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Le reazioni all'incarico

"25 aprile tradito" e "Costituzione violata", i commenti all'incarico di Napolitano a Letta.


di redazione
Categorie: Politica
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L'associazione Libertà e Giustizia parla di "25 aprile tradito". Giorgio Cremaschi definisce Napolitano un re che ha violato il senso della Costituzione. La critica da sinistra al governo delle larghe intese.

Mentre impazza il toto-ministri, l'incarico per la formazione di un governo affidato da Giorgio Napolitano ad Enrico Letta suscita numerose reazioni nel mondo politico e sociale.
A Bologna il segretario del Pd Raffaele Donini, che aveva speso parole forti contro l'inciucio, questa mattina ha rimosso dal suo profilo Facebook il riferimento bersaniano contrario alle "larghe intese". Obbedienza dopo il richiamo all'ordine della direzione nazionale? Difficile saperlo.
A sinistra del Pd, però, le reazioni al governissimo sono piuttosto dure e non sono in ambienti politici.

L'associazione Libertà e Giustizia ha diffuso un comunicato che, già dal titolo, non lascia spazio alle interpretazioni: "25 aprile tradito".
"Difficile festeggiare - osserva la presidente Sandra Bonsanti - oggi che sentiamo, dentro di noi, la consapevolezza di averla tradita quella giornata del nostro riscatto. Comunque andranno a finire le cose, chiunque saranno i ministri di questo governo, rimane il fatto che una parte, quella che credevamo essere anche la nostra o almeno lo era di tanti italiani, oggi è al governo con italiani avvezzi a irridere la Liberazione a sostenere che Mussolini e il fascismo non furono poi così male, a stravolgere la nostra Costituzione inseguendo una Repubblica presidenziale che non è la nostra".
Secondo Libertà e Giustizia, inoltre, inseguiamo una repubblica presidenziale che non è la nostra. Inoltre si è deciso molto in fretta che nessun altri sarebbe stato eletto se non Giorgio Napolitano.

Altrettanto indignato è Giorgio Cremaschi, ex sindacalista Fiom oggi impegnato in un progetto politico per la creazione di un movimento anticapitalista in Italia.
"Che sia Gianni con Berlusconi o Enrico col governissimo, al governo c'è sempre un esponente della famiglia Letta", ironizza Cremaschi, che poi si fa serio e definisce Giorgio Napolitano "non un presidente, ma un re, che decide chi mettere al governo violando il senso della nostra Costituzione".
Secondo Cremaschi, quello che ci attende è un governo in perfetta continuità con l'agenda Monti. L'ex sindacalista bacchetta anche chi, in questi giorni, ha manifestato una critica alla linea del Pd: "Non possono continuare a stare un po' dentro e un po' fuori, quel che occorre ora è ribaltare questo sistema di potere e per farlo occorre uscire in modo chiaro da quelle logiche".

Quanto all'incognita sulla politica economica che adotterà ora il governissimo, Cremaschi è scettico: "Chi fa dichiarazioni appellandosi all'Europa per l'abbandono dell'austerity dice delle cavolate: sono loro, gli esponenti del Parlamento italiano, che hanno votato il fiscal compact, il pareggio di bilancio e l'austerity. Sono loro che hanno firmato quei trattati e, invece di appellarsi all'Europa, dovrebbero cominciare ritirando la propria firma dagli impegni presi".
L'alternativa è un altro anno e mezzo di austerity, così come sancito dal documento economico e finanziario che il governo uscente sta predisponendo.


Ascolta l'intervista a Giorgio Cremaschi

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