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Libia e razzismo istituzionale, in piazza la rabbia dei migranti

La manifestazione promossa dal Coordinamento Migranti per sabato 2 dicembre.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Studiano all'Università di Bologna, rispettano tutti gli adempimenti, ma i ritardi della Questura bloccano i loro percorsi accademici. Sabato 2 dicembre studenti e lavoratori del Coordinamento Migranti scendono in piazza e protestano anche contro la schiavitù e le torture che subiscono i loro fratelli in Libia. Sul bando di Minniti: "I centri in Libia non possono essere migliorati, sono prigioni".

"L'Italia viola gli articoli 1 e 13 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo che essa stessa ha ratificato". Sono preparati gli studenti del Coordinamento Migranti di Bologna, che scenderanno in piazza Verdi sabato 2 dicembre contro il razzismo istituzionale che subiscono nel nostro Paese e la schiavitù e le torture che sono costretti a subire gli altri migranti bloccati in Libia per effetto degli accordi di Minniti con le milizie locali.
Del resto, frequentano ingegneria, legge e altre facoltà, dove toccano con mano i problemi del razzismo istituzionale che ostacola il loro percorso accademico.

I problemi maggiori dipendono dai ritardi della Questura nella consegna dei permessi di soggiorno. I documenti sono necessari per poter sostenere esami, ma vengono consegnati anche con nove mesi di ritardo, pur avendo una durata annuale.
L'Ateneo ha messo una pezza all'inefficienza della Questura, accettando per sei mesi la ricevuta provvisoria del permesso di soggiorno, ma a volte non basta, perché il documento tarda ancora ad arrivare, impedendo agli studenti stranieri di sostenere esami.

"Eppure il permesso dovrebbe coprire l'intero ciclo di studi, quindi la triennale più i due anni di specialistica - spiega uno degli studenti - ma qui è stato deciso di rinnovarlo anno per anno".
Non va meglio quando gli studenti migranti si rivolgono all'Ufficio Stranieri della Questura: se telefonano nessuno risponde, se vanno di persona viene loro detto di mandare una e-mail, alla quale però nessuno risponde. Tornando di persona con la mail stampata a volte si vengono ascoltati, altre volte vengono presi a male parole dai funzionari.

Questi ed altri problemi di razzismo istituzionale saranno al centro delle rivendicazioni che verranno portate in piazza sabato, insieme al tema ancor più grave della situazione in Libia, aggravata dagli accordi del ministro degli Interni Marco Minniti con i criminali delle milizie per il blocco dei flussi migratori.
Come hanno testimoniato diverse inchieste giornalistiche, tra cui quella della Cnn, in Libia i migranti bloccati vengono rapinati, venduti come schiavi, torturati e incarcerati nei centri di detenzione e le donne stuprate, dopo aver già subito violenza in altre tappe del percorso migratorio. "Questo già basterebbe per avere diritto ad un permesso di soggiorno", osservano gli attivisti del Coordinamento Migranti. Ma le autorità italiane ed europee fanno finta di nulla.

Anche sulle ultime notizie, la task force al centro di un accordo tra Europa e Unione Africana da un lato e il bando del Viminale per migliorare la situazione nei centri libici, gli attivisti del Coordinamento Migranti hanno le idee chiare.
"I dirigenti africani sono servi dei Paesi occidentali - sottolineano - e i centri non possono essere migliorati, perché sono prigioni, è un controsenso. Inoltre non è possibile migliorare la situazione dei migranti in Libia, dal momento che nel Paese non c'è un governo stabile. Le frontiere devono essere aperte e deve essere data la possibilità delle persone di scegliere dove andare".

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