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Mafia Capitale, atto secondo: le larghe intese sui migranti

Nuova ondata di arresti nell'ambito dell'inchiesta "Mondo di mezzo".


di Andrea Perolino
Categorie: Giustizia
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Sono 44 i nuovi arresti eseguiti dalla procura di Roma e dai carabinieri del Ros nella seconda parte dell'inchiesta "Mondo di mezzo". Coinvolti esponenti di spicco del Comune di Roma e della Regione Lazio. Gli affari di Mafia Capitale sull'accoglienza dei richiedenti asilo e la gestione dei campi di accoglienza. Libera: "Doloroso vedere che si facessero affari sulla pelle dei migranti".

Mentre sono ancora vive le polemiche intorno agli "impresentabili" delle ultime elezioni amministrative, il mondo politico è nuovamente nell'occhio del ciclone per l'inchiesta su Mafia Capitale, che lo scorso dicembre portò alla luce l'organizzazione criminale capeggiata da Massimo Carminati. Il secondo atto dell'inchiesta "Mondo di mezzo" ha portato all'arresto di 44 persone per associazione di tipo mafioso, corruzione e altri reati, mentre sono 21 gli indagati a piede libero. Tra i soggetti raggiunti dal provvedimento della procura di Roma e dai carabinieri del Ros tra Sicilia, Lazio e Abruzzo ci sono esponenti di primo piano delle istituzioni romane, di destra e di sinistra.

Tra questi l'ex presidente del Consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti (Pd), e Luca Gramazio, prima capogruppo Pdl al Consiglio di Roma Capitale e poi presso il Consiglio Regionale del Lazio. In manette anche l'ex assessore alla Casa del Campidoglio, Daniele Ozzimo del Pd, e Angelo Scozzafava, ex assessore comunale a Roma alle Politiche Sociali. Tra gli arrestati anche i consiglieri comunali Giordano Tredicine, Massimo Caprari e l'ex presidente del X Municipio (Ostia), Andrea Tassone.

Le "larghe intese" criminali di questo torbido intreccio mafia-politica si giocavano su una fitta rete di relazioni tra la malavita e le istituzioni. Un sodalizio che si traduceva in affari derivanti da scambi di favore, flussi di denaro, gestione di appalti e risorse pubbliche, con una forte penetrazione nella pubblica amministrazione. Il tutto grazie al re delle cooperative Salvatore Buzzi, il rosso che insieme al nero (Carminati) muoveva i fili dell'organizzazione. Lo stesso Buzzi, secondo gli investigatori era "figura centrale", capace di ottenere "mediante pratiche corruttive e rapporti collusivi, numerosi appalti e finanziamenti della Regione Lazio, del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate".

Proprio una frase di Salvatore Buzzi, in una telefonata interecetta, restituisce al meglio il senso del sistema di corruzione di Mafia Capitale: "La mucca deve mangiare per poter essere munta". E grazie alle intercettazioni è emerso il sistema di corruzione che aveva eretto un business sulla gestione dell'accoglienza di migranti e richiedenti asilo. "È la parte più dolorosa - afferma Marco Genovese, referente dell'associazione Libera per la città di Roma - se pensiamo che i migranti sono persone in condizione di estrema difficoltà e sulle loro spalle venivano fatti grossi affari. Con un sistema oleato da meccanismi di corruzione ma che vede coinvolte anche strutture nate proprio per fare soldi, e da qui troviamo ricadute di ordine sociale e non possiamo stupirci delle questioni nate attorno ad alcuni centri di migranti della capitale".

I carabinieri hanno perquisito questa mattina la sede della cooperativa "La Cascina", vicina al mondo cattolico, che aveva in gestione, tra gli altri, anche il Cara di Mineo, in Sicilia. I manager della cooperativa, secondo l'accusa del Gip di Roma, erano "partecipi degli accordi corruttivi con Luca Odevaine" e hanno commesso "plurimi episodi di corruzione e turbativa d'asta" dal 2011 al 2014, mostrando così una "spiccata attitudine a delinquere" per ottenere vantaggi economici. Odevaine, grazie al suo ruolo al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull'accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, era in grado di esercitare una forte influenza per favorire l'assegnazione dei flussi di migranti alle strutture gestite dal gruppo La Cascina.

"Le mafie e la corruzione fanno male perché non permettono alla cittadinanza di usufruire dei servizi che funzionano, questo è il dato lampante di quello che abbiamo visto - sostiene Genovese - La cosa che stupisce soprattutto noi associazioni è non soltanto la presenza di personaggi legati a questo sistema, ma il silenzio che per tanti anni ha circondato queste vicende. È importante che la politica sia in grado di rinnovarsi e assumersi le proprie responsabilità - sottolinea il rappresentante di Libera - la classe politica che ha guidato Roma negli ultimi decenni sicuramente non è stata all'altezza. E il lavoro della magistratura è importante ma non è tutto, anche noi cittadini abbiamo un ruolo fondamentale per produrre una buona politica".


Ascolta l'intervista a Marco Genovese di Libera

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