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Manovra: tagli in vista anche per la scuola

Il governo smantella (in parte) la Buona Scuola di Renzi, ma i soldi risparmiati non vanno all'istruzione


di Anna Uras
Categorie: Istruzione
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Contrariamente a quanto promesso, anche i fondi per l’istruzione verranno tagliati dalla Manovra. In questo caso però il M5s ha mantenuto almeno in parte un’altra promessa, ovvero quella di ridurre l’alternanza scuola lavoro. Peccato che i fondi tagliati non vengano investiti in altre politiche per l’istruzione, ma si limitino a scomparire. Il commento di Jacopo Frey di Cobas Scuola.

Avevamo già parlato della dichiarazione del vicepremier Di Maio secondo cui la manovra non avrebbe tagliato fondi a scuola, sanità e cultura, soffermandoci su quanto ciò si fosse rivelato falso per quanto riguarda la cultura. A quanto pare, anche la scuola non si è salvata dai tagli come promesso dal governo. La voce di spesa che è stata tagliata più drasticamente è quella dell’alternanza scuola lavoro “Le ore vengono tagliate di molto – spiega Jacopo Frey – con una conseguente riduzione delle risorse che vengono impiegate, si parla di cifre tra i 20 e i 50 milioni di euro, ma questi soldi non sono stati rimessi da nessuna parte. Noi siamo tutti daccordo sulla riduzione e nel caso anche sull’annullamento dell’alternanza. Ma il problema delle risorse rimane. Soprattutto, come viene rimarcato anche dalle organizzazioni studentesche, noi abbiamo un problema riguardo all’edilizia scolastica e alla messa in sicurezza degli edifici, che non ha trovato un nuovo rifinanziamento”.

Insomma, il M5s ha mantenuto una delle sue promesse, prevedendo una riduzione delle ore di alternanza scuola-lavoro, e non sembra essergli costato molto. Hanno semplicemente tagliato i fondi, senza destinarli ad altre aree del budget per l’istruzione, così come è stato fatto per il Bonus Cultura. Entrambe sono politiche della Buona Scuola di Renzi che in passato sono state ampiamente criticate, la prima in particolare, e il movimento si è eretto a sostenitore di queste battaglie, ma apparentemente non è andato oltre gli slogan più semplici, come “No Buona Scuola”. L’implicita richiesta di investire quei fondi in politiche che il mondo dell’istruzione necessita da anni, come la messa in sicurezza degli edifici, deve essergli sfuggita.

Anche sul fronte dell’assunzione di nuovo personale scolastico e scorrimento delle graduatorie, altro tasto dolente dell’istruzione in Italia, la manovra non ha prodotto chiarezza. “All’interno della manovra -spiega Frey - c’è un ennesimo ridisegno della procedura di reclutamento, ovvero del concorso che dovrebbe essere bandito e che molti docenti e laureati stanno attendendo molto tempo, ma non sappiamo quante risorse vengono messe per questa assunzione. Nel 2018 ci sono stati dei percorsi abilitanti al sostegno che avevano permesso l’accesso a una prima fase di un concorso per docenti già abilitati, che per esempio in Emilia Romagna non sono ancora stati assunti”.

Insomma, pare che il governo del cambiamento sia abbastanza in linea con l’atteggiamento dei governi precedenti rispetto all’istruzione: “Su quello che riguarda la scuola - conclude Frey - possiamo renderci conto di una sostanziale comunanza di intenti fra i vari schieramenti politici. Da parte di tutti i vari schieramenti, dopo la 107 che aveva investito delle risorse nella scuola riuscendo a scontentare tutti quanti, la politica generale è quella di ridurre complessivamente le risorse che vengono portati alla scuola e all’istruzione. Abbiamo tagli delle borse di studio, tagli dei percorsi di facilitazione dell’accesso all’istruzione, siamo un po’ punto a capo”.

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