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Let's tackle Apple, sabato l'iniziativa

Sotto accusa il sistema Apple, parte dell'organizzazione dello sfruttamento


di Francesco Ditaranto
Categorie: Lavoro, Movimento
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Nell'ambito della campagna di mobilitazione May of Solidarity, sabato 17 alle 19,30 davanti all'Apple store di via Rizzoli, si terrà un'iniziativa (prevista anche in altre città) per puntare il dito contro la Apple come simbolo dello sfruttamento su scala globale.

Dietro il bianco candido della mela, si nasconde qualcosa che nulla ha a che fare con la purezza evocata dal colore scelto. Questo è quanto sostengono gli attivisti di Connessioni Precarie che sabato prossimo alle 19,30 in via Rizzoli, si presenteranno davanti all'Apple store di Bologna, per mostrare come il mondo perfetto disegnato da Steve Jobs, di perfetto abbia davvero poco. L'iniziativa rientra nel quadro più ampio del May of Solidarity, una campagna di mobilitazione transnazionale coordinata e con un messaggio condiviso: un No netto all'austerity, la precarizzazione lo sfruttamento e il razzismo.

Apple sarà al centro della contestazione non perchè sia l'unica azienda che si rende protagonista dello sfruttamento e della precarizzazione, ma "perchè rappresenta lo sfruttamento su scala globale" spiega Floriano di Connessioni Precarie.

"Lo sfruttamento -continua Floriano- parte dalla produzione in Cina e arriva sino ai lavoratori impiegati in Europa. Il presidente di Foxconn (l'azienda che produce e assembla i componenti per i prodotti Apple) ha dichiarato di considerare i suoi operai come animali. E questo è solo un esempio."

Quei prodotti, diventati, con un abile manovra comunicativa e commerciale, prima un sogno, poi uno stile di vita e, infine, l'unico mezzo per sentirsi parte di un gruppo sociale eletto, di "migliore" avrebbero davvero poco.

"Se Steve Jobs parlava di un sogno, quando questo sogno ha bisogno di una materialità, perchè si tratta di merci materiali, si mostra l'altra faccia della medaglia, parte anch'essa di quel sogno, rappresentata dallo sfruttamento selvaggio." conclude Floriano.

Quello che è certo è che se un sogno si fonda sullo sfruttamento, allora è un incubo.


Ascolta l'intervista a Floriano

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