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La band bolognese Lo Stato Sociale era stata invitata dalla Fiom a partecipare ad un’assemblea per celebrare il 25 aprile, ma la Weber, azienda del gruppo Fiat, non ha permesso l’ingresso. Il reading è stato improvvisato sulla strada. I musicisti ricordarono al Festival di Sanremo i 5 operai di Pomigliano che la Fiat non fa tornare al lavoro.

Anche nelle fabbriche italiane manca lo Stato Sociale, anche quello musicale. È facile l’ironia che si può fare attorno alla vicenda che riguarda la Weber, fabbrica metalmeccanica bolognese del gruppo Fiat, che rifiuta di fare entrare la band all’assemblea/celebrazione che la Fiom ha organizzato per il 25 aprile.
L’iniziativa, infatti, voleva ricordare in modo originale la Liberazione, grazie ad un reading e alla visita dei musicisti bolognesi, che dopo il trionfo a Sanremo sono stati ingaggiati dal sindacato.

La notizia è rimpallata su tutti i quotidiani, ma questa mattina, al momento di dare vita all’assemblea/evento, l’azienda si è rifiutata di fare entrare Lo Stato Sociale.
“L’azienda ha applicato in maniera rigida il regolamento e la legge che consentono di entrare in azienda solo ai dirigenti sindacali – spiega ai nostri microfoni Stefano Ruggenini, rsu Fiom nella fabbrica – però in passato, per altre iniziative c’è stata più flessibilità e questo atteggiamento è controproducente per l’immagine stessa dell’azienda, a cui dice di tenere molto”.

L’inimicizia dei vertici Fiat, probabilmente, Lo Stato Sociale se l’è “guadagnata” proprio al Festival di Sanremo quando, in una loro esibizione, i cinque musicisti hanno ricordato gli altrettanti operai di Pomigliano che l’azienda non vuole reintegrare, nonostante una sentenza del tribunale, e preferisce pagare per stare a casa.
“Oggi però Lo Stato Sociale non avrebbe parlato di Fiat – osserva il sindacalista – ma avrebbe svolto interventi sull’importanza dell’antifascismo”.
I metalmeccanici, però, non si sono persi d’animo e, insieme ai musicisti, hanno improvvisato il reading sulla strada, di fronte alla fabbrica. Gli operai hanno potuto ascoltarli dalle finestre.

ASCOLTA L’INTERVISTA A STEFANO RUGGENINI: