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Mafie, quando fare il sindaco è pericoloso

L'intervista a Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica
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Fare l'amministratore locale è sempre più difficile e pericoloso. A certificarlo è il rapporto "Amministratori sotto tiro" di Avviso Pubblico. Negli ultimi 4 anni le minacce e le intimidazioni sono cresciute del 70%. Agli amministratori sono richieste etica e competenze, ma un ruolo chiave lo svolgono anche i cittadini.

351 tra amministratori e dipendenti pubblici intimiditi o minacciati in un anno, il 70% in più rispetto al 2011. A testimoniare come lavorare per la cosa pubblica sia diventato sempre più pericoloso è il rapporto "Amministratori sotto tiro", stilato da Avviso Pubblico, Enti Locali e Regioni per la formazione contro le mafie.
"Oggi fare l'amministatore è difficile e rischioso, sia per le pressioni criminali, sia per la disperazione causata dalla crisi", spiega ai nostri microfoni Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico.

Di tutti gli atti di minaccia o intimidazione, quasi uno su cinque (il 18%) sono di stampo mafioso, ma i dati rischiano di essere approssimati per difetto, dal momento che il sommerso è ancora tanto. "Molti amministratori non denunciano o per paura o perché avevano stipulato patti oscuri già in campagna elettorale", osserva Romani, che poi spiega come esistano due tipi diversi di intimidazione: quella punitiva, che colpisce chi ha fatto scelte per il bene pubblico che danneggiano l'interesse personale del malavitoso, e quella preventiva, messa in atto allo scopo di condizionare le scelte future.
In ogni caso, il fenomeno è diventato un problema rilevante, al punto che è stata istituita una commissione parlamentare d'inchiesta.

Gli amministratori sono (se va male) sotto tiro e (se va bene) sotto i riflettori, perché il loro ruolo nel contrasto alla criminalità organizzata è diventato centrale. Esso è anzitutto un ruolo di prevenzione, dal momento che la repressione è affidata agli organi giudiziari.
"Attraverso la trasparenza del loro operato - continua Romani - ed applicando strumenti come la legge anticorruzione, i piani triennali anticorruzione od occupandosi della formazione dei dipendenti pubblici, sindaci ed assessori possono fare molto per contrastare l'azione delle mafie".

Allo scopo, l'associazione ha anche stilato la "Carta di Avviso Pubblico", un codice comportamentale che indica al buon amministratore cosa può e deve fare e cosa non deve fare affinché il suo operato non contribuisca a creare zone oscure dove si infiltra la criminalità organizzata.
Questo però non basta, perché sindaci ed assessori hanno bisogno anche di altri strumenti. Ad esempio c'è necessità di una legge più semplice e chiara in materia di appalti, tornati prepotentemente d'attualità negli ultimi tempi. Una legge che ha introdotto il criterio del massimo ribasso, sfruttato dalle mafie e spesso unica strada possibile a causa dei tagli ai trasferimenti e del Patto di Stabilità.

C'è bisogno anche che gli Enti Locali abbiano più poteri decisori su quelle attività, come sale per il gioco d'azzardo e compro oro, che sono in odore di mafia e rappresentano rischi sanitari, a causa della ludopatia.
La legge in discussione in Parlamento, però, sembra andare in senso contrario. Le associazioni contro il gioco d'azzardo denunciano che con il nuovo provvedimento verrebbero azzerati i regolamenti stilati dalle Amministrazioni locali per arginare il fenomeno. "Il problema - osserva Romani - è che dobbiamo fare i conti anche con la legislazione europea sulla concorrenza e con la lobby del gioco d'azzardo che esercita forti pressioni in Parlamento".

Quel che più conta, però, è il sostegno dei cittadini. "Un buon amministratore ha bisogno di essere sostenuto dai cittadini - insiste il coordinatore di Avviso Pubblico - che non devono farlo sentire abbandonato e devono vigilare".
Romani non crede alla teoria della kasta, considerando la crisi etica dei partiti, che ha portato a tante inchieste giudiziarie, come uno specchio della società. In questo senso, un rinnovato impegno della società civile può contribuire a dare alla classe politica quello slancio per riformare se stessa e candidare persone oneste.

Ascolta l'intervista a Pierpaolo Romani:

Tags: Mafia, Politica

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