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Migranti, accordo con la Libia e rastrellamenti etnici

Le mosse dell'Italia per fermare la rotta dalla Libia e i rastrellamenti di nigeriani.


di redazione
Categorie: Migranti
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Il documento del Viminale

Si terrà oggi il vertice Ue a Malta al cui ordine del giorno vi è il blocco della tratta di migranti dalla Libia all'Italia. Ieri l'accordo tra il primo ministro libico, Al-Serraj, e il premier italiano Gentiloni. Loris De Filippi di Medici Senza Frontiere: "Prospettiva irrealistica". Intanto la polizia italiana rastrella migranti in base alla nazionalità.

Si discuterà oggi nell'ambito del Consiglio Europeo di Malta il blocco della tratta di migranti dalla Libia all'Italia. Discussione che è stata anticipata da un susseguirsi di incontri e dichiarazioni istituzionali. Il primo ministro libico, Fayez al-Serraj, dopo una due giorni a Bruxelles ha infatti incontrato il premier italiano Paolo Gentiloni, con il quale ha sottoscritto un memorandum d'intesa per contrastare l'immigrazione illegale. Poche ore prima il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha dichiarato che “La Ue ha dimostrato di essere capace di chiudere le rotte di migrazioni irregolari, come ha fatto nella rotta del mediterraneo orientale. Ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia. Lo dobbiamo prima di tutto a chi soffre e rischia la vita, ma lo dobbiamo anche agli italiani e a tutti gli europei”.

Ma secondo il presidente di Medici Senza Frontiere Italia, Loris De Filippi, la prospettiva di bloccare la rotta mediterranea tra Libia e Italia è abbastanza irrealistica. “Si vuole mettere in relazione la situazione della route balcanica con una situazione completamente diversa, con 1500 chilometri di costa libica che dovrebbero essere pattugliati. Credo che Tusk dovrebbe mettere i suoi piedi su un barcone per rendersi conto della difficoltà di fare ricerca e soccorso, e della moltitudine di persone che cercano di scappare per richiedere asilo in un Paese sicuro, come certamente non è la Libia ad oggi. Bisogna ricordare che al di là di tutti gli sforzi fatti quest'anno 4730 persone sono morte. Credo che questo imbarbarimento della politica, fatta esclusivamente di deterrenza, sia fallimentare e sia destinato a portare nuove tragedie”.

Un altro problema, spesso poco toccato dai dibattiti politici e dalle discussioni istituzionali, è quello del diritto d'asilo previsto dall'art. 10 della nostra Costituzione e specificato a livello europeo dalla Convenzione di Ginevra. Secondo la nostra Costituzione, infatti, "lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge".

“La Libia non riconosce il diritto d'asilo – ricorda De Filippi – il che significa per esempio che persone che scappano da Boko Haram e che arrivano in Libia non si vedranno riconosciuto questo diritto. Dobbiamo ricordare inoltre che la situazione in Libia è altamente instabile. Mi fa piacere che Tusk abbia incontrato il Premier libico Al Serraj ma non è l'unica autorità all'interno di quel paese e lo sappiamo tutti benissimo”.
D'altronde, l'Unione Europea è solita ignorare questo tipo di questioni. La soluzione della rotta del Mediterraneo orientale cui si riferisce Tusk infatti è basata sull'accordo siglato dall'Ue con Erdogan, che pochi mesi fa è stato accusato proprio dal Parlamento Europeo di non rispettare i diritti e le libertà fondamentali, minacciando i valori democratici dell'Unione europea.

“Credo che il fenomeno vada affrontato in maniera molto diversa – conclude De Filippi - e portando avanti delle politiche di lungo corso. Se non si riesce ad avere nuove politiche sui campi profughi in Africa, condividendo quello che per alcuni è un fardello, ovvero i rifugiati, in maniera seria, sicuramente dovremo pagarne le conseguenze. La disperazione fa muovere le persone. Perciò credo che dare alle persone la possibilità di muoversi in maniera sicura e legale, sia l'unica soluzione”.

Nel frattempo il Viminale ordina, in una circolare, il rastrellamento di cittadini nigeriani. Il telegramma, datato 26 gennaio, è stato inviato alle Questure di Roma, Torino, Brindisi e Caltanissetta, sedi dei Cie. L'obiettivo è di rastrellare entro il 18 febbraio 18 migranti nigeriani. E il rastrellamento ordinato, oltre che su base etnica, indica anche la composizione di genere.
"Al fine di procedere, d'intesa con l'ambasciata della Repubblica federale della Nigeria, alle audizioni a fini identificativi di sedicenti cittadini nigeriani rintracciati in posizione irregolare sul territorio nazionale per il loro successivo rimpatrio - si legge nel documento - questa Direzione centrale ha riservato, a decorrere dal 26 gennaio al 18 febbraio 2017, 50 posti per donne nel Cie di Roma, 25 per uomini a Torino, 10 per uomini a Brindisi, e altri 10 per uomini a Caltanissetta".

Il Viminale chiede alle Questure di Roma, Torini, Brindisi e Caltanissetta di "effettuare mirati servizi finalizzati al rintraccio di cittadini nigeriani in posizione illegale sul territorio nazionale".
Gli avvocati che operano con migranti denunciano la grave discriminazione e il venir meno delle basilari regole dello stato di diritto di questa operazione. Sconcertante è il rintraccio di persone su base etnica, ma altrettanto sconcertante è l'espulsione collettiva.

Anna Uras e Alessandro Canella


Ascolta l'intervista a Loris De Filippi
Tags: Migranti, Libia

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