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Materne, anche in Regione no all'Asp

Sel e Flc Cgil contrarie al passaggio all'Asp delle materne contenuto nel progetto di legge regionale.


di Alessandro Canella
Categorie: Istruzione
scuola

Dopo Bologna, la contrarietà del passaggio delle materne all'Azienda per i Servizi alla Persona si estende anche al territorio regionale. Il gruppo di Sel all'assemblea legislativa è pronto a presentare emendamenti al progetto di legge regionale. Contraria anche l'Flc Cgil. Morsia: "La scuola dell'infanzia è un diritto, non un servizio".

La protesta delle maestre bolognesi contro il passaggio delle scuole dell'infanzia all'Azienda per i Servizi alla Persona rischia di allargarsi. La giunta Errani, infatti, ha predisposto un progetto di legge sulla riforma dell'Asp che contiene un articolo riguardante le scuole dell'infanzia e un loro possibile passaggio dal Comune.
La questione ha sollevato l'opposizione del gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà in Assemblea Legislativa. I vendoliani sono pronti ad emendare il testo qualora non fossero apportate delle modifiche che escludono le materne dal passaggio.

Anche l'Flc Cgil dell'Emilia Romagna si è detta contraria. In una riunione del proprio direttivo, infatti, ha redatto un ordine del giorno, intitolato "Infanzia, si riparte da qui" che fa il punto sullo stato delle materne in regione.
"La situazione è di emergenza - racconta il segretario regionale Flc Raffaella Morsia - I problemi sono cominciati a nascere nel 2009, in seguito alla riforma Gelmini e alle operazioni compiute dai governi che si sono susseguiti nel tempo".

Quanto all'Asp, le ragioni dell'Flc sono analoghe a quelle addotte dalle maestre bolognesi. Innanzitutto una questione di principio e di sostanza: la legge non considera la scuola dell'infanzia un servizio, ma un diritto garantito costituzionalmente. Dunque, lo Stato e tutte le sue ramificazioni non posso disimpegnarsi dal garantire un'offerta diretta in materia. In quanto Istituzione della Repubblica, inoltre, l'istruzione non può essere oggetto di legiferazione regionale che ne modifichi l'impianto.
"Se il progetto di legge dicesse che passano all'Asp servizi come pre e post scuola, mense e centri estivi - osserva Morsia - allora potrebbe essere accettabile. Ma non il cuore della scuola dell'infanzia".

Per gli Enti Locali, però, restano i problemi legati al patto di stabilità (che in teoria impedisce assunzioni) e al taglio ai trasferimenti. Su questo versante il sindacato chiede l'intervento dello Stato: "Tutti dicono che l'istruzione è un settore strategico, ma se ne dimenticano il giorno dopo. Lo Stato dovrebbe garantire la propria offerta e più insegnanti, oltre ad agevolare gli Enti Locali con vincoli meno rigidi al patto di stabilità o risorse aggiuntive".
Morsia cita anche la sentenza della Corte dei Conti di Napoli, che ha dato ragione al Comune e alle assunzioni compiute infrangendo il patto di stabilità. In quella sentenza è stato infatti sancito che il diritto all'istruzione viene prima del contimento della spesa pubblica.

Il sindacato fa riferimento anche al referendum bolognese del 26 maggio scorso, vinto da chi vuole cancellare i finanziamenti alle materne private. "La maggioranza dei cittadini - ricorda Morsia - ha detto che non accettano che nell'esercizio di un diritto si sia costretti ad iscrivere i propri figli ad una scuola privata, spesso confessionale, e pagare una retta".


Ascolta l'intervista a Raffaella Morsia

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