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Le scuole di italiano con migranti a Bologna


di Mariagrazia Salvador
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Foto: Michele Lapini

A Bologna sono diverse le scuole di italiano con migranti che non sono nè sostenute dall'istituzione nè fanno parte di realtà religiose: un gruppo ibrido che però ha un ruolo fondamentale nella nostra società.

Una delle prime barriere contro cui si scontrano le persone che arrivano in Italia da altri paesi è la lingua. Per inserirsi in un nuovo contesto sociale, professionale e umano capirsi è necessario, ed è necessario fornire questo strumento soprattutto alle persone che provengono da contesti di grande difficoltà.

Una parte dell’insegnamento dell’italiano a migranti è gestita dal Comune, che spesso delega il lavoro a cooperative; un’altra parte consistente è quella delle scuole legate a movimenti religiosi (gesuiti, metodisti etc); c’è poi un altro nucleo ibrido composto da scuole laiche e che dell’insegnamento dell’italiano fanno un progetto politico e sociale: si chiamano Scuole di italiano con Migranti (SIM). Chi insegna qui considera parte fondamentale dell’attività anche un’operazione di scambio, di socializzazione, di confronto e di emancipazione, che dia la possibilità alle persone che partecipano di avere un posto nella società in cui si trovano a vivere. 

Alcune scuole sono parte di progetti di centri sociali, come la Scuola di Xm24  e la Scuola Kalima  del Tpo. Altre sono semplicemente realtà indipendenti sia da istituzione che da religione, come la Scuola Aprimondo  o quella di Universo 

Ulteriore elemento fondamentale che caratterizza questo terzo gruppo è la gratuità, chi insegna l’italiano non è retribuito ma è un volontario, un militante o un tirocinante. 

Vige un’ambiguità diffusa nel rapporto di queste realtà con le istituzioni: le scuole servono, la loro attività risulta cruciale nell’integrazione, nell’aiuto e nel sostegno di cui molti migranti hanno bisogno e fanno da importante filtro nel rapporto col territorio. Sono altrettanto cruciali nel momento in cui creano uno scambio orizzontale di fatto tra chi è docente e chi è alunno, nel mettere in atto concrete pratiche di integrazione e di formazione anche per le persone che si mettono in gioco in prima persona per offrire aiuto in una cosa in cui sono competenti per nascita: la lingua madre. Queste scuole fanno inoltre da ponte nell’orientamento e nella gestione di problematiche legali, burocratiche o di inclusione che riguardano le vite dei migranti.

E diventano anche delle sentinelle per mettere in luce problematiche importanti, come ad esempio quello dei respingimenti scolastici  per cui la scuola di Xm ha creato un osservatorio dedicato. 

Dunque sono utili, il sito del Comune di Bologna le elenca nella sua pagina come servizi alla comunità, ma allo stesso tempo spesso ne osteggia le attività. Un esempio è la storia di XM24, centro sociale che ormai da diversi anni vive sotto la minaccia continua dello sfratto. Altro caso è stato quello della scuola Aprimondo, che ha dovuto lasciare la sua storica sede (il Centro Poggeschi di via Guerrazzi) e con grande difficoltà e dopo diversi mesi ha trovato ospitalità e disponibilità di spazi presso il Centro Amilcar Cabral , in via San Mamolo 24.

Accogliere, includere e insegnare una lingua, in un paese come il nostro che si rivela spesso razzista e ostile, non sono operazioni semplici, ma vengono date per scontate. Le difficoltà sono legate alle diverse culture e ai luoghi di provenienza degli alunni, alle esperienze traumatiche che spesso si portano dietro, ai livelli di alfabetizzazione o di scolarizzazione, al rapporto tra i sessi, alle eterogeneità delle età. Insomma, un tirocinante che dalla sera alla mattina si trova di fronte a una classe di questo tipo non sempre è preparato, e avrebbe bisogno come minimo di un sostegno e di una formazione adeguati. Le scuole, in alcuni casi, si organizzano con gruppi didattici di autoformazione e lavoro di squadra. La didattica deve continuamente riadattarsi alle situazioni, e trova nell’informalità un’ulteriore chiave di crescita: le lezioni di italiano nella maggior parte dei casi non si limitano alla classe, ma prevedono feste, incontri, scambi di ricette, uscite per scoprire luoghi della città.

Ma non in tutte queste è possibile né semplice (i numeri cambiano in maniera considerevole, dove la scuola di Xm può avere all’incirca 50 studenti, altre come Aprimondo e Universo superano le 200 iscrizioni). 

Le scuole dei gesuiti sono state pioniere a Bologna nell’aprire le porte, con il lavoro volontario, della nostra lingua ai migranti. Ma ai giorni nostri non è ammissibile che il ruolo dell’insegnante di italiano con migranti sia relegato nell’immaginario all’ambito del “volontariato religioso”, e dovrebbe essere adeguatamente riconosciuto per il suo valore laico nella nostra società. 

Martedì 20 gennaio abbiamo cercato di sviscerare alcuni di questi temi con Elena e Cedric della Scuola con Migranti di XM, Fabrizio della Scuola Aprimondo e Gustav della Scuola Universo. 

Qui sotto è possibile ascoltare il podcast della puntata

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