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Pil più basso che nel resto d’Italia, minore speranza di vita e più alto tasso di disoccupazione. Che il Meridione d’Italia non se la passasse bene era cosa nota, ma la fotografia scattata dall’Istat nel rapporto ‘Noi Italia’ ha dell’impietoso.

Il Pil pro capite a Sud di Roma raggiunge appena la metà dei valori di quello percepito nel Nord del Paese. Nel Mezzogiorno, infatti, i valori del Pil pro capite si fermano, secondo l’Istat, a 16.761 euro, contro i 30.821 del Nord-Ovest e i 29.734 nel Nord-Est. Poco incoraggiante anche il confronto con il dato medio nazionale, che si attesta a 25.256 euro.

A essere più bassa, nel Meridione, è anche la speranza di vita, mentre la disocuppazione ha raggiunto ormai livelli critici. Su base nazionale, i Neet (inoccupati, non in cerca di lavoro, ndr) si concentrano soprattutto tra le donne (27,1%) e nel Meridione. In Sicilia e Calabria, in particolare, gli inoccupati sono quasi il 40% dell’intera popolazione.

La fotografia scattatata dall’istituto di statistica arriva a nemmeno un anno dal rapporto Svimez della scorsa estate. A luglio, l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno attestava la crescita nel Meridione ferma al 13% tra il 2000 e il 2013, dato di poco superiore alla metà di quello greco (+24%).

Secondo il quadro tracciato da Svimez, il Pil del Mezzogiorno è diminuito ogni anno nel settennio 2007-2014, mentre addirittura una persona su tre è esposta al rischio povertà, contro il 10% della popolazione del Centro-Nord. Nella regione più esposta, la Sicilia, a essere a rischi povertà è il 41,8% della popolazione.

Sul fronte demografico, ancora, il rapporto Svimez segnala il rischio che la popolazione del Meridione si restringa di oltre 4 milioni di persone nei prossimi 50 anni, mentre altre statistiche hanno segnalato un saldo migratorio negativo per l’intero Paese, dove il numero degli emigrati supera quello degli immigrati.