila unità.
I problemi sono dovuti alle resistenze che opporranno alcuni Paesi, come Gran Bretagna, Ungheria ed altri, alla tempistica del meccanismo, non certo in linea con l'emergenza attuale e, non ultimo, al conflitto coi progetti migratori delle persone.

"Le persone non sono pacchi postali o container - ha osserva il direttore del Cir - quello che occorre è il riconoscimento dello status di 'rifugiato europeo', che consenta la libera circolazione dei richiedenti asilo tra i Paesi dell'Unione". Per Hein, infatti, la distribuzione non può avvenire a tavolino, poiché le persone hanno legami nei vari Paesi ed hanno un progetto migratorio preciso. "Se una volta arrivati a Lampedusa, li mandiamo obbligatoriamente in Slovacchia, il giorno dopo si rimetteranno in viaggio verso il Paese dove vogliono stabilirsi".
Per Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, sarebbe sufficiente introdurre un meccanismo che tenga conto della volontà delle persone, favorendo in questo modo i ricongiungimenti familiari.

REINSEDIAMENTO DI CHI HA DIRITTO A PROTEZIONE. Definita anche "resettlement", è forse una delle novità più interessanti, che potrebbe costituire un piccolo passo verso l'apertura di un canale umanitario che le associazioni chiedono fin dalla strage di Lampedusa. Nel concreto si chiede agli Stati di impegnarsi a farsi carico di una determinata quota di rifugiati e richiedenti asilo, andandoli a prendere direttamente nei Paesi di origine o nei Paesi di transito. In questo modo si creerebbe un'alternativa ai viaggi della speranza sui barconi, introducendo un sistema di spostamento sicuro e protetto.

COOPERAZIONE COI PAESI TERZI. La Commissione pensa di stanziare 30 milioni di euro in due anni per il Nord Africa e il Corno d'Africa. Si vorrebbe, inoltre, istituire un centro polifunzionale in Niger, che servirebbe sia a fornire informazioni ai potenziali migranti, sia a garantire loro protezione locale, aiutandoli con le richieste d'asilo e l'eventuale reinsediamento in Europa.
"Abbiamo già visto i danni provocati dalla cooperazione con Stati terzi - osserva Noury - in particolare con gli accordi tra il governo Berlusconi e la Libia di Gheddafi. Dare soldi a Paesi che non rispettano i diritti umani non aiuta a risolvere il problema".

AIUTARE GLI STATI MEMBRI PIÙ ESPOSTI. L'Europa stanzierebbe 60 milioni di euro in più per aiutare gli Stati membri sotto pressione, come Italia e Grecia. Una misura richiesta da tempo dal governo italiano, che introdurrebbe criteri di solidarietà fra i Paesi europei nella direzione di un riconoscimento dello sforzo fatto da chi si trova a gestire gli arrivi.


Ascolta l'intervista a Riccardo Noury
Tags: Migranti, Europa

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