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Mc Donald's: junk food o junk job?

Le critiche della Filcams Cgil alla campagna pubblicitaria della multinazionale.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro, Movimento, Sanità
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La multinazionale dei fast food è impegnata in una campagna mediatica sul lavoro. Negli spot si promettono tremila assunzioni e una carriera veloce. Non è d'accordo la Filcams Cgil: "la realtà è diversa".

Il battage pubblicitario di Mc Donald's, multinazionale del fast food, non è passato inosservato. A tutti sarà capitato di vedere gli spot in televisione in cui si dipinge l'azienda come una realtà che ha a cuore il lavoro, offre occupazione stabile, favorisce una rapida carriera.
E, come in ogni campagna mediatica che si rispetti, c'è anche la promessa finale: tremila nuove assunzioni. Il tutto condito con il riferimento sensazionale all'articolo 1 della Costituzione italiana.
Un messaggio che ha fatto balzare sulla sedia i no global e non solo. A prendere la parola, infatti, è stata anche la Filcams Cgil. Secondo la categoria del commercio del sindacato la realtà dipinta nella pubblicità è ben diversa da quella che si vive quotidianamente.

Innanzitutto, osserva la Filcams, "McDonald’s è una di quelle rare multinazionali del comparto della ristorazione commerciale/veloce, se non l’unica, ad essersi sistematicamente sottratta al confronto in ordine alla condivisione di un contratto integrativo aziendale".
Non solo: le relazioni sindacali, sia nazionali che territoriali, sono praticamente inesistenti e lo testimonia, tra le altre cose, la procedura di licenziamento collettivo avviata dall'azienda qualche mese fa a Milano, che ha coinvolto un centinaio di lavoratori con più anzianità.

Anche sulla qualità occupazionale il sindacato ha da ridire: "l’80% dei lavoratori, non certo per scelta, ha un contratto a tempo parziale di poche ore settimanali, con il sistematico obbligo di prestare servizio in orario notturno e domenicale/festivo". Inoltre McDonald’s omette di specificare l’alto indice di precarietà, le inevitabili implicazioni di carattere reddituale e l’impossibilità di avere il tempo necessario per la cura dei propri affetti e della propria salute psicofisica.

In realtà non è la prima volta che la multinazionale cerca di rifarsi l'immagine per via pubblicitaria.
Dopo il documentario di Morgan Spurlock "Super size me", in cui si mettevano in evidenza i gravissimi effetti sulla salute del cosiddetto "junk food" (cibo spazzatura) e le conseguenze di un'alimentazione basata sui prodotti della multinazionale, la catena ha dato vita a diverse campagne pubblicitarie per cercare di recuperare credibilità su questo terreno. Restando in Italia basti ricordare la promozione di McItaly, panino italiano al 100%, che ha ottenuto l'approvazione dell'allora ministro leghista Luca Zaia.

Messo da parte il tema alimentare, ora Mc Donald's punta su ciò che manca di più in questo momento: il lavoro. “La retorica, il sensazionalismo e le strumentalizzazioni, quando si discute di diritti fondamentali e di lavoro, non solo sono fuori luogo ma non sono di alcuna utilità", commenta la Filcams, che sfida l'azienda sul terreno del piano industriale, degli investimenti, delle aperture previste e di prospettive occupazionali.

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