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"Media & Migration", un problema di continuità informativa

L'intervista alla giornalista Barbara Schiavulli, che interverrà al #TTFF10.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti, Esteri
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Barbara Schiavulli

In Italia i media parlano poco, male e in modo discontinuo di esteri, privando il pubblico di molti elementi per sapere cosa succede nel mondo e per comprendere le cause di fenomeni che tocchiamo con mano anche in Europa, come le migrazioni. L'intervista alla giornalista di guerra Barbara Schiavulli, autrice anche del web notiziario Radio Bullets, che interverrà al workshop "Media and Migration" all'interno del Terra di Tutti Film Festival.

In Italia non si parla mai abbastanza di migrazione e, quando avviene, lo si fa paventando un'invasione, senza analizzare la situazione dei Paesi da cui scappano le persone. A sostenerlo è Barbara Schiavulli, giornalista e scrittrice di guerra, inviata in Paesi "caldi" come Afghanistan, Israele, Yemen, Pakistan e Sudan, collaboratrice delle principali testate italiane, da Repubbica al Fatto Quotidiano, passando Per Radio24, Radio Popolare, Rainews 24, La7 e Sky Tg24, e autrice di Radio Bullets, il notiziario sul mondo che va in onda sulle frequenze di Radio Città Fujiko.
La giornalista sarà a Bologna sabato 11 ottobre per partecipare ad un evento del Terra di Tutti Film Festival. "Media and Migrations" è il titolo del workshop, che si svolgerà in Sala Anziani presso Palazzo D'Accursio, in cui Schiavulli porterà la sua esperienza, che anticipa ai nostri microfoni.

"La stampa italiana punta i riflettori, come sta avvenendo per la Siria - spiega Schiavulli - senza parlare adeguatamente delle cause del conflitto, di come ci si arriva, di chi sono i protagonisti e soprattutto manca la continuità informativa su questi temi".
Eppure nel mondo sono in corso decine di guerre i cui effetti toccano anche noi, come nel caso dei fenomeni migratori o del terrorismo internazionale. "Pensiamo però che eventi come quelli di Parigi o di Bruxelles, che giustamente ci lasciano sbalorditi - osserva la giornalista - avvengono tutti i giorni a Kabul o Bagdad. In Iraq si registrano 4mila morti al mese".

Un giornalismo superficiale, dunque, dove alcuni colleghi non conoscono la differenza tra il burqa o il niqab e rendono un pessimo servizio a lettori o ascoltatori. Un giornalismo in cui la pagina degli Esteri è decaduta, poiché le testate preferiscono investire risorse per acquistare foto di modelle o altre cose futili che, ad esempio, il pagamento di un corrispondente all'estero. Un giornalismo che rischia di rinunciare al suo ruolo fondamentale: il controllo del potere. "In questi giorni a Radio Bullets stiamo raccontando che i bombardamenti dell'Arabia Saudita in Yemen utilizzano armi occidentali. Un tema del genere dovrebbe riguardarci".

Mai come oggi, forse, ci sarebbe bisogno di raccontare bene quanto accade nel mondo e anche di rieducare il pubblico alle notizie utili, sottolinea Schiavulli. Le nuove tecnologie, che hanno cambiato sia il modo di fruire delle notizie, sia quello di produrle, rendono ancora utile e fondamentale la figura del giornalista che, se preparato e professionale, può fungere da garante e da filtro alle tante stupidaggini che girano su internet.


Ascolta l'intervista a Barbara Schiavulli

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