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"Lo sciopero femminista è la risposta", un nuovo 8 marzo di lotta

verso l'8 marzo: lo sciopero, il livello transnazionale, la violenza sistemica come strumento di analisi politica


di Anna Uras
Categorie: Lavoro, Movimento, Donne
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Foto: Michele Lapini

Questo venerdì si terrà il terzo sciopero femminista globale. Dall’organizzazione della giornata bolognese al livello transnazionale, passando per lo sciopero produttivo e riproduttivo e da quello dai generi, insieme alle attiviste di Non Una Di Meno Bologna abbiamo ricostruito il percorso di costruzione e l’organizzazione di uno sciopero che prima di tutto è politico, non senza approfondire alcune perplessità e cercarvi una risposta

Si è tenuta oggi in Piazza del Nettuno la conferenza stampa di Non Una Di Meno in vista dell’8 marzo. Si è parlato dello sciopero femminista, sia rispetto all’organizzazione della piazza bolognese di quest’anno sia allargando lo sguardo alla dimensione globale dello sciopero. Ma poiché lo sciopero femminista è prima di tutto uno sciopero politico, si sono anche affrontati i diversi livelli su cui si articola lo sciopero, da quello produttivo a quello riproduttivo e di sciopero dai generi. Infine, per provare a rispondere ad alcune critiche e perplessità generate dalla decisione di adottare lo sciopero come pratica femminista, nell’ambito della puntata di oggi di Frequenze Sui Generis è stata ospite sulle nostre frequenze Paola Rudan di Non Una Di Meno Bologna.

Per quanto riguarda la piazza bolognese, così come è stato anche negli anni passati la giornata dell'8 marzo inizierà fin dal mattino presto, con l'appuntamento in piazza del Nettuno dalle 8.30 per il microfono aperto delle scioperanti. Oltre agli interventi, la piazza sarà cartterizzata da diversi appuntamenti ed attività, dal gazebo della Scuola DeGenere al laboratorio di siopero dalle app d'incontri, passando per le lezioni aperte di Yoga e Muay Thai. Da Piazza Maggiore ci si sposterà poi in piazza Verdi per il pranzo sociale femminista. Un'occasione di socialità e di condivisione di quello che è un momento del lavoro riproduttivo solitamente relegato all'interno delle mura domestiche, ma anche uno strumento per agevolare lo sciopero dai consumi. Da lì, infine, ci si sposterà in Piazza XX settembre dove dalle 17 avrà inizio il concentramento del corteo serale, che attraverserà il centro passando per Via Indipendenza e Via dei Mille fino a oncludersi nuovamente in Piazza Maggiore.

8 marzo 2019: il percorso di costruzione e lo sciopero produttivo

Quello di quest’anno sarà il terzo sciopero femminista globale dell’8 marzo chiamato da Non Una Di Meno, una data ormai simbolica ma a cui si arriva attraverso un processo di costruzione continuo che ogni anno contribuisce a dare significato a questa giornata. "Essendo il terzo c'è un lavoro alle spalle che viene messo a frutto -spiega infatti Roberta Ferrari di Non Una Di Meno - ci troviamo di fronte a un movimento globale che continua ad allargarsi. Quest'anno in Italia in tutte le città ci sarà lo sciopero, tutti i sindacati di base hanno indetto lo sciopero e quindi garantiscono la copertura sindacale, i sindacati confederali non lo hanno fatto ma un appello di delegate e di lavoratrici sta girando e raccoglie centinaia di firme e questo ci ha permesso anche di andare nei luoghi di lavoro a fare le assemblee e quindi a raccontare che cos'è lo sciopero femminista e a invitare alla partecipazione le lavoratrici e i precari. Dico precari perché questo scioperò è sì uno sciopero femminista ma non è uno sciopero separatista. Questo significa dire che questo sciopero vuole contestare il patriarcato e quindi la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere, ma lo fa conscio del fatto che questa violenza sostiene lo sfruttamento e il razzismo che opprimono tutte e tutti".

Per quanto riguarda lo sciopero produttivo, ovvero la sospensione del lavoro retribuito, lo sciopero generale di 24 ore per l'8 marzo di tutte le categorie pubbliche, private e cooperative è già stato proclamato dalle sigle sindacali CUB, USI e USI-AIT, USB, SGB e Confederazione COBAS (SI Cobas, ADL Cobas, Cobas Comitati di Base della Scuola e SLAI Cobas per il sindacato di classe). In ogni caso, "ricordiamo che in Italia lo sciopero è un diritto costituzionale - sottolinea Ferrari - quindi tutti possono scioperare anche singolarmente. È chiaro che questa condizione mette in una condizione di debolezza in molti luoghi di lavoro in cui il ricatto e lo sfruttamento sono alti. Però essendo che tutti i sindacati di base hanno indetto lo sciopero generale e quindi garantiscono la copertura sindacale tutti, anche i non iscritti, anche gli iscritti a i sindacati confederali che non lo hanno indetto, potranno scioperare".

