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1 marzo: lo sciopero migrante che riguarda tutti

Lavoratori migranti e precari danno appuntamento alle 17 in piazza Nettuno.


di redazione
Categorie: Migranti
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In un'Europa messa in crisi dai flussi migratori, torna oggi, 1 marzo, lo sciopero migrante. A Bologna l'iniziativa alle 17 in piazza Nettuno. Permesso di soggiorno europeo senza condizioni, salario minimo e welfare e reddito europei le rivendicazioni. Rudan: "I migranti sono un laboratorio per una revisione della Costituzione europea che colpirà tutti".

Il primo Marzo di quest'anno sarà ricordato per la grande mobilitazione migrante in Europa. Quest'anno l'iniziativa avrà infatti un carattere maggiormente trasnazionale, dal momento che sono quasi una trentina le città che in Europa ospiteranno lo sciopero dei migranti. Le iniziative saranno promosse quindi in 7 Paesi e saranno diverse tra loro per dare modo alle diverse realtà di poter espimere al meglio il loro dissenso alle politiche migratorie dell'Ue. Numerose le adesioni e il sostegno da parte del mondo dei lavoratori precari a indicare la volontà non solo di portare solidarietà, ma di partecipare ad una battaglia comune contro i processi di precarizzazione e cancellazione del welfare.

La mobilitazione cade quest'anno in un periodo di forti tensioni. In Francia sta infatti proseguendo lo smantellamento della Jungle di Calais, mentre al confine tra Grecia e Macedonia, proprio ieri, hanno avuto luogo scontri tra migranti che tentavano di passare il confine e forze dell'ordine di entrambi i Paesi.
"I migranti hanno concretamente messo in crisi la Costituzione europea - sostiene ai nostri microfoni Paola Rudan del Coordinamento Migranti di Bologna - A partire da maggio dell'anno scorso, quando la tempesta dei flussi si è scatenata, abbiamo assistito ad un tentativo di accentramento dei poteri da parte dell'Ue che si è scontrata con le politiche adottate dai singoli Paesi".

I muri costruiti sui confini, dunque, sarebbero solo la punta dell'iceberg e, per i promotori della giornata di oggi, siamo di fronte ad uno scontro che è destinato ad avere ripercussioni sul lungo periodo non solo per i migranti. Si pensi, ad esempio, al tentativo di sospendere Shengen o alle politiche britanniche per l'esclusione dal welfare dei migranti. "Il terreno di sperimentazione sono i migranti - sottolinea Rudan - ma queste politiche sono destinate a pesare sulla pelle di tutti".

Lo sciopero migrante del 1 marzo, però, vuole dare visibilità al migrante non solo nel momento in cui attraversa le frontiere esterne all'Unione. "Dobbiamo sforzarci di guardare alla costruzione di progetti dove il migrante non sia vittima del regime dei confini, ma nemmeno oggetgto passivo della nostra benevola accoglienza - continua Rudan - I migranti stanno sfidando concretamente gli ostacoli alla loro libertà e sono tutt'altro che passivi. Per questo motivo il discorso sull'accoglienza va ripensato in modo da guardare anche a cosa significa la vita dei migranti oppressi dall'estrema mobilità del lavoro".

Tre i punti di rivendicazione principali che verranno portati in piazza oggi pomeriggio: un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, ovvero slegato dal lavoro, un salario minimo europeo che impedisca la differenziazione salariale e la delocalizzazione del lavoro ed infine welfare e reddito europei.
Ulteriore focus della giornata sarà ovviamente l'antirazzismo che, soprattutto all'indomani degli attenatati di Parigi e dei fatti di Colonia, diventa nodo centrale della mobilitazione dei migranti. "Gli effetti scatenati da questi eventi tragici hanno avuto gravi ricadute sui migranti ovunque - sottolinea l'esponente del Coordinamento Migranti - Si pensi all'aumento dell'espulsioni portate avanti in modo arbitrario e bypassando la magistratura, anche a Bologna. Tutto ciò ha prodotto grande paura tra i migranti, che ora temono che qualunque presa di posizione possa essere sospettata o utilizzata come pretesto per la repressione".

Lo sciopero migrante del 1 marzo, dunque, vuole che siano direttamente i migranti a prendere parola ed alzare la testa.
"Se non si hanno queste finalità - sottolinea Rudan - tutte le iniziative di solidarietà rischiano di perpetrare gerarchie dove alcuni privilegiati si fanno portavoce di chi non lo è. Solo così il 1 Marzo diventa un'occasione per far sentire ai migranti che non sono soli e che il tentativo di dividerci non è destinato ad avere successo".

Gabriele Amadori


Ascolta l'intervista a Paola Rudan

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