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La Marcia per la Pace, gli affari della guerra

Oggi la celebre manifestazione, mentre il governo italiano fa affari con le armi.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento
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Oggi la ventunesima edizione della Marcia per la Pace Perugia-Assisi, aperta dallo slogan “Vinci l'indifferenza”. Chiesta una tregua nel conflitto in Siria, raccolte le firme per la legge di iniziativa popolare sulla difesa civile non armata e nonviolenta. Intanto la ministra Pinotti in Arabia Saudita a vendere armi. La Procura di Brescia ha aperto un'inchiesta.

Vinci l'indifferenza”. È questo lo slogan che campeggia sullo striscione della 21^ Marcia per la Pace, partita alle 9.00 da Perugia e diretta ad Assisi. La frase è mutuata da papa Francesco, che aveva usato quell'espressione in uno dei suoi tanti appelli rimasti inascoltati dai grandi della terra.
Il bisogno di pace espresso dai marciatori riguarda i tanti, troppi conflitti in giro per il mondo, ma in particolare gli occhi sono puntati sulla situazione siriana, per la quale i manifestanti chiedono una tregua. Non solo: gli organizzatori chiedono ai governi di gestire le migrazioni in maniera diversa, “umanamente sostenibile”.

Un riflettore particolare è stato acceso sul tema del femminicidio e della violenza di genere, una guerra silenziosa e occulta che avviene tra le mura domestiche.
Durante la manifestazione, inoltre, è possibile firmare la proposta di legge di iniziativa popolare che chiede una difesa civile non armata e nonviolenta. La campagna per la legge è nata a maggio del 2015 ed è stata messa in campo dalle sei principali reti per la pace italiane. Importanti le firme già raccolte in un anno e mezzo, come quelle degli ex sindaci Giuliano Pisapia e Ignazio Marino, gli attuali sindaci Luigi De Magistris, Marco Doria, Renato Accorinti e Filippo Nogarin.

La Marcia, però, è stata anticipata da azioni del governo italiano che vanno in ben altra direzione. Lo scorso 4 ottobre, la ministra della Difesa Roberta Pinotti si è recata in Arabia Saudita, dove ha incontrato il re saudita Salman e il vice principe ereditario e ministro della Difesa, Muhammad Bin Salman.
Nel quasi totale silenzio dei media, Pinotti è andata a discutere “le modalità per migliorare le relazioni bilaterali, soprattutto nel settore della difesa” e “contratti navali” di stampo militare. In altre parole: a vendere armi, come peraltro già fatto dal governo italiano in più occasioni (guarda qui e qui) nonostante, secondo l'Onu più del 60% delle vittime tra i civili yemeniti, che ammontano ad oltre 3.800 morti, sarebbero stati causati dai bombardamenti indiscriminati della coalizione saudita.

Vendere armi a Paesi che non rispettano i diritti umani o, banalmente, che sono in guerra, però, è vietato dalla legge. È per questo che la Procura di Brescia ha aperto un'inchiesta relativamente alle forniture di bombe 'made in Italy' verso l'Arabia Saudita, con ipotesi di possibile violazione della legge 185 del 90, che vieta proprio l'esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani. L'inchiesta nasce da un esporto della Rete Italiana Disarmo del gennaio 2016.

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