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Riconoscendo il fatto che il mondo reale spesso si distacca da quello costituzionale dove lo sciopero è un diritto di tutte e tutti, e che soprattutto per alcune categorie potrebbe essere impossibile partecipare fisicamente allo sciopero, quest'anno a Bologna si è inoltre deciso di sfruttare il microfono aperto per trasmettere in piazza la voce delle lavoratrici che non potranno scioperare, che verranno invitate nei prossimi giorni a inviare dei messaggi vocali o testuali per partecipare ugualmente alla dimensione politica dello sciopero.

ASCOLTA LE PAROLE DI ROBERTA:

Al di là dello sciopero produttivo: lo sciopero riproduttivo e dai generi

Proprio poiché lo sciopero femminista è prima di tutto uno sciopero politico, allo sciopero produttivo si accosteranno anche lo sciopero riproduttivo e quello dai generi. "Quello che lo sciopero globale femminista in tutte le sue articolazioni dice è che le attività che saranno interrotte durante la giornata dello sciopero dell'8 marzo sono tutte le attività lavorative -spiega infatti beatrice Busi di Non Una Di Meno - comprese anche quelle non retribuite. Tutte le attività diciamo del lavoro domestico e del lavoro di cura. Quindi interruzione di queste attività ma anche interruzione della riproduzione della divisione binaria tra i generi, tra uomini e donne ai quali vengono assegnati ruoli sociali differenti e che in questo senso sono anche una delle radici e sono alla base della violenza maschile, proprio questa divisione rigida e binaria tra i generi".

E proprio da questa lettura trasversale e sistematica della violenza maschile e di genere sottolineata da tutte le attiviste di Non Una Di Meno deriva anche la lettura della recente sentenza della Corte d'appello di Bologna che ha dimezzato la pena, da 30 a 16 anni, a Michele Castaldo, l'operaio cesenate che nel 2016 strangolò Olga Matei. "Questo caso è un caso esemplare dal punto di vista di come le varie culture istituzionali concorrano a perpetuare, legittimare, e quindi riprodurre la violenza maschile e di genere. Nel senso che in questo caso è evidente come appunto l'uso della psichiatria nei tribunali, le motivazioni addotte dai giudici, concorrono appunto a costruire la questione della violenza maschile come un fatto emergenziale, come un fatto eccezionale legato a dei raptus, legato alla follia alla gelosia e all'istinto del possesso descritto come una sorta di istinto. Quello che noi invece diciamo da sempre è che la violenza maschile è strutturale e quindi da questo punto di vista è un caso esemplare ma non è un caso eccezionale proprio perché nel 2017 e nel 2018 ci sono stati più di 100 femminicidi in Italia, e nel mondo sono 87mila secondo una ricerca delle NU".

ASCOLTA LE PAROLE DI BEATRICE BUSI:

Scuola DeGenere e pre-concentramento in Piazza Verdi: studenti e insegnanti in piazza

All'interno della giornata dell'8 marzo ci sarà spazio anche per le riflessioni portate avanti in questi mesi dal gruppo scuola di Non Una Di Meno, che il 20 febbraio ha presentato all'interno di un'assemblea pubblica dedicata l'opuscolo Scuola DeGenere. "Si troverà in piazza in uno di quelli che sono gli angoli tematici all'interno del presidio femminista della mattina in Piazza del Nettuno - spiega Noemi Di Iorio, studentessa del gruppo scuola di Non Una Di Meno - dove riporterà proprio la scuola in piazza per riuscire a fare innanzitutto autoinchiesta rispetto a una serie di situazioni che si vivono e poi per cercare di costruire un'alternativa e una resistenza anche a partire da quei luoghi della formazione lì. Infatti il gruppo scuola ha immaginato di costruire questo gazebo, questa finta scuola che si porterà in piazza, per riuscire a catalizzare quelli che sono gli interessi e le sensibilità dei docenti che parteciperanno allo sciopero".

Nel pomeriggio, infine, studentessi e studenti si incontreranno in Piazza verdi nell'ambito del preconcentramento chiamato dalle organizzazioni studentesche per poi confluire all'interno del corteo di Non Una Di Meno.

ASCOLTA LE PAROLE DI NOEMI DI IORIO:

Lo sciopero come pratica femminista: alcune risposte

La decisione del movimento femminista transnazionale di adottare la pratica dello sciopero, seppure in modalità peculiari, è stata oggetto negli anni di diverse critiche e perplessità. Per questa ragione nella puntata di Frequenze Sui Generis del 5 marzo abbiamo deciso di raccogliere alcune di queste perplessità e di riproporle a Paola Rudan di Non Una Di Meno, con cui avevamo già parlato del manifesto Femminismo per il 99%  e di come femminismo e sciopero si modifichino a vicenda.

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