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Living Theatre

Il Caso Esse, dialogando di storia qualcosa ne verrà fuori


di Filippo Piredda
Categorie: Caso Esse
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Se pensiamo al teatro la prima immagine che ci viene in mente è sicuramente il palco con qualcuno che recita e qualcuno che si intrattiene, con critiche riservate a qualche professionista. Ma nessun ruolo e nessun schema è scontato. l'originale esperienza del Living teatrhe ci insegna che l'impegno artistico e civile in senso libertario possono andare a braccetto, segnando la storia delle pratiche politiche e del teatro. Leggi l'articolo scritto dalla redazione del Caso Esse, o ascolta la scheda letta da Elena e Debs, con l'intro di Teresa Malice.

Judith Malina e Julian Beck s'incontrano in una notte magica del ’43. Judith è una diciassettenne newyorchese,Julian è un giovane pittore d'estrazione borghese ,dopo la prima notte passata a zonzo tra le strade di New York, chiacchierando di arte e letteratura i due non si separeranno per i prossimi 42 anni. Nel frattempo avranno dato vita ad una delle esperienze più significative e durature della Storia del teatro contemporaneo, proprio quel Living Theatre che oggi, dal 1947, continua a vivere.

Judith e Julian si dedicano interamente al progetto di costruire un loro libero teatro, al di fuori dei grandi numeri di Broadway. parteciparono a quello straordinario momento di osmosi artistica e culturale che respirò New York a partire dagli anni ’50 e seguirono con estrema coerenza, il loro ideale di teatro e di vita, che si andava delineando nella “bella rivoluzione anarchica non violenta”, facendo teatro anche nelle strade, nelle fabbriche, negli ospedali.

Così, il Living Theatre diventa negli anni 60, in un momento in cui “il personale” era “politico”, una vera e propria comunità estesa ed itinerante. . Chi recitava diventava sempre più autore negli spettacoli dove forte era il contributo della narrazione collettiva. I componenti del Living Theatre vivevano l'esperienza artistica anche come atto politico e militante tant'è che non furono immuni da una dura repressione per atti di disobbedienza civile : infatti i loro spazi teatrali furono puntualmente chiusi dalle autorità (con motivazioni a volte anche fantasiose).

La prima creazione europea è Mysteries and smaller pieces, una svolta epocale nella vicenda del Living Theatre e nella storia del Nuovo Teatro. Judith Malina definisce i Mysteries come “l’inizio del teatro non di finzione”, in cui, azzerato il contenuto narrativo, è possibile un nuovo rapporto tra lo spettatore e l’attore. Nei Mysteries è assente il muro del personaggio. Il teatro si fa direttamente nella performance: si porta in scena tutto, non c’è finzione poiché la realtà stessa è finzione.

Inoltre troviamo il riferimento al “training degli attori”, che altro non è che l’esibizione di una riflessione pre e post performance .Una fisicità forte, corpi nudi in scena, abbracci d’amore universale, corpi sofferenti , il grido (outcry). Chi recita è sempre presente con la sua personalità, le sue idee, spesso con i suoi vestiti quotidiani. Il tutto con l’intento di responsabilizzare chi guarda lo spettacolo.

Ma la sfida di una vita, per il Living Theatre, fu quella di condividere un’esperienza rivoluzionaria che varcasse i limiti del teatro. Nel Maggio parigino del ’68, le manifestazioni, le barricate, l’occupazione del Théâtre de l’Odéon dimostravano che il teatro era finalmente sceso in strada. “The theater is in the street” proclamava Julian Beck al termine del rituale ascensionale collettivo Paradise Now; e in quel momento un corteo di attori misti a spettatori e simpatizzanti sfilavano al di fuori del teatro.

“E lì incontravamo la polizia che ci arrestava. E allora dicevamo al poliziotto: “Questo è l’ atto finale del nostro spettacolo, e tu stai recitando la parte dell’agente che ci arresta!”e il poliziotto arrabbiatissimo: “Questo mai! Non faccio parte del vostro spettacolo!” e noi: “Sì invece, e non puoi fare altrimenti,perché tu sei un attore e io un’attrice e stiamo recitando insieme la vita vera: tu ed io, la vita vera, l’arresto del Living Theatre nel Paradiso ritrovato, lo spettacolo Paradise Now nella vita vera! Che ne dici?”

Dopo il periodo rivoluzionario, il gruppo si scinde in quattro. Il nucleo storico, intenzionato a continuare l’azione politica diretta, parte nel 1970 alla volta del Brasile, dove lavora ad interventi teatrali (di per sé una forma di non violenza) che indagavano le maniere di liberazione da tutte le forme di oppressione possibili.

Il collettivo, che era riuscito ad evitare la censura, venne incarcerato. Il fatto scatenò un’ampia mobilitazione internazionale. Il passaporto americano e il sostegno accordato agli attori del Living avevano permesso la loro scarcerazione e avevano evitato le torture perpetrate ai detenuti rivoluzionari brasiliani. Solo uno degli attori l’unico brasiliano di colore della compagnia, aveva subito la tortura del cosiddetto “trespolo del pappagallo”. Il gruppo di ritorno dal Brasile, riportò in scena questo episodio all'interno del progetto "L’Eredità di Caino", costituito da una serie di spettacoli realizzati con gruppi di studenti, operai o con i bambini delle favelas sulle diverse forme di schiavitù.

Nel decennio successivo Il living theatre influenzerà enormemente la direzione di tanti gruppi teatrali il cosiddetto Terzo Teatro. Azzeramento del contenuto narrativo, teatro totale del corpo del protagonista, sollecitazione a una partecipazione diversa dello spettatore offrendo un gesto puro. È la pratica costante dell’utopia libertaria, che tesse la rivoluzione. The plot is the revolution. La storia non cambia solo nella politica, ma anche nelle espressioni artistiche, e a volte le espressioni artistiche aiutano a cambiare la storia

E con queste riflessione vi salutiamo e vi invitiamo a visitare il nostro sito www.casoesse.org
ehh..alla prossima puntata.


Ascolta: VanLoon - LivingTheatre
Tags: Teatro

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