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Il salvataggio di Mediterranea nel giorno del voto sul caso Diciotti

Un nuovo caso sul salvataggio di naufraghi nel Mediterraneo.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Un momento del salvataggio della Mar Jonio Foto: Mediterranea

L'unico salvataggio possibile è quello di un ministro dal processo? Nel giorno in cui il Senato vota sul caso Diciotti e salverà Salvini dal processo, si apre un nuovo caso in mare: la Mar Jonio, nave di Mediterranea Saving Humans, ha salvato 49 naufraghi, ma le viene impedito l'attracco a Lampedusa. Le interviste con un attivista di Ya Basta a bordo e con Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana. Asgi: "Intervenga la magistratura".

Ieri pomeriggio la nave Mar Jonio, l'imbarcazione della campagna della società civile Mediterranea, ha effettuato il suo primo salvataggio. La nave ha incrociato un gommone in avaria, in acque internazionali a 42 miglia dalle coste libiche, che stava affondando con una cinquantina di persone. L'equipaggio ha soccorso e tratto a bordo i 49 naufraghi prima dell'arrivo della Guardia costiera libica.
La segnalazione era arrivata dall'aereo di ricognizione Moonbird della Ong Sea Watch che avvertiva di una imbarcazione alla deriva in acque internazionali. Mare Jonio si è diretta verso la posizione segnalata e, informata la centrale operativa della Guardia Costiera Italiana, ha effettuato il soccorso ottemperando alle prescrizioni del diritto internazionale dei diritti umani e del mare, e del codice della navigazione italiano.

Attenendosi alle procedure previste in questi casi e per scongiurare una tragedia, Mare Jonio ha tratto in salvo tutte le persone a bordo comunicando ad una motovedetta libica giunta sul posto a soccorso iniziato di avere terminato le operazioni. Tra le persone soccorse, 12 risultano minori. Le persone a bordo si trovavano in mare da quasi 2 giorni e, nonostante le condizioni di salute risultino abbastanza stabili, sono tutte molto provate con problemi di disidratazione. Il personale medico di Mediterranea ha prestato assistenza e ha rilevato un sospetto di polmonite in almeno un minore.

La nave, che batte bandiera italiana, è poi ripartita in direzione Lampedusa, ovvero verso il porto sicuro più vicino rispetto alla zona in cui è stato effettuato il soccorso. Nel frattempo, è sopraggiunta una forte perturbazione. "Abbiamo chiesto formalmente all'Italia, nostro Stato di bandiera e stato sotto il quale giuridicamente e geograficamente ricade la responsabilità - spiegano in un comunicato - l'indicazione di un porto di sbarco per queste persone. Oggi abbiamo salvato la vita e la dignità di 49 esseri umani. Le abbiamo salvate due volte: dal naufragio e dal rischio di essere catturate e riportate indietro a subire di nuovo le torture e gli orrori da cui stavano fuggendo. Ogni giorno, nel silenzio a moltissime altre tocca questa sorte. Grazie ai nostri straordinari equipaggi di terra e di mare, alle decine di migliaia di persone che in tutta Italia ci hanno sostenuto, oggi quel mare non è stato più solo cimitero e deserto".

Attualmente la nave si trova ad un miglio e mezzo dal porto di Lampedusa. Bloccata e circondata da tre motovedette dalla Capitaneria di Porto. Alcuni attivisti di Mediterranea fanno sapere che la Guardia di Finanza è salita a bordo per compiere un'ispezione.
"Se la nave arriva e vuole entrare, il porto è aperto e possono entrare. Non ci sono forze dell'ordine davanti al porto che bloccano chi vuole entrare - ha dichiarato a Radio Capital Totò Martello, sindaco di Lampedusa -Anche perché tutti gli sbarchi che ci sono stati nel 2019 sono entrati direttamente nel porto, sono scesi, e poi sono stati raccolti per essere portati nel centro d'accoglienza".
Da Guardia Costiera e governo, lamenta il primo cittadino "non sono arrivate indicazioni. Da due anni siamo stati cancellati dalla geografia politica del governo italiano. Ci autogestiamo completamente".

Appresa la notizia, già nella serata di ieri il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha fatto sapere di non avere intenzione di fare entrare nel porto la nave. "Chi soccorre migranti irregolari in acque non di responsabilità italiana, senza che Roma abbia coordinato l'intervento ed entra poi in acque territoriali italiane lede il buon ordine e la sicurezza dello Stato italiano", si legge nella direttiva firmata da Salvini che poi twitta: "I porti italiani erano e resano chiusi".
"Abbiamo agito in base alle normative internazionali e alle leggi del mare, sia in termini di operatività sia in termini di comunicazione", ha ribadito al Gr Rai Alessandro Mets, l'armatore della Mare Jonio. "Essendo una nave italiana - ha aggiunto - abbiamo puntato al porto di Lampedusa anche per le condizioni del mare e di salute dei migranti".

ASCOLTA L'INTERVISTA A MARIO, ATTIVISTA DI YA BASTA, A BORDO DELLA NAVE:


Sul versante politico non mancano le reazioni. Da un lato il vicepremier Luigi Di Maio ha affermato che "Il nostro obiettivo è il rispetto delle regole e il salvataggio delle vite umane, non sarà un nuovo caso Diciotti". Un'ambiguità semantica che viene spiegata dallo stesso vicepremier: "Bisogna far rispettare le regole perché questa è una Ong italiana e non può permettersi di non rispettare le regole". A chi gli chiede se il governo farà sbarcare persone in difficoltà il vicepremier taglia corto: "Sì, per carità".
Sul tema interviene anche il neo-presidente del Pd, l'ex premier Paolo Gentiloni, che accusa il ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli di non prendersi la responsabilit". "Da parte di Salvini c'è strategia della tensione - afferma Gentiloni - Si crea un caso per 50 persone".

"Siamo di fronte ad un governo che si esercita in un gioco muscolare e di propaganda che, come al solito, ha come vittima persone in carne ed ossa, persona innocenti. È un gioco indegno, di cui dovremmo tutti vergognarci", commenta ai nostri microfoni Nicola Fratoianni, deputato e segretario nazionale di Sinistra Italiana.
Lo stesso Fratoianni è stato due volte a bordo della Mar Jonio, in due precedenti missioni. E sottolinea un aspetto evocato in passato dallo stesso ministro degli Interni: "Nei casi in cui le navi battevano bandiera di altri Paesi, Salvini ha sostenuto che avrebbero dovuto far sbarcare le persone in quei Paesi. La Mar Jonio batte bandiera italiana".
Lo stesso ministro verrà salvato oggi

ASCOLTA L'INTERVISTA A NICOLA FRATOIANNI:


Anche l'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione ha preso la parola in merito, sostenendo che "in una società moderna e democratica la Magistratura è chiamata ad intervenire contro la violenza istituzionale".
In particolare, ai nostri microfoni l'avvocato Salvatore Fachile spiega il meccanismo "rudimentale" utilizzato del governo per la capitalizzazione strumentale e politica di queste vicende, che non formalizza alcun provvedimento, ma semplicemente tarda ad indicare il porto sicuro, così come prescritto dalla legge.

ASCOLTA L'INTERVISTA A SALVATORE FACHILE:


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