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Medici in sciopero, "smantellamento del servizio pubblico"

I camici bianchi incrociano le braccia per l'intera giornata di oggi.


di redazione
Categorie: Lavoro, Sanità
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In corso nella giornata di oggi lo sciopero nazionale dei medici, nonostante le tardive rassicurazioni del Governo sulla Legge di Stabilità. Sanità pubblica equa e sostenibile, rispetto del lavoro dei medici, ricambio generazionale e stop al precariato sono le principali rivendicazioni delle categorie in sciopero.

I camici bianchi di tutta Italia hanno indetto oggi 15 dicembre uno sciopero nazionale di 24 ore. Urgenze a parte, negli ospedali e nei presidi territoriali della Asl i dottori potranno saltare le attività programmate come interventi, visite e esami diagnostici mentre gli studi dei medici di famiglia e dei pediatri potranno rimanere chiusi. Alla base della protesta la richiesta di una sanità pubblica unitaria, equa e sostenibile, che sia rispettosa della dignità e del lavoro dei medici e che mantenga alta la sicurezza del paziente. È dunque saldo il tentativo di rompere l'indifferenza del governo Renzi ai problemi della sanità e ridefinire le storture della Legge di Stabilità.

Anche a livello regionale, in Emilia Romagna, lo sciopero nazionale è stato fortemente sostenuto: il numero delle adesioni non è ancora attendibile ma si potrebbe affermare che la partecipazione è di oltre il 40-50%. Stamattina, alla Conferenza indetta dalla Organizzazioni sindacali, Marisa Faraca, segretario generale regionale della CISL, ha ipotizzato che su 10 medici solo due oggi garantiscono le urgenze. In merito alla protesta a carattere nazionale, Faraca ha denunciato gli orari di lavoro a cui sono costretti a sottostare i medici: adesso, rispetto alle direttive europee del 2013, un medico è sottoposto a circa 48 ore settimanali di lavoro: "Alimentare condizioni lavorative sempre più rischiose e pesanti mette a rischio la lucidità del medico curante e ovviamente va a danno del paziente".

Riguardo ad un altro tema fondamentale, è stato segnalato dalla stessa Faraca e dagli altri medici presenti oggi un allarmante e mancato ricambio generazionale che propende sempre di più verso una situazione di dilagante precariato giovanile. I tagli continui, le organizzazioni definite "farlocche" alimentano un precariato spinto che le stesse aziende non sanno risolvere: ritrovandosi infatti con medici sovraccaricati dal lavoro, vengono chiamati medici precari per sostenere, ad esempio, turni di notte, alimentando così la macchina del precariato ospedaliero. Al momento, i dati alla mano ci dicono che sono presenti almeno 2300 medici precari in regione. Un dato considerevole. Oltre il grido nazionale di protesta lanciato contro un Governo che sembra voglia smantellare sempre di più un servizio pubblico per rendere più facile l'accesso verso il privato, anche a livello regionale i rapporti non sono migliori. Sandro Macchi, gastroenterologo presso l'Ospedale Sant'Orsola di Bologna, ha infatti riportato il mancato arrivo di circa 120 milioni di euro stanziati da una delibera del 2013 per essere utilizzati nella Sanità - che, come viene ribadito nei temi che hanno portato allo Sciopero, manca di fondi. Sono soldi che Macchi definisce come "scomparsi, spariti" e che "forse le stesse aziende non hanno mai visto arrivare".

Di fronte a tutta questa serie di incredibili mancanze di salvaguardia da parte della Sanità Nazionale, i sindacati e i medici protagonisti dello sciopero di oggi richiedono: l'abolizione del comma 128 della Legge di Stabilità, che depaupera la contrattazione aziendale di risorse storiche, l'approvazione di un piano di assunzioni e stabilizzazione dei precari, l'avviamento del confronto sull'articolo 22 del patto della salute per rimediare alle condizioni mortificanti di esercizio della professione, un aumento di sicurezza delle cure per cittadini e operatori attraverso una legge organica e infine cancellare la subordinazione della rete ospedaliera e territoriale alle facoltà di medicina, prevista dalla Legge di Stabilità.

Valeria Paci


Ascolta l'intervista a Sandro Macchia

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