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Libia, l'Italia finanzia attività illegittime coi soldi della cooperazione

Il ricorso di Asgi contro lo sviamento di risorse italiane verso la guardia costiera libica.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Un'inchiesta della Cnn mostra la vendita di schiavi in città libiche controllate dalle milizie con cui il ministro Minniti ha fatto accordi. L'Europa finge stupore. Intanto l'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione fa ricorso contro il Viminale: i soldi della cooperazione per la manutenzione delle motovedette libiche che fanno il lavoro sporco per l'Italia.

Il tema dell'immigrazione sembra quasi completamente sparito dal dibattito pubblico italiano e il governo ha di che brindare: l'operazione politico-mediatica contro le navi delle ong e gli accordi con le milizie libiche fedeli ad Al Serraj stanno dando i propri frutti. A farne le spese, però, sono le persone in fuga, i cui viaggi sono ancora più pericolosi e la cui incolumità e dignità vengono cancellate dai trattamenti inumani e criminali che avvengono in Libia.

Un'inchiesta della Cnn ha rivelato l'esistenza di "mercati" di esseri umani in diverse città libiche, in particolare a Zuwara e Sabratah, cittadine costiere controllate dalle milizie fedeli ad Al Serraj, con cui il governo italiano, e in particolare il ministro degli Interni Marco Minniti, ha stretto accordi per fermare i flussi migratori.
Non è la prima volta che inchieste e rapporti certificano le violenze subite dai migranti in Libia, sia fuori che dentro i centri di detenzione voluti dall'Europa.

La situazione ha prodotto un duro attacco alla politica europea e soprattutto italiana da parte dell'Onu. L'Alto commissario per i diritti umani, Zeid Raad al-Hussein, ha definito "disumana" la collaborazione tra Unione europea e la Libia per la gestione dei flussi migratori.
"La politica dell'Unione Europea di assistere la guardia costiera libica nell'intercettare e respingere i migranti nel Mediterraneo è disumana - ha affermato l'Alto commissario - La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell'umanità".

Dal canto suo, l'Europa si finge stupita e gioca allo scaricabarile. Una portavoce della Ue ha affermato che anche l'Unione è decisa a "chiudere i campi in Libia" perché "la situazione è inaccettabile" e la Ue "si confronta regolarmente" con le autorità locali perché usino "centri che rispettino gli standard umanitari".
Dichiarazioni simili arrivano dal presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che ha annunciato la visita di una delegazione in Libia, per verificare la situazione. Un annuncio che, viste le implicazioni europee, suona come un messaggio ai libici: ripulite che arriviamo.

Contemporaneamente si scopre qualcosa che molti già immaginavano: l'Italia utilizza impropriamente i soldi destinati alla cooperazione per finanziare la guardia costiera libica nella sua attività di blocco dei flussi migratori.
La certezza arriva dal lavoro dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (Asgi) che, con un accesso agli atti, ha analizzato un decreto ministeriale scoprendo che 2,5 milioni di euro dei 200 destinati al Fondo Africa sono stati sviati dal ministero degli Affari Esteri a quello degli Interni, che ha utilizzato quelle risorse per finanziare la manutenzione di quattro motovedette della guardia costiera libica e altre attività che poco avevano a che vedere con la cooperazione e molto col controllo dei flussi.

"In questo modo - spiega ai nostri microfoni l'avvocata Giulia Crescini di Asgi, che insieme alla collega Cristina Laura Cecchini ha fatto ricorso al Tar - l'Italia finanzia attività che sono illegittime, perché andiamo a rafforzare autorità considerate finanche dall'Onu perpetratrici di crimini contro i migranti e che possono utilizzare le motovedette per attaccare, le navi delle ong che effettuano salvataggi, come è successo a Sea Watch".

L’attività di sostegno alle autorità libiche, osserva Asgi, rende palese la responsabilità del Governo italiano, tanto nelle operazioni di respingimento condotte dal governo libico su delega del governo italiano, quanto nell’aggravamento delle condizioni di vita di migranti e rifugiati in Libia, dove gli stessi sono sottoposti a trattamenti disumani e degradanti, e la cui vita è posta in pericolo, in totale spregio degli articoli 2 e 3 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo.

ASCOLTA L'INTERVISTA A GIULIA CRESCINI:

